Luci e ombre nella Romania del vino

 

Benché le degustazioni seriali a suon di punteggi, stile tombola natalizia, ormai siano lontane dal nostro concetto di vino è sempre un piacere accettare l’invito di Cezar Ioan e Valentin Cefalu, bravi giornalisti rumeni che organizzano a Bucarest un concorso enologico rivolto alla stampa internazionale e focalizzato sullo stato di salute del vino rumeno.

 

La formula del concorso è abbastanza comune ad altre gare europee. Diversi banchi d’assaggio formati da cinque degustatori è un presidente di giuria che cerca di mediare le varie votazioni. È davvero trascinante l’entusiasmo con il quale Cezar e Valentin organizzano le giornate di degustazione.

 

Il loro interesse è rivolto soprattutto al confronto tra la situazione vitivinicola europea e quella rumena. Oltre a ciò gli organizzatori vogliono capire quale sia la nostra percezione della viticoltura del loro paese. Dopo tre anni, stiamo iniziando a farcene un’idea.

 

La Romania ha un potenziale enorme per la viticoltura. Come ogni giorni gli enologi ci ripetevano “siamo alla stessa latitudine di Bordeaux” e la tradizione agricola è molto radicata nella popolazione. Purtroppo la dittatura ha annientato ogni germoglio di terroir, confiscando tutto il vigneto possibile. Con la fine del periodo buio, i vigneti sono stati facili preda di grossi gruppi internazionali che hanno letteralmente “fatto la spesa” nello splendido paese europeo.

 

Così i roboanti modelli agricoli del capitalismo vitivinicolo sono stati importati e con loro tutto il carrozzone della comunicazione. I riferimenti dominanti sono quelli anglosassoni e la maggior parte delle bottiglie riporta il punteggio di Mr Robert Parker. Si tratta di una colonizzazione insomma, simile a quella vissuta da noi circa venti anni fa. Molto interessante vedere in una sorta di specchio del tempo la nostra situazione di un recente passato.

 

Eppure quest’anno qualcosa ci ha suggerito che un piccolo cambiamento è in atto. Valentin e Cesar ci hanno condotto alla scoperta di alcuni piccoli produttori della zona del Dragasani. Estensioni limitate e preferenza per la coltivazione di vitigni autoctoni. Certo, è solo una goccia di personalità in un mare di omologazione, ma l’attenzione di una delle principali riviste nazionali per questo tipo di viticoltura e l’assaggio dei vini prodotti principalmente da feteasca (negra, alba e regala) e cramposie (varietà a bacca bianca) ci fa ben sperare per un futuro meno sicuro ma molto più interessante.