L’orgoglio di essere Malvasia: verticale di Bianca Regina di Lusenti

La Malvasia di Candia aromatica è una delle numerose tipologie di Malvasia coltivate in Italia, che rappresentano una grande e composita famiglia di vitigni, coltivati in quasi tutte le regioni d’Italia e costituenti una popolazione geneticamente molto eterogenea, per la maggior parte a bacca bianca ma anche a bacca rossa, alcuni decisamente aromatici e altri a sapore neutro.

È la più importante varietà a bacca bianca coltivata sui Colli Piacentini, dove purtroppo in passato – ma in maniera sensibile ancora oggi – è stata continuamente svilita con vinificazioni industriali utili per produrre mediocri vini frizzanti, spesso dolci o dolciastri.

Si tratta invece di una grandissima varietà, ideale soprattutto per la produzione di vini dolci da uve appassite: una vocazione che avrebbe potuto innalzare il comprensorio di Piacenza nell’olimpo dei grandi vini passiti del mondo, cosa che invece non si è mai avverata per una volontà collettiva ostile o incredula. Eppure di esempi virtuosi in zona ce ne sono, e da tanto tempo (pensa solo alle magnifiche versioni del Vigna del Volta di La Stoppa, o all’incredibile continuità del Passito di Malvasia di Il Negrese, solo per citare due esempi…).

Qui invece parliamo di una versione piuttosto singolare di Malvasia, ottenuta dalla vendemmia tardiva delle uve di un vecchio vigneto ereditato da Lodovica Lusenti – titolare dell’omonima cantina di Ziano Piacentino – in località Pozzolo Piccolo, ultima propaggine dei Colli Piacentini a un tiro di schioppo (vero) dal confine con l’Oltrepò Pavese.

Su questi terreni argilloso-limosi – che le buone pratiche di campagna adottate da Lodovica e dai suoi collaboratori hanno impedito che si compattassero in maniera eccessiva, tanto che quando li abbiamo calpestati, un paio di settimane fa, risultavano soffici sotto i nostri scarponi – a un’altitudine di circa 250 metri, con esposizione sud-ovest, è stato piantato più di 60 anni fa questo incredibile vigneto. Oggi mostra parecchie fallanze – cosa normale vista l’età – che però sono state colmate negli ultimi anni attraverso l’antica ma validissima tecnica della propaggine, che ha dato ottimi risultati.

Nel 1999 Lusenti decise di “provare” un nuovo vino, lasciando surmaturare sulla pianta le uve di questo vigneto, che sono state poi raccolte tardivamente rispetto al solito, ovvero verso la fine di settembre. Dopo la pigiadiraspatura il mosto venne lasciato a contatto con le bucce per tre o quattro giorni a freddo, quindi travasato in piccole botti di legno per 9 mesi per la giusta maturazione; in seguito imbottigliato e lasciato a maturare in vetro per un anno prima dell’uscita in commercio (etichettata come Colli Piacentini Malvasia Vendemmia Tardiva).

La degustazione di alcune vecchie annate – avvenuta in maniera non ordinata, ma saltando da un millesimo all’altro con continuità, per un tempo abbastanza lungo – ci ha suggerito subito una considerazione generale: la surmaturazione dell’uva genera una base fruttata matura che offre sensazioni di avvertibile dolcezza al palato, anche se gli zuccheri residui sono pressoché inesistenti (a seconda delle annate da 2 a 4 grammi/litro); si tratta della “famosa” dolcezza del frutto, nobile e piacevolissima, che non ha nulla a che vedere con la (a volte) volgare e stancante dolcezza da zuccheri residui.

La seconda considerazione generale è che si tratta di un’etichetta tanto sconosciuta (ai più) quanto ricca di carattere e personalità, incredibilmente buona, che aumenta la sua complessità con l’età e ci permette di “rimettere a posto i conti” con questa varietà così poco considerata.

Il resto ve lo raccontiamo raccogliendo gli appunti di ogni annata.

Bianca Regina 2001

Molto buono, ancora in grande forma, con bella freschezza e fragranza al palato. Il finale alcolico e asciutto non ostacola un ritorno imperioso di frutta matura e soda, impreziosito da sottili note ossidative di miele e di frutta secca.

Bianca Regina 2004

Incredibilmente buono, cattura subito l’olfatto con una speziatura complessa e variegata, elegante e persistente, intrisa di note di menta fondente e di pino mugo nel finale. Bocca di grande ricchezza di frutto, non troppo cremosa come in altre versioni ma ben equilibrata e fresca, di grandissima bevibilità.

Bianca Regina 2006

Grande esplosione di frutta matura (albicocca, pesca gialla) al naso, per un palato ampio e ben articolato, fresco e progressivo. Non così complesso e intrigante come il 2004 ma assai convincente.

Bianca Regina 2009

Sentori aromatici netti della Malvasia assieme a note fruttate intense, di pesca, albicocca, cedro e agrumi canditi: un quadro olfattivo ampio e netto, pulito e affascinante, che cattura. La bocca è compatta e dinamica, di grande energia e tensione gustativa nonostante l’intensa cremosità del frutto.

Bianca Regina 2014

Assaggiamo in anteprima anche questa annata, già in bottiglia ma non ancora in commercio (uscita prevista tra un paio di anni, ma noi spingeremo fortemente perché Lodovica lo faccia prima…): sollecitiamo l’assaggio perché si tratta della prima annata in cui si è lasciato il mosto a macerare con le bucce. Una prima prova con il 30% degli acini interi che sono rimasti a contatto con il liquido in fermentazione per 6 mesi, in una botte di acacia da 15 ettolitri. Il risultato è impressionante e ci convince tantissimo: la Malvasia con la macerazione acquista parecchio in eleganza e profondità olfattiva, con le note aromatiche che diventano finissime e si fondono a meraviglia con il frutto. Quella leggera tannictà che si avverte sul fondo del palato ci piace, e sappiamo comunque che con il tempo in bottiglia si sistemerà, stondandosi per bene. Stupendo il finale di cedro candito con sottile e freschissima nota balsamica e mentolata.

Bianca Regina 2017

Per finire abbiamo voluto assaggiare anche un prelievo di botte del 2017, attualmente ancora in macerazione sulle bucce. Il naso ovviamente è tutto da farsi, anche per una normale e sacrosanta riduzione che in questo momento preserva il vino nella sua crescita. La bocca è buonissima e già ben definita; l’assaggio conforta il giudizio precedente: con la macerazione la Malvasia diventa più elegante, più fine e più complessa.