I lombrichi di Josko e le fragole di Matilde

earthworm-686593_640Josko Gravner, il famoso vignaiolo di Oslavia, racconta spesso la storia del ritorno dei lombrichi nei suoi terreni: lo ha fatto anche recentemente a Marsala (se vuoi saperne di più puoi leggere qui). È senza dubbio una bella storia, che peraltro anche altri vignaioli italiani possono oggi raccontare, perché l’hanno vissuta in questi anni in prima persona.

Invece quella che qui vi voglio raccontare è un’altra storia, anche se in fondo non molto differente da quella dei lombrichi. Me l’ha “ispirata” qualche giorno fa Matilde Poggi, proprietaria dell’azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese, e anche presidente della FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.

lfr06«Mi sono sempre chiesta perché il luogo dove avevamo i vigneti di famiglia – quelli che mio padre mi lasciò agli inizi degli anni Ottanta perché io creassi la mia azienda vitivinicola – venisse chiamato da tutti Le Fraghe, che nel dialetto locale vuol dire “le fragole”; nessuno che mi sapesse dire il perché, l’unica cosa evidente a tutti era che in quel posto di fragole non ce n’era mai stata neanche l’ombra… Sono andata così avanti per anni a capire che relazione ci fosse tra la mia terra e le fragole, senza trovare mai risposta: a un certo punto mi sono messa il cuore in pace e ho mantenuto il nome storico, ignara del perché».

Nel 2009 inizia il percorso di conversione al biologico dell’azienda di Matilde, che pertanto smette di diserbare chimicamente le proprie vigne: «il desiderio di passare all’agricoltura biologica lo covavo da tempo, e in azienda c’erano tutte le condizioni per fare la conversione, solo un punto ostacolava il percorso: il diserbo. Nel senso che non riuscivo a trovare una soluzione all’utilizzo dei prodotti chimici; poi finalmente mi sono fatta convincere ad andare a vedere una macchina che sfalcia l’erba sottofila con dei dischi: l’ho vista in funzione e l’ho immediatamente acquistata, perché lavorava benissimo. E così sono diventata bio…».

UnknownPertanto sono anni che i terreni delle Fraghe non vengono più “violentati” dal diserbo chimico che brucia, lo sappiamo, ogni forma di vita.

«E sai cosa mi è capitato – mi dice Matilde sorridendo – l’anno scorso?: tra i filari sono comparse per la prima volta delle fragoline selvatiche! Piccole piantine di fragole, che in passato venivano sistematicamente falcidiate dal diserbo chimico, e che ora – dopo un po’ di anni di “ritorno alla normalità” biologica – invece spuntano fuori e riescono a fare frutti. Sono doppiamente contenta: ho un terreno vivo, sano, e finalmente, dopo più di trenta anni, ho capito perché la mia azienda si chiama Le Fraghe».

 

Una bella storia, a cui aggiungiamo un nostro finale: BASTA CON IL DISERBO CHIMICO!

Lo diciamo veramente, cari vitivinicoltori italiani: basta con questa pratica!

I modi per riuscire a evitarla sono tanti e tutti accessibili. Sono centinaia le aziende – in tutte le regioni italiane, e pertanto in tutte le situazioni di terreno, pendenza, terrazzamento, clima, pioggia, ecc. – che negli ultimi anni sono passate, o ritornate, a diserbare solo meccanicamente i propri vigneti. Non è difficile, anzi è più facile di quanto si possa pensare. E un buon vignaiolo, se è un vero professionista, non può più avanzare eccezioni personali: se continua ancora a diserbare chimicamente è per pura ignoranza culturale, o per pigrizia mentale.

Basta quindi con il diserbo chimico: fragole, asparagi selvatici, erbe di campo, lombrichi e animaletti vari ringrazierebbero molto sentitamente! E ovviamente anche l’uva, e chi beve il vino.