Lo spumante metodo classico di qualità in Piemonte ha un nome e un cognome: Alta Langa

Il primo spumante metodo classico italiano nacque a Canelli nel 1850, era un moscato e diede vita a una vera e propria epopea dello spumante piemontese, segnando indelebilmente la storia dell’enologia italiana. Fu l’imprenditore Carlo Gancia a dare il via alla stagione delle bollicine che coinvolse la città di Canelli in particolare e tutta l’area limitrofa con il fiorire di parecchie aziende spumantiere (tra le quali menzioniamo: Bosca, Coppo, Contratto, Riccadonna, Fontanafredda, Cocchi). La grande tradizione enologica del metodo classico piemontese ha sempre detto la sua nel panorama internazionale della categoria e da ormai tre decadi il progetto di uno spumante made in Alta Langa si afferma tra i protagonisti delle bollicine di alta qualità, investendo risorse in vigneti e siglando un patto con la terra.

A Grinzane Cavour, nel castello dove Camillo Benso pensava e degustava grandi vini, si è svolta, non a caso, tre settimane fa la “Prima dell’Alta Langa” – tutte le cuvée di tutti i produttori aderenti al Consorzio di Tutela presieduto da Giulio Bava della Cocchi, si sono presentati al pubblico di ristoratori, locali e giornalisti in una collettiva che ha superato ogni previsione di interesse. Che l’Alta Langa sia uno spumante artigianale che sa richiamare l’attenzione dei buongustai con il suo carattere “ruggente” si sapeva, ma ha fatto ancor di più piacere poter incontrare tanti ristoratori tutti insieme, con i produttori di bollicine in prima linea. Dagli storici che diedero inizio al progetto: Enrico Serafino, Fontanafredda, Gancia, Giulio Cocchi e Tosti ai più recenti Avezza, Bera, Berutti, Brandini, Bretta Rossa, Colombo, Cascina Pastori, Roberto Garbarino, Germano Ettore, Giribaldi, Pianbello, Marcalbaerto e Contratto. Oltre seicento partecipanti hanno brindato tra mille “stap” in un’atmosfera quasi di festa, con i dati rasserenanti e rallegranti di una docg prodotta dal patto tra 75 famiglie di viticoltori e 25 cantine, per un totale di un milione e duecentomila bottiglie prodotte in 217 ettari di vigneti situati nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

Padrino dell’iniziativa: Piercarlo Grimaldi magnifico rettore emerito dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo a fare da garante al “patto con la terra” che impegna il Consorzio a custodire il territorio che i nostri antenati ci hanno consegnato con altruistico e generoso amore che deve essere a fondameno di un’ereditato sviluppo antropico educato e civile che nel passato riconosce le ragioni logiche e affettive per progettare il futuro. Bere Alta Langa ci porta immediatamente al piacere provocato dalla visione di un’area che racchiude in sé una storia profonda di genti, vignaioli, cuciniere, pastori. Le bollicine dell’Alta Langa rappresentano il sigillo ad una scuola e vocazione enologica e gastronomica piemontese. Un recente detto piemontese sostiene che “almeno un’ora al giorno bisogna essere felici” ecco… lo sarete ancora di più bevendo un buon bicchiere di bollicine di Alta Langa, importanti e gioviali che hanno la capacità gastronomica di appagarvi e mettervi di buon umore.