Lista dei vini al bicchiere simpatica ed efficace. Dove? Nel nord del Galles …

portoCapito con mio fratello a Llandudno, cittadina sperduta nel nord del Galles posta sull’estuario del fiume Conwy: il Quay Hotel è molto bello, quindi decidiamo di fermarci per la notte. L’idea per la cena è quella di cercare un bel pub e “morirci dentro” sommersi da birre e fish&chips.

Un suo collega ci consiglia invece il ristorante dell’albergo: in effetti è molto carino, con una bella vista sul fiume e sul porticciolo, e anche la cucina – sebbene di impronta “internazionale” classica – si dimostra decisamente buona, con ottime materie prime (agnello e formaggi).

Si berrà comunque birra – penso tra me e me mentre ci porgono la carta di vini – e invece no, perché vengo attratto dalla copertina della lista, dove campeggia una curiosa figura, che sembra una via di mezzo tra una ruota della fortuna e un bersaglio per freccette.

listaAll’interno c’è l’elenco delle proposte, con accanto ad ogni etichetta una piccola descrizione del vino. Oltre agli sparkling e ai vini dolci e fortificati, sono disponibili 24 bianchi e 24 rossi, divisi in sei tipologie complessive: bianchi leggeri e croccanti, bianchi ricchi e complessi, bianchi eleganti e freschi (noi diremmo minerali e acidi), rossi scuri e corposi, rossi fruttati e morbidi, rossi leggeri e setosi. Pochi, come al solito, i vini italiani: l’immancabile Pinot Grigio delle Venezie, un blend veneto Garganega-Pinot Grigio e un blend romagnolo Trebbiano-Chardonnay; l’immancabile Chianti, un Sangiovese del Rubicone e un blend Pinot Nero-Syrah siciliano.

grill 2Ma è lo strano “bersaglio” in copertina che mi cattura, che scopro essere in fondo la carta dei vini offerti al calice. Funziona così: il cerchio è diviso in 8 spicchi, dedicati ognuno a un ingrediente/materia prima di riferimento (crostacei, pesce, agnello, maiale, ecc.). Ogni spicchio, all’anello successivo, contempla due piatti del menu attinenti a quella materia prima, e per ognuno dei due piatti vi è una prima proposta di vino al bicchiere – consigliato in abbinamento – e poi anche, all’anello più esterno, una seconda proposta.

Insomma ti consigliano loro, a seconda dei piatti che hai scelto, quali vini è più conveniente abbinare.

Questo simpatico giochino e la segnalazione che i vini in carta sono selezionati da Bibendum, che è un grosso distributore inglese con cui ebbi a che fare in passato, mi convince fino in fondo, e quindi abbiamo bevuto vino: alcuni bicchieri a testa, diversi tra loro, con in genere buone soddisfazioni. Il “bersaglio” funziona!

Alla fine due chiacchiere con il responsabile del ristorante per capire il perché di una scelta così particolare. «Fin dall’inizio avevamo il desiderio di proporre e vendere molto vino nel nostro ristorante – perché il vino ci piace e ci appassiona, anche se non abbiamo una grande conoscenza – ma non sapevamo come fare, soprattutto non avendo idea di che clientela avremmo avuto. Le opzioni per “insistere” perché la gente scegliesse vino a cena, anziché birra o cocktail, erano due: avere il tempo (cosa quasi impossibile in alcune serate) e la preparazione per dialogare con il cliente cercando di assecondare i suoi gusti e le sue richieste con la nostra offerta, oppure – visto che questa prima ipotesi era bella ma nella realtà molto difficile da realizzare per noi – fare in modo che fosse invogliato lui stesso a decidere il vino facilitandogli però grandemente, e se possibile anche simpaticamente, la scelta. E quindi ecco l’idea del “bersaglio”, che ha funzionato da subito e continua ancora a funzionare alla grande … ».

IMG_3682Ma la gestione di 32 vini al bicchiere non è problematica? Non da origine a problemi di conservazione del vino? «No, non abbiamo mai avuto problemi in questo senso. Abbiamo i tappi da sottovuoto, i Vacu Vin, per chiudere le bottiglie alla sera, ma in genere ogni bottiglia viene finita nell’arco di due giorni, quindi in tempi abbastanza brevi per non perdere o diminuire le sue caratteristiche organolettiche. Se ne rimane ancora un bicchiere al terzo giorno, beh, ce lo beviamo noi … e se poi la cosa si ripete, beh, è il segnale inequivocabile che bisogna sostituire quell’etichetta con un’altra!».

Beh, che dire? Un modo semplice, efficace, simpatico e per certi versi geniale per gestire una carta dei vini: toccava venire fin quassù per vederlo!