L’importanza delle cartine (anche per chi non fuma …)

Qualche giorno fa Fabio Pracchia ha scritto una cosa molto vera e importante , ovvero che “ … geografia, agricoltura e scrittura sono materie la cui padronanza è da affinare alla perfezione e strenuamente se si vuole discutere di vino …” 

 

IMG_0731Bene. Un’occasione speciale per approfondire le nostre conoscenze geografiche, e per potere così discutere con maggiori argomentazioni e conoscenze del particolare mondo del vino romagnolo, si è presentata lunedì mattina quando è stata presentata – all’interno della manifestazione Vino ad Arte 2013 (al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza) – la cartina delle sottozone del Sangiovese di Romagna prodotta per Enogea da Alessandro Masnaghetti e Francesco Falcone, e illustrata da quest’ultimo ai presenti.

 

 

masna 1Abbiamo approfittato di questo appuntamento per chiacchierare con Alessandro Masnaghetti – per la cui ampia biografia rimandiamo ai tanti approfondimenti disponibili su Google, ma che per noi è una delle persone più preparate, intelligenti, sobrie e “di riferimento” nel mondo del vino italiano e francese – della sua produzione di cartine geografiche delle principali zone viticole.

Sul quando e sul perché è nata questa attività rimandiamo al sito di Enogea, la “creatura” divulgativa di Alessandro, dove è possibile trovare la lista, e le informazioni per l’acquisto, delle cartine prodotte in questi anni.

 

A lui invece abbiamo chiesto come nasce e come prende vita una cartina.

«È un lavoro molto lungo. Parto ovviamente da una base cartografica, da una mappa catastale, che uso come fondo per il disegno e comincio a guardare foto aeree, che spesso però non sono aggiornate. Inizio così a tratteggiare i primi disegni dei vigneti al computer, a segnare una prima traccia; il passo successivo è il più impegnativo e dispendioso, ovvero quello di andare a verificare meticolosamente sul campo la reale presenza e morfologia dei vigneti, uno per uno».

 

Quindi li hai visitati tutti i vigneti che hai disegnato nelle tue cartine?

«Si certo. Mi sono subito accorto che senza questa verifica sul campo non ci sarebbe stata precisione e attendibilità. I vigneti cambiano spesso, periodicamente, perché c’è il quotidiano lavoro d’impianto e di espianto, e bisogna verificarlo dal vivo. Devo poi vedere di persona le vigne anche per un altro motivo: sulla carta spesso i disegni sono veritieri, funzionano, ma quando poi ti trovi realmente davanti al vigneto ti rendi conto che la rappresentazione grafica non funziona così bene, che non hai la stessa visione, e quindi devi modificare il disegno. Per me è importante che ci sia questa forte correlazione tra l’impressione che hai guardando un vigneto sulla cartina e dal vivo».

 

imagesInfatti una delle cose che più si apprezza delle cartine di Alessandro – soprattutto quando le si consulta “sul campo” – è che sono veritiere, attendibili; ti danno sulla carta la stessa impressione che ricevi guardando una vigna dal vivo. Sono belle esteticamente e ti danno una sensazione piacevole e appagante quando le consulti.

Ma hai mai trovato grandi differenze tra quanto risultava sulla carta (catasto e foto) e quanto ti sei trovato di fronte nella realtà? «No, grandi differenze non ne ho mai riscontrate, solamente questioni di dettagli. Non ho mai scoperto cose platealmente illegali, anche perché le proprietà che visito sono molto serie, molto trasparenti. E poi non possono barare, non possono “coglionarmi”, perché basta andare in campo e ci accorge subito se c’è qualcosa che non torna … ».

 

 

Da dove è nata questa tua “passione”? «Le cartine geografiche mi sono sempre piaciute, fin da piccolo; venivo continuamente attratto da quelle che mi capitavano per mano, e guardavo i percorsi, i fiumi, le città … mi facevo dei viaggi! Così quando ho cominciato a disegnare le mappe delle vigne l’ho fatto come piaceva a me: le mie non sono cartine fatte da un cartografo ma da un fruitore di mappe, da un fruitore per altri fruitori come me … ».

 

Infatti crediamo che sia questo il motivo per cui piacciono tanto, a noi e a tanti nostri collaboratori. Ma a proposito, si vendono queste cartine?

«Si, si vendono. Devo dire oltre ogni iniziale previsione, anche se con dinamiche strane: ovviamente me le chiedono gli “addetti del settore” e tanti amanti del vino, che le usano per i loro viaggi nei “luoghi sacri” descritti. Ho tantissime richieste da turisti stranieri che decidono di passare alcune giornate in Langa o nel Chianti alla ricerca di aziende e vini. Paradossalmente me le chiedono poco i soggetti che pensavo invece più interessati alla cosa, ovvero enoteche e “luoghi del bere”»; per cui è più facile trovare una mia cartina nelle mani di un americano, a cui l’ho spedita negli Stati Uniti, che nelle enoteche di Alba o di Barolo, di Firenze o di Panzano … ».

 

«Comunque le cartine che ho prodotto esistono solo perché mi fa piacere farle, e perché faccio tutto io, tranne la stampa finale: altrimenti non ci sarebbero! Se si considera il lavoro che c’è dietro e i tempi per la realizzazione – tanto per capirci, la cantina riassuntiva del Barolo è il frutto di quattro anni di lavoro … – sono imprese impossibili, se non per un romantico amante delle vigne e del vino come me».

E per fortuna che persone come “il Masna” esistono, altrimenti il mondo del vino italiano sarebbe di gran lunga più superficiale, noioso e ignorante. Grazie Alessandro.

 

Fabio Giavedoni