Liguria e Valle d’Aosta, mare e monti con tante convergenze! Come sono andate su #SW2019?

LIGURIA

Uno spicchio di luna che si protende sul Mediterraneo, questa è la Liguria. Colline, montagne, rare pianure e lingue di terra che fanno di tutto per non rotolare verso il mare, ingoiate dalle onde. La regione, per conformità orografica, è particolarmente soggetta agli agenti atmosferici, difficile da governare – pensiamo a tutto il cemento che ha aggredito le sue campagne – e ancora di più da coltivare. L’annata 2017 qui è stata davvero dura, proprio per queste unicità che segnano il territorio. La siccità si è fatta sentire più che altrove con una perdita netta di raccolto che spesso ha sfiorato il 50 per cento. Nonostante questo, essendo i liguri tenaci vignaioli abituati alle bizze del tempo, i vini che abbiamo assaggiato sono stati molto interessanti, confermando una crescita di qualità e continuità che si era rilevata già nell’introduzione dello scorso anno. Senza troppe distinzioni tra ponente e levante i vitigni bianchi ben si sono comportati, con alcol e dolcezze presenti ma mai soverchianti, sia per quanto riguarda il vermentino sia il pigato. Salutiamo con interesse la capacità, ormai acquisita, da un robusto manipolo di produttori di maneggiare con perizia anche recipienti differenti rispetto all’acciaio, come cemento, legno e l’ultima arrivata anfora. Non sono rarissimi i bianchi di pregio che affinano per qualche mese in barrique o botti di differente misura e mentre, fino a qualche anno fa, questa operazione lasciava strascichi pesanti nei profumi dei vini, ci piace sottolineare come questa tecnica sia finalmente più matura e ci doni alcune etichette davvero molto convincenti. Per quanto riguarda i rossi la vera star è il Rossese di Dolceacqua, qui si è creato un gruppo di vignaioli che ben interagiscono tra loro e remano tutti in una stessa direzione, buon esempio di questo loro impegno è l’adozione delle “nomeranze”, come hanno battezzato i loro cru. L’annata 2016 ha dato ottimi risultati nel caso di questo rosso, ma non ha deluso neppure la “sahariana” 2017 con due etichette davvero eccezionali. Se proprio dobbiamo essere sinceri non siamo ancora completamente soddisfatti degli altri rossi, troppo spesso vinificati con estrazioni eccessive e affinati in recipienti non adatti, tanto che in questo caso le spezie rilasciate dal passaggio in legno rendono spesso noiosi i vini, stravolgendo il profilo aromatico dei vitigni di partenza. Ecco, questa sarà probabilmente la prossima sfida della regione. E se vogliamo parlare di sfide si deve anche guardare alle Cinque Terre, luogo baciato dalla sorte per la struggente bellezza, ma dove la fragilità del territorio ligure è estremizzato. Qui la perdita di vigneto pare inarrestabile ed è triste costatare come le cittadine siano strabordanti di turisti (troppi, è ora di regolamentare la loro presenza) spesso più interessati a bersi inutili cocktail piuttosto che sorseggiare le magnifiche etichette prodotte qui da vignaioli veramente eroici. Ci vuole più programmazione politica, più tutela e meno miopia anche tra i ristoratori e imprenditori turistici di questo angolo della regione che noi portiamo nel cuore.

 

VINO SLOW

Cinque Terre 2017 – Possa

Riviera Ligure di Ponente Pigato Sogno 2016 – VisAmoris

Rossese di Dolceacqua 2017 – Terre Bianche

Rossese di Dolceacqua Sup. Luvaira 2016 – Maccario Dringenberg

Rossese di Dolceacqua Sup. Luvaira 2016 – Tenuta Anfosso

Solarancio 2016 – La Pietra del Focolare

 

GRANDE VINO

Cinque Terre Sciacchetrà Ris. 2012 – Cantina Cinque Terre

Harmoge 2013 – Walter De Battè

Riviera Ligure di Ponente Pigato l’Ottava Meraviglia 2017 – Terre Rosse

Riviera Ligure di Ponente Pigato U Baccan 2016 – Bruna

Rossese di Dolceacqua Beragna 2017 – Ka Mancinè

 

VINO QUOTIDIANO

Felce Bianco 2017 – La Felce

Ormeasco di Pornassio 2017 – Cascina Nirasca

Riviera Ligure di Ponente Pigato 2017 – Deperi

Riviera Ligure di Ponente Pigato 2017 – Durin

 

 

VALLE D’AOSTA

Annata orribile e che resterà nella memoria di molti il 2017: ad aprile, con le piante che avevano già iniziato il ciclo vitale da alcune settimane e in anticipo sulla media regionale, c’è stata un gelata divisa in tre notti distinte che ha letteralmente bruciato e distrutto moltissime piante e danneggiato pesantemente altre. Il risultato finale è stata una vendemmia che ha fatto registrare una perdita regionale media pari al 50% con alcune punte che hanno sfiorato il 99% in alta Valle, nei comuni di Morgex e di La Salle.  Oltre la gelata l’altra componente che ha inciso pesantemente sulla vendemmia 2017 è stato l’andamento climatico che ha visto temperature estive medie molto alte e pochissimi fenomeni piovosi, rendendo di fatto l’estate siccitosa e solo parzialmente compensata dall’irrigazione di soccorso. Se a tutto ciò si aggiunge che a metà luglio si sono registrate grandinate nella parte destra della Dora, in particolar modo tra i comuni di Aymavilles e Gressan, possiamo davvero dare ragione ai vignaioli quando parlano di quest’ultima annata come qualcosa da dimenticare e superare il più in fretta possibile.

Il 2018 sta facendo registrare un andamento oscillante: dopo un inverno discretamente rigido e ricco di neve anche a quote basse, la vite ha iniziato il proprio ciclo nei tempi consoni e abituali. Purtroppo tra maggio e giugno si sono registrate numerose piogge, atipiche per la regione che è tra le meno piovose d’Italia, per cui sono partiti pesantemente focolai di peronospera che, laddove non trattati adeguatamente, hanno colpito in maniera molto dura. Il dato positivo, però, è che i danni della gelata 2017 paiono essere minori delle previsioni, anche grazie a un accurato lavoro agronomico di tutti i vignaioli.

Dal punto di vista delle aziende rileviamo sempre più la presenza di giovani realtà, due delle quali inserite quest’anno in guida, e un inizio di ricambio generazionale in alcune delle maison storiche, tra cui Les Cretes e Grosjean. Le nuove leve si stanno muovendo con grande consapevolezza sul piano del rispetto ambientale e, mediamente, registriamo una diminuzione dell’uso di prodotti sistemici e aperture al mondo di trattamenti organici se non addirittura l’introduzione di pratiche legate al biologico o biodinamico. Purtroppo il ricambio generazionale non si registra nel mondo delle cooperative, dove l’età media dei soci conferitori si innalza e si assiste a una preoccupante diminuzione delle superfici vitate.

 

VINO SLOW

Valle d’Aosta Chambave Muscat 2017 – La Crotta di Vegneron

Valle d’Aosta Chambave Muscat Flétri 2016 – La Vrille

Valle d’Aosta Pinot Noir 2017 – Les Granges

Valle d’Aosta Torrette Sup. Na! 2016 – Didier Gerbelle

 

GRANDE VINO

Valle d’Aosta Petite Arvine Fleur 2017 – Les Crêtes

 

VINO QUOTIDIANO

Valle d’Aosta Gamay 2017 – Grosjean Vins

Valle d’Aosta Nebbiolo Barmet 2017 – Caves Coopératives de Donnas