Le ragioni del Si. Ecco perché vogliamo il Piemonte Nebbiolo!

SIIeri, con il mio articolo dedicato al possibile inserimento nella Doc Piemonte della sottoindicazione del vitigno Nebbiolo (leggi qui), ho aperto un vaso di Pandora. Su Facebook la mia bacheca è stata invasa da commenti, molti di questi giunti da produttori esclusi dalle menzioni che non prevedono di nominare il nobile vitigno in etichetta. Questi vignaioli hanno espresso il loro disappunto per la chiusura che arrivava dal mio articolo, volto a difendere il nome Nebbiolo da possibili (per me probabili) speculazioni di imbottigliatori e commercianti vari. Visto che Slow Food e Slow Wine si sono sempre battuti per i diritti dei vignaioli abbiamo pensato che fosse giusto ospitare una replica affidata a Michele Antonio Fino professore (e vigneron delle Colline Saluzzesi) all’Università di Scienze Gastronomiche. Michele ha abbozzato (in modo piuttosto buono e condiviso da molti colleghi) una possibile modifica al disciplinare già esistente di Piemonte Doc. Lasciamo ai nostri lettori il giudizio, magari con ipotesi di aggiunte o possibili cambiamenti a quanto scritto da Fino.

Giancarlo Gariglio

 

 

I piccoli vignaioli del Piemonte che – al di fuori delle zone che sono comprese nei territori della DOC Langhe dove è possibile produrre Langhe DOC Nebbiolo e della DOC Nebbiolo d’Alba – coltivano e intendono coltivare il Nebbiolo, sono persuasi che sia un loro diritto menzionare questa varietà, nell’etichettatura dei vini a denominazione di origine che ne derivano.

Essi riconoscono che le DOC Langhe e prima ancora Nebbiolo 
d’Alba hanno negli anni creato la vasta fama e la rispettabilità del nome di questa antica varietà, ma sono altrettanto serenamente convinti che il Nebbiolo, in quanto uva, cioè materiale vivente, non sia appannaggio di un solo territorio, come d’altronde, nel solo Piemonte, testimoniano le tradizionali coltivazioni di tale uva non solo nel sud della regione, ma anche nel nord, con particolare e non esclusivo riferimento a Canavese, Val di Susa, Colline Novaresi. I vignaioli piemontesi tutti riconoscono una non diversa antichità di tradizione e rispettabilità di coltivazione ai grandi vini legati a toponimi in cui il Nebbiolo è stato allevato con risultati eccellenti, dando vita a giustamente celebrate denominazioni: Barolo, Barbaresco, Roero, Bramaterra, Carema, Lessona, Fara, Boca, Ghemme e Gattinara.

Poiché da un lato il diritto internazionale (con l’art. 24 degli accordi TRIPS) esclude che possa essere riservato e protetto come un’indicazione geografica esclusiva di un’area il semplice nome di una cultivar e, dall’altro, le fortune contemporanee del nebbiolo sono dovute ai tanti vignaioli che nelle terre sino ad ora protette con denominazioni biunivocamente legate a quest’uva hanno lavorato con abnegazione e lungimiranza, è necessario un bilanciamento fra diritto astrattamente previsto e tradizione produttiva, onde evitare che l’affermazione del primo si trasformi in un indebito vantaggio competitivo.

Pertanto i vignaioli del Piemonte unitamente alla richiesta di prevedere finalmente la menzione Nebbiolo tra quelle associabili alla Denominazione di Origine Protetta Piemonte, chiedono che tale menzione sia accompagnata da una modifica del disciplinare che dimostri di riconoscere l’unicità di questo vitigno nella sua affermazione storica, ponendo un baluardo contro la produzione di vini indegni di fregiarsi di un nome che in questa regione evoca rispetto, prestigio, qualità.

Per questo, è condicio sine qua non che la menzione Nebbiolo si possa aggiungere alla DOC Piemonte, secondo un rinnovato disciplinare quando:
– il vino derivi da vigneti composti al 100% del vitigno Nebbiolo;
– la giacitura e l’altitudine dei terreni idonei sia predeterminata secondo i moderni criteri di zonazione, verificabili mediante il cruscotto regionale creato dal CSI, procedendo all’individuazione degli areali adatti ed escludendo a priori giaciture pianeggianti dalle mappe dei terreni idonei alla coltivazione;
– l’esposizione media dei terreni impiantati a vigneto destinato a produrre Piemonte DOC Nebbiolo sia compresa fra i 150° e i 210° (individuato il pieno sud nei 180°);
– sia esclusa ogni pratica di forzatura;
– la resa massima in uva sia pari a 9 t/Ha;
– la resa massima in vino sia pari a 63 Hl/Ha;
– il titolo alcolico volumetrico naturale sia pari a minimo 13%;
– il vino possa venire commercializzato non prima del I° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia;
– anche per le bottiglie di Piemonte DOC Nebbiolo sia prescritta la fascetta numerata in maniera progressiva e univoca.

Michele Antonio Fino