Le degustazioni di birre di Ein Prosit 2017

Ein Prosit è una manifestazione giunta ormai alla sua diciannovesima edizione. Ospitato dal piccolo villaggio di Malborghetto – pochi chilometri da Tarvisio e dai confini austriaco e sloveno  – questo evento dura tre giorni e si compone di una mostra mercato dedicata al vino e a qualche prodotto di qualità (quest’anno spiccavano tra gli altri lo speck di D’Osvaldo – produttore di prosciutto crudo di Cormons – e i prodotti ittici di MrFish).

Da qualche anno ho l’onore di essere invitato a parlare di birra. Per questa edizione ho deciso di concentrarmi su Iga, gose e saison e sugli agrumi, un ingrediente che nella scena italiana ha trovato uno spazio unico.

La degustazione dedicata alle Iga è stata organizzata insieme a Jacopo Cossater, bravissimo wine writer di origine veneta da qualche anno trasferitosi in Umbria.

 

Insieme a Jacopo abbiamo assaggiato cinque Italian grape ale (il primo stile italiano riconosciuto a livello internazionale che prevede l’utilizzo di uva o di mosto d’uva tra le componenti della ricetta) e altrettanti vini frizzanti prodotti con lo stesso vitigno usato nella birra. La doppia cinquina era così composta:

Limes 2016, Bruton – Vino Bianco Frizzante “Z” 2014, Quartomoro (vermentino)

Tibir 2016, Montegioco – Vino Bianco Frizzante 2016, Cascina I Carpini (timorasso)

BB7 2016, Barley – Veneto Bianco Frizzante “Primaversa” 2016, Monteversa (moscato)

Caos 2013, Birra del Borgo – Malvasia dell’Emilia “Levante 90” 2016, Podere Cipolla (malvasia)

BeerBera 2016, Loverbeer – Barbera dell’Emilia “Il Mio Barbera” 2014, Camillo Donati (barbera)

Ne è emersa una degustazione divertentissima. Alcune accoppiate hanno funzionato in modo sorprendente, con sensazioni olfattive quasi totalmente sovrapponibili – forse il caso più eclatante è stato quello della BB7 e del Moscato di Monteversa –, mentre altre che invece si differenziavano di più ci hanno permesso di riflettere sulle grandi possibilità  future di questo stile birrario che rappresenta, a mio modo di vedere, al tempo stesso un punto di approdo e di partenza per il movimento italiano.

 

Il pomeriggio del sabato è stato invece dedicato alle gose, stile tedesco originario della cittadina di Goslar caratterizzato da fermentazione lattica e da una speziatura con semi di coriandolo e sale. Se fino a qualche tempo fa le gose erano poco conosciute, se non da una stretta cerchia di appassionati, da qualche anno lo stile ha riacquistato una certa fama. L’obiettivo della degustazione era analizzare le tante interpretazioni date dai birrifici italiani a questo stile. Per coglierne appieno le caratteristiche  e le tante diverse interpretazioni si è partiti dalla gose di riferimento, quella del birrificio di Lipsia Bayerischer Banhof. Poi si sono susseguite:

Salada, Birrificio Lariano

Che Belle Gose, Civale-Croce di Malto-Montegioco

Costa Balenae, Nadir

Margose, Birranova

È stato molto interessante cogliere il diverso modo di interpretare la presenza del sale. Non tutte le quattro birre erano variazioni sullo stile – la birra di Nadir, per esempio, non vuole essere una gose ma piuttosto una birra al sale –, tutte però sono state funzionali alla degustazione, mostrando la notevole capacità dei nostri birrai di utilizzare le spezie per produrre birre profonde ed estremamente eleganti.

 

La domenica ha visto protagonisti gli agrumi in una sequenza che voleva innanzitutto ragionare sulla loro capacità di utilizzo: sono ingredienti splendidi nella loro variabilità aromatica e unici nel caratterizzare la birra, anche dal punto di vista territoriale. Abbiamo assaggiato:

Lemonale, Karma

Ciakulli, Birrificio Lariano

Trupjia, A Magara

Syrentum, Birrificio Sorrento

Birre che ci hanno permesso di giocare con i presenti, lasciando che fossero loro a provare a identificare quale fosse l’agrume presente in ogni birra: scorza di limone, succo di mandarino di Ciaculli, scorza d’arancia dolce, scorza fresca di limone di Sorrento. È stato molto interessante osservare come le quattro birre riuscissero a sottolineare un aspetto diverso del frutto.

 

Infine, la giornata si è conclusa con una rassegna dedicata alle saison. Anche qui si è partiti da un vero e proprio punto di riferimento, in questo caso rappresentato dalla Saison di Dupont, per poi provare diverse interpretazioni nostrane:

Saison, Birrificio dell’Aspide

TAC, Casa di Cura

Green Witch, Foglie d’Erba

Saison de L’ouvrier, Loverbeer

Anche in questo caso, come nelle degustazioni precedenti, è emersa la capacità italiana di ragionare intorno a uno stile, reinterpretandolo e rendendolo elegante. Molti i punti di contatto tra le birre che pure sono così diverse tra loro. A colpire il pubblico la versione di Loverbeer, marcata dalla sottile ma evidente acidità.

 

Una due giorni intensa, che al di là delle singole esperienze ha mostrato un settore in grande forma, con birre di grande identità e di notevole qualità espressiva. Una bellissima incursione birraria, in questa piccola ma straordinaria manifestazione vinicola.