Le colline del Prosecco non entrano nel Patrimonio dell’umanità Unesco

La notizia è quasi fresca di giornata, nel senso che è stata annunciata ieri dai maggiori quotidiani italiani e da radio e televisioni: per due soli voti è stata bocciata la richiesta di iscrivere le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene a Patrimonio mondiale dell’Umanità, la famosa e prestigiosa lista dell’Unesco.

In effetti non si tratta di una bocciatura definitiva, ma si rimanda l’Italia a presentare il prossimo anno all’assemblea dell’Unesco un dossier più articolato, con le correzioni richieste per l’iscrizione.

Un peccato, perché questo prestigioso riconoscimento sarebbe stato un bel modo per affermare un concetto che oggi, anche nel nostro paese, non è ben chiaro ai consumatori di questo vino e alle persone in genere, ovvero che il Prosecco è un vino che, per lunga storia e tradizione, NASCE SOLO SU QUESTE COLLINE, dove da secoli si coltiva la glera in maniera eroica, in particolare nei migliori vigneti delle Rive, quelle ripidissime colline di complessa origine geologica che separano la pianura della Marca trevigiana dalla prima fascia alpina.

Nell’immaginario collettivo il prosecco è diventato, negli ultimi anni, un vino che si produce – per tutti i cittadini del mondo – “near Venezia” e per chi ha maggiore cultura vitivinicola nelle sterminate terre di pianura che vanno da Vicenza a Trieste.

Il “vero” Prosecco invece – che si differenzia da “quell’altro” per il titolo della DOCG – è solamente quello che si produce con uve che vengono da queste meravigliose (anche se veramente difficili da coltivare) colline: è bene che la gente comune lo sappia, con chiarezza; poi continuerà a bere esattamente quello che vuole, anche senza curarsi di questo aspetto, che però non si deve ignorare.

L’iscrizione delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene a Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco sarebbe stata utilissima ed efficace per chiarire al mondo questo concetto: speriamo che tra un anno le cose vadano meglio, e che i due paesi europei che hanno votato contro (Norvegia e Spagna, quest’ultima forse gelosa che il Prosecco abbia soppiantato commercialmente il Cava) si rendano conto dell’imperdonabile leggerezza a cui sono andati incontro.