La Waterloo del Consorzio Oltrepò Pavese: ulteriore scissione e perdita dell’erga omnes

Purtroppo non smettono mai di stupire le cattive notizie che arrivano dal quel meraviglioso comprensorio vitivinicolo – per bellezza del territorio, vocazione dei vigneti, presenza di tanti bravissimi vignaioli – che è l’Oltrepò Pavese.

Nel 2014 registrammo l’uscita dal Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese di ben 35 aziende, in genere vignaioli titolari di cantine di piccole-medie dimensioni, che rappresentano la punta di diamante della produzione di questo territorio. Una scissione mai più sanata che ha dato vita nel tempo a una struttura parallela al Consorzio di tutela chiamata Distretto di Qualità.

Nei giorni scorsi le votazioni per il rinnovo del consiglio direttivo del Consorzio avevano portato all’elezione di soli esponenti del mondo dei grandi imbottigliatori: nessuno spazio per le realtà più piccole e artigianali, che da tempo lavorano bene in questo territorio, e che chiedevano almeno due consiglieri di garanzia.

La conseguenza è stata lo strappo definitivo di 14 aziende – ma qualcuno sostiene che alla fine potrebbero anche essere una ventina – dal Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese: alcune di queste son realtà storiche e importanti del territorio, come ad esempio Monsupello, Torrevilla e Rossetti&Scrivani (la cantina dell’ex presidente del Consorzio stesso, Michele Rossetti). Complessivamente questo drappello di aziende rappresenta circa il 15% della produzione complessiva dell’Oltrepò, con oltre 1.000 ettari vitati.

L’uscita di queste cantine potrebbe far decadere la qualifica “erga omnes” che assegnava al Consorzio il ruolo di controllo e vigilanza delle produzioni nel territorio, anche delle aziende che non erano socie; un aspetto decisivo, che metterebbe in seria discussione l’esistenza stessa del Consorzio.

Insomma una disfatta su tutti i fronti, che scrive un’altra pagina nera nella storia di questo – lo ripetiamo con grande convinzione – meraviglioso comprensorio vitivinicolo italiano.