La vita è troppo corta per bere vini cattivi

Luigi-Veronelli-copertina-copiaRicordare Veronelli fa bene. Per questo anche la tappa numero 23 della presentazione del libro, edito da Giunti Editore e Slow Food editore, sul grande anarchico del gusto scritto da Gian Arturo Rota e Nichi Stefi ha rappresentato un evento denso di significato e di emozione.

 

Siamo stati ad ascoltarli al Relais Santa Croce in Via Ghibellina a Firenze, sopra l’enoteca Pinchiorri e sopra il paradiso della sua cantina. Con gli autori erano presenti proprio Giorgio Pinchiorri e Diana Lenzi, giovane produttrice chiantigiana e rappresentante delle Donne del Vino, Associazione che ha organizzato l’evento.

 

Proprio Diana ha sottolineato come Veronelli, che lei, data la giovane età, non ha mai conosciuto, rappresenti una figura fondamentale del pensiero gastronomico italiano, capace di dettare in forte anticipo sui tempi un’idea di viticoltura così moderna e coerente con la più sincera espressione del territorio.

 

Da questo ragionamento, oltre agli splendidi aneddoti raccontati dai protagonisti  dell’incontro, è partito poi l’affresco del carattere di Veronelli che poggia su due ingredienti fondamentali, costituenti la sua filosofia: la presa di responsabilità e la libertà di pensiero.

 

Nichi Stefi : “Veronelli non era un critico era una persona che aiutava i vignaioli” e ancora “Veronelli era un anarchico poiché  capace di imporsi responsabilità in modo autonomo, per lui il vino o una pietanza rappresentano un individuo unico e diverso. Questa è la sua rivoluzione, tanto in anticipo sui tempi da essere isolata, nei confronti dell’omologazione del gusto.”

 

Gian Arturo Rota “A Veronelli interessava la libertà e nella sua concezione gustativa, l’idea di qualità enologica era connessa alla personalità del vignaiolo che la rende possibile e liquida”

 

Vibranti le parole di Pinchiorri “Senza Veronelli, l’enoteca Pinchiorri non sarebbe esistita… un punto di riferimento non solo per i ristoratori o per i vignaioli ma anche per la carta stampata, un vero maestro di vita”

 

Responsabilità e libertà. Parole che rappresentano le radici solide del pensiero agricolo e critico contemporaneo, in questo caso lati opposti della stessa medaglia. Veronelli, per primo, aveva capito che la gastronomia non può essere scissa dalla sostenibilità, dal gesto agricolo che la crea e da un sapere che ne è alla base; in quegli anni dove a noi ventenni insegnavano a degustare 190 campioni di vino in fila, avvolti da carta stagnola.