La terza via o forse l’unica?

Un interessante dibattito-confronto tra cinque protagonisti del vino italiano sul rapporto tra vino e sostenibilità al centro di un altro Laboratorio del Gusto presso il Salone del Gusto Terra Madre 2012. Il titolo: LA TERZA VIA: VIAGGIO ATTORNO ALLA SOSTENIBILITA’ DEL VINO.

 

Il senso della misura, scelte agronomiche che preservano l’integrità degli ecosistemi e pratiche enologiche che esaltano le specificità territoriali: questa la base di un approccio, o meglio di una molteplicità di approcci, alla sostenibilità del vino, un concetto che va al di là di stili, volumi e tecniche produttive.

 

In questo viaggio siamo stati guidati da cinque aziende tanto diverse tra loro per storia, territorio di appartenenza, modello e volumi produttivi, strategie commerciali, vini prodotti, eccetera, quanto simili per il radicamento culturale e la sensibilità verso un modello vitivinicolo che pone al centro il macro tema della sostenibilità.

Se a tratti l’estrema differenziazione tra queste cinque realtà poteva figurare con un limite e far disperdere il significato della parola “sostenibilità”, dall’altra, attraverso i racconti, i punti di vista e soprattutto la forza del vino, abbiamo colto elementi di continuità, di unione, di coesione a favore di una chiave di lettura comune.

 

Il laboratorio e le testimonianze dei produttori hanno fatto emergere le criticità che ruotano attorno al termine sostenibile, dall’abuso mediatico, alla speculazione lessicale, al rischio di diventare un mero slogan commerciale o una deriva estremista. Da qui, invece, l’importanza di fare chiarezza, pulizia di parole e concetti e di definire delle condizioni, pre-requisiti concreti e tangibili a favore di un’alternativa (una terza via, appunto) ai radicalismi industriali e ecologici, che consideri il vino nella sua complessità di prodotto naturale e culturale.

 

Va veniamo al dunque. Il Laboratorio ha visto protagoniste cinque personaggi, altrettanti vini, esperienze, declinazioni della sostenibilità, non a caso, cinque Chiocciole di Slow Wine.

 

1) POJER & SANDRI: la ricerca
Mario Pojer è testimone di una realtà in vero fermento. Un lavoro di complicità e di dedizione tra lui, il compagno di viaggio XXX Sandri e il territorio della Val di Cembra, in Trentino, sempre alla ricerca, nel vero senso del termine, di prove, sperimentazioni, attività di esaltazione delle sfaccettature culturali, ambientali e storiche del territorio. Il vino assaggiato, il ZERO INFINITO SOLARIS 2011, ne è la prova più coerente. Un’etichetta in anteprima che raccoglie un progetto di recupero di una zona abbandonata a 900 metri di altitudine e soprattutto la scelta di mettere a dimora barbatelle di viti interspecifiche, per incrocio tra Vitis Silvestre e Vitis Vinifera, tecnica che consente il totale, infinito, ricorso a trattamenti di qualsiasi natura. Un vino rivoluzionario, che fa già discutere.

 

2) WALTER DE BATTE: la guida
Un personaggio che tiene alta la bandiera di un territorio fragile, di straordinaria bellezza: le Cinque Terre. Portavoce di generazioni e generazioni di viticoltori, Walter de Batté ha fatto delle sue battaglie politiche e culturali a sostengo della viticoltura locale, una missione che ritroviamo nei suoi vini, intriganti, a volte ricchi di quel carattere oscuro, non immediati, ma che non possono non emozionare. Abbiamo assaggiato l’Harmoge 2008, una commistione di vitigni del Mediterraneo dalle vigne estreme di un vigneto tra Manarola e Riomaggiore, oltrettutto recentemente colpito da un incendio.

 

3) CARUSSIN: l’autenticità
Un approccio biodinamico convinto e pragmatico. Forse un ossimoro? Assolutamente no. Quella di Carussin, azienda contadina dell’Astigiano, è l’esempio dell’innovazione in chiave moderna, del cambiamento generazionale verso pratiche agronomiche che fondono il sapere contadino con la cultura agricola di oggi. Una realtà profondamente familiare in cui artigianalità, tradizione, convivialità, rapporto con i cicli della natura e gli animali, non sono etichette casuali, ma il risultato di un lavoro costante, meticoloso, appassionato di Bruna Ferro, insieme a Luigi, Matteo, Luca . La Barbera d’Asti Asinoi 2011, semplice, beverina, vinificata solo in acciaio. Un vino coerente.

 

4) FONTODI: la rete
Il nome, la fama, i successi internazionali, un territorio – Panzano, nel Chianti Classico ¬- di altissimo prestigio. L’azienda Fondodi è un esempio tangibile di come questi aspetti vincenti possono assumere valore se coniugati con una visione più ampia, in cui il territorio viene percepito come bene comune, di tutti. L’esperienza di Giovanni Manetti, titolare di Fontodi, è quella di un’azienda che parla il linguaggio della sostenibilità, attraverso un costante lavoro di squadra con i colleghi, condivisione di idee, progetti, gestione del suolo e del paesaggio. Un modello di rete che ha portato la realtà di Panzano ad essere un’area vitata quasi interamente a gestione biologica. Il Flaccianello della Pieve 2009 non ha bisogno di presentazioni: tra le più grandi interpretazioni di sangiovese dell’azienda.

 

5) EMIDIO PEPE: la sapienza contadina
In un territorio nella storia dominato dai numeri e da visioni produttivistiche, l’azienda di Emidio Pepe rappresenta un vero e proprio presidio di sapienza contadina. Attraverso la biodinamica, vista e considerata come un contributo alla conoscenza profonda delle proprie vigne, e non come un dogma assoluto, l’azienda realizza vini caratterizzanti che aprono a un linguaggio diverso, personale, alla stregua del mito, come ha dimostrato il Montepulciano d’Abruzzo 2008.