La senatrice convenzionale colpisce ancora

Non era bastato, evidentemente, cercare di fermare dall’alto (?) della sua autorevolezza, con una lettera al rettore del Politecnico di Milano, un convegno, internazionale, sulla biodinamica in agricoltura organizzato dall’associazione per l’agricoltura biodinamica dal titolo “Innovazione e ricerca, alleanza per l’agroecologia” con tanto di patrocinio universitario, sponsor e relatori di cristallina competenza scientifica (qui il mio post della scorsa settimana).

No, alla senatrice scienziata Elena Cattaneo il boccone, biologico credo, non è andato proprio giù. Ed eccola tuonare sempre dall’alto (?) della sua autorevolezza sulle pagine del Messaggero che il biologico fa uso di pesticidi e che il rame, usato come fitofarmaco è peggio del glifosato (tra l’altro un erbicida. Dati? Ricerche? No per carità ci fidiamo di tanta scienza che ricorre alla sola parola come noi poveri cronisti).

“Sti cazzi” che scoperta. Il rame è un metallo pesante? Ma dai che novità, vuoi vedere che il dibattito sulla quantità di rame in agricoltura, ormai in piedi da anni, e sul quale anche la Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti) ha iniziato una discussione con l’UE non teneva conto di questo fatto (qui un articolo a riguardo)? Ma per favore.

L’articolo è apparso il 27 Novembre on line sul Messaggero (qui) e taglia con l’accetta un argomento molto importante e al centro dello sviluppo dell’agricoltura sostenibile a livello globale. Stupisce proprio che una docente universitaria e scienziata possa tacciare semplicemente di un retorico “ritorno al passato” la chiara necessità di accordare alla produzione agricola mondiale una sensibilità ecologica fondamentale per mantenere in vita i suoli di questo pianeta. Invece, l’atteggiamento molto in voga nella comunità scientifica nostrana è quello alla Marchese del Grillo “io so’ io e voi non siete un cazzo”. Accusare, questo l’atteggiamento, di populismo ingenuo e stolto chi sostiene un altro tipo di approccio con la richiesta di un altro tipo di divulgazione e arroccarsi su posizioni di autoritarismo scientifico rifiutando qualsiasi terreno comune di discussione.

Polarizzare tra bene e male pecca della stessa superficialità attribuita a chi si accusa di volere soltanto un ritorno al passato. Nota bene Gabriele Rosso su piattoforte.it “Qui si dicono infatti una serie di mezze verità e di inesattezze che non sono soltanto figlie della necessità di semplificazione: chiedere a uno scienziato di rilievo di affrontare il tema dell’agricoltura biologica in circa 4.000 battute è effettivamente complicato, ma c’è di più. Tra queste righe si legge, come dicevo, una rigidità concettuale che stupisce proprio perché la riflessione scientifica dovrebbe essere flessibile e aperta”.

E con maggiore competenza tecnica in un commento sui social l’agronoma milanese Sara Petrucci “Anch’io sono d’accordo sul fatto che non si debba demonizzare il convenzionale tout court, ho conosciuto molti agricoltori convenzionali che lavorano bene e sono sensibili all’ambiente. Solo che chi conosce che cosa è veramente il biologico sa che non è quello di chi dice o vuol far credere a “zero pesticidi” e ritornare all’arretratezza del passato. Che nel bio si possa usare il rame non è una novità per chi ha un minimo letto la normativa, così come non è una novità che il rame abbia un impatto ambientale, per questo ci sono le limitazioni di 6 kg/ha/anno e per questo la ricerca scientifica va avanti per offrire delle alternative migliori. Poi c’è biologico e biologico, certo, e anche qui la differenza la fanno le persone, come lavorano e quanto sono oneste o meno”.

Gli esponenti politici e scientifici, in questo caso uniti nella stessa persona, non possono permettersi una divulgazione “un tanto al chilo” del loro sapere. Credo sia loro dovere occuparsi di argomenti così importanti nei luoghi deputati. L’ansia di affermazione mediatica, ahimè così importante oggigiorno, li conduce a questi scivoloni che aumentano la diffidenza verso le stesse istituzioni di cui sono rappresentanti nei nostri confronti. E anche se mi priverò in futuro della comicità involontaria della senatrice Cattaneo spero davvero che non ritorni a scrivere cose superficiali e nebbiose in cambio di un like in più.