La revanche della Malvasia: una grande degustazione nei Colli Piacentini

Si è svolta nei giorni scorsi un’ampia e articolata degustazione di vini piacentini a base di malvasia aromatica di Candia, ottimamente organizzata dalla Condotta Slow Food di Piacenza, guidata dal fiduciario Fernando Tribi (che ringraziamo per l’impegno), che ci ha permesso di fare un punto preciso della situazione sui vini fermi prodotti con quest’uva nel territorio vitivinicolo piacentino.

Ma facciamo un passo indietro: già da qualche tempo noi di Slow Wine auspichiamo una concreta opera di valorizzazione dell’uva malvasia aromatica di Candia, che riteniamo essere la più grande risorsa enologica ancora inespressa di questo territorio e l’unica uva in grado di poter dare slancio e notorietà a questa zona dal grande fascino paesaggistico ed enologico.

Ci crediamo talmente che già nell’introduzione regionale di Slow Wine di un paio di edizioni fa scrivevamo che il comprensorio piacentino poteva ambire a diventare la più importante zona vinicola italiana per la produzione di vini dolci, grazie appunto alla grande quantità di ettari vitati a malvasia: ogni anno infatti sono numerose le etichette di questa tipologia a ricevere i nostri consensi e i nostri riconoscimenti.

È vero però che questa grande tradizione per i vini Passiti – che mostra potenzialità ancora maggiori rispetto ai già altissimi risultati raggiunti – si scontra attualmente con alcune evidenti difficoltà commerciali che investono questo genere di vini, che ultimamente si riescono a vendere in numeri limitati e con sempre maggiore fatica: speriamo che l’aria cambi, anche se il “terrorismo” che da anni si registra intorno al consumo del vino colpisce prima di tutti i vini “da fine pasto”, che vengono sacrificati in nome della speranza di stare dentro i limiti imposti dagli etilometri.

Ecco però che le ultime degustazioni condotte per la guida Slow Wine hanno evidenziato, accanto agli ottimi – ma previsti – risultati dei Passiti, una qualità crescente anche in altre tipologie prodotte con la malvasia di Candia aromatica, in particolare nelle versioni frizzanti rifermentate in bottiglia e soprattutto in quelle ferme.

E proprio queste ultime sono state allora le protagoniste della degustazione esclusiva organizzata per noi dalla condotta Slow Food Piacenza: di seguito il resoconto dettagliato delle varie tipologie assaggiate, con la precisazione, per dovere di cronaca, che i vini proposti erano quasi tutti prodotti esclusivamente con uva malvasia aromatica di Candia, tranne pochissimi campioni nei quali la malvasia in uvaggio rappresenta comunque la maggioranza.

 

Malvasia ferma di annata

Presenti in questa tipologia le espressioni del millesimo 2017, un anno purtroppo dall’andamento climatico non troppo felice; ciò nonostante sono parecchie le etichette che ci hanno pienamente convinto e che possiamo ricondurre a due stili interpretativi differenti: la pienezza gustativa “in stile alsaziano” di alcune; l’eleganza di più semplice e immediata bevibilità di altre.

Tra le prime spiccano senza dubbio Boccadirosa di Luretta – dal cui assaggio si deduce una grande mano enologica nel costruire la perfetta armonia di questo vino, grasso e compatto, ottimamente rinfrescato nel sorso da una leggerissima nota petillant – e Sorriso di Cielo di La Tosa, dal naso esemplare, con frutto esotico, pesca matura e nota varietale in netta evidenza, a cui fa seguito un palato di bella freschezza che si chiude elegantemente con sentori floreali e di pompelmo.

Tra le seconde ci hanno colpito Tasto di Seta di Castello di Luzzano– dai sentori varietali contenuti ed eleganti, semplice e incisiva al palato (e per questo crediamo più apprezzata da un pubblico vasto) – Viti d’Oro di La Ferraia, all’opposto pienamente varietale all’olfatto, semplice, efficace e molto centrata al gusto, e infine Caravaggio Bianco di Cantine Romagnoli, che insiste in maniera convincente sulle note dolci di marzapane e agrumi canditi – complice il 20% di uva leggermente passita – ma con passo lineare e continuo.

 

Malvasia ferma altre annate

Venendo agli assaggi di varie Malvasia “con qualche anno sulle spalle” abbiamo riscontrato una sorta di “smarrimento stilistico”: è evidente la pretesa di molti di fare vini più importanti che però si scontra con un non ben definito modello di riferimento al quale ispirarsi. Insomma si naviga un po’ a vista e il risultato è – nei grandi numeri – quello di trovarsi di fronte a vini un po’ inutili e banali da una parte oppure a vini dalla forte personalità ma di grande imprecisione dall’altra.

Alla fine abbiamo apprezzato molto Una 2014 di Torre Fornello, una selezione di uve malvasia provenienti da un appezzamento di meno di un ettaro, coltivato in regime bio con rese bassissime (20 q.li/h); le uve vengono attaccate dalla botrytis e il vino affina 13 mesi in barriques: dorato intenso alla vista, si apre con note intense di pesca matura e fiori di campo, con un bel tocco balsamico finale; la bocca è solida e dinamica, di pesca dolce, con chiusura asciutta e leggermente amarognola. Ha ben impressionato anche la Malvasia 2001 di Gaetano Solenghi: un’etichetta che purtroppo non è più in produzione (ma che il figlio Nicola vuole ricominciare a produrre) che ci ha colpito per la luminosità del bicchiere (ancora molto chiaro e delicato), le evidenti note terpeniche e terziarie, quasi da sauvignon, e il finale lineare e persistente.

 

 

Malvasia ferma da uve macerate con le bucce

Decisamente più interessante questa strada, in cui l’aromaticità del vitigno è un ottimo tratto positivo per uscire dai soliti monotoni aspetti olfattivi che parecchi vini macerati (non fatti bene, evidentemente) talvolta presentano. Curiosamente le versioni che ci sono sembrate più centrate sono tutte interpretazioni dell’uva malvasia in uvaggio.

Chi sta provando strade di macerazione contenuta ed “elegante” – come Cascinotta di Rizzolo, con il Cascinotta 2016 (55% malvasia, 45% ortrugo; 5 giorni di macerazione poi acciaio) – trova risultanti assai soddisfacenti, da seguire con grande attenzione: è un vino ben pensato e ben impostato, con frutto intenso al servizio della beva, forse con un tannino un po’ troppo asciugante nel finale di bocca. Ageno 2013 di La Stoppa (90% malvasia, 10% ortrugo e trebbiano; 4 mesi di macerazione poi botte grande e bottiglia) rimane un punto di riferimento sicuro nel territorio, soprattutto con questa annata che è scevra da alcune imperfezioni riscontrate in alcuni millesimi precedenti: ha un bel naso complesso, molto balsamico, con eucalipto e macchia mediterranea in evidenza; il palato è succoso e ricco, leggermente asciugante per eccesso tannico nel finale.

Buona, ma leggermente sotto tono e un po’ appesantita, la prova di Bianca Regina 2012 di Lusenti (100% malvasia; 10 giorni di macerazione poi botte grande e bottiglia), che in una recente degustazione verticale ci aveva deliziato in maniera impressionante (leggi qui il resoconto). Infine, non presente in degustazione, ma ripescata attraverso ricordi di assaggi recenti, L’Alba e La Pietra 2012 de Il Poggiarello (60% malvasia, 30% ortrugo e 10% marsanne; 10 giorni di macerazione poi barrique e acciaio), un vino che ci aveva colpito già un paio di anni fa tanto da meritarsi il premio di Grande Vino in Slow Wine: è un perfetto equilibrio tra le note tanniche e minerali della macerazione e le nuances fruttate ed esotiche dell’uva.

 

Malvasia Passita

Non c’è molto da aggiungere riguardo a quanto scritto sopra sulle versioni di Malvasia Passita, se non annotare un bel numero di campioni – casomai da suddividere in due categorie, quelli che puntano decisi all’appassimento e quelli che privilegiano la botrytis e uno stile più “francese” – veramente molto buoni. A cominciare dalla Malvasia Passita 2016 de Il Negrese, vero campione di continuità ad altissimi livelli, con questa sua ultima “creatura” dall’inconfondibile naso di albicocca disidratata e fichi caramellati, per una bocca sicuramente dolce ma perfettamente armonizzata da tannino e acidità. Perfetta la Ciel d’Oro 2015 di Castello di Luzzano, che si propone al palato perfettamente morbida ed equilibrata, con grande vena acido-sapida a sostegno. Dolcezza ben bilanciata, per un sorso succoso e agile, rinfrescato da una giusta dose di volatile, nel Luna di Candia 2016 di Cantina Valtidone, mentre Il Piriolo 2012 di Lusentici è parso elegante e ben rifinito, con buona polpa di albicocca, canditi ed erbe aromatiche, di contenuta dolcezza: un vino molto natalizio ha sussurrato qualcuno!

Lo “stile francese” è evidente nel Le Rane 2012 di Luretta, intenso nelle note eleganti della botrytis e di marzapane: la bocca è solida, relativamente dolce, asciutta nel finale. Si avvicina per stile e impronta il Ronco della Santa 2012 di Montesissa, ricco di sentori di albicocca matura, con bocca liftata, dolcezza contenuta e grande beva. Marmellata di fichi in evidenza nel Sulì 2015 di Cordani, dolce e armonico al palato, dal carattere non troppo marcato ma convincente; molta albicocca matura invece nel bicchiere del Vigna del Volta di La Stoppa, teso ed energico al palato anche grazie ad un filo di volatile di troppo, che comunque rinfresca e allunga il sorso.

Avremmo potuto finire qui, in grande bellezza, e invece ci aspettavano ancora due immensi Vin Santo, veri paladini della tradizione piacentina: sontuoso, grassissimo e denso il più conosciuto e blasonato Vin Santo Albarola 2007 di Barattieri, ben rinfrescato al palato ma con meno verve e più dolcezza zuccherosa del solito; ottima conferma invece per il Vin Santo 2007 di Zerioli, che ha un naso etereo-dolce da brandy spagnolo e una bocca da zabaione “fatto come una volta”, densa e ben rinfrescata da un vivace tono balsamico.

In chiusura di degustazione il pensiero condiviso di tutti i partecipanti, che auspicano il concretizzarsi di questo progetto comune di valorizzazione della Malvasia da parte dei principali produttori della zona, che possa così fare da traino ad una maggiore produzione (sia in termini di soggetti coinvolti che di numero di bottiglia realizzate) per poter così proporre questa tipologia di vino nel mercato nazionale e in quelli internazionali.