La nota del Presidente di Slow Food Italia rispetto alla lettera pubblicata ieri dei 200 vignaioli

Condividiamo le ragioni che hanno ispirato la lettera pubblicata su questo sito e indirizzata al Ministro Martina. La richiesta di alleggerire il carico di adempimenti burocratici, in particolare per le piccole aziende agricole, è sacrosanta. Per questo motivo abbiamo dedicato, negli ultimi tempi, molto spazio a questo tema (leggete qui).

Detto ciò, ci sono alcuni elementi della richiesta che non ci sentiamo di condividere in toto. Intanto va detto che le leggi, a nostro avviso, vanno rispettate sempre. Anche quando sono (o possono sembraci) ingiuste.

In questi casi si usano tutti gli strumenti leciti per indurre il legislatore a cambiarle. Altrimenti il rischio è quello di trovarci di fronte a una sorta di far west dove ciascuno si fa le regole per conto proprio e non crediamo sia una buona soluzione.

Anche nel merito ci pare che alcune richieste potrebbero indurre a un eccesso di “deregulation” non proprio salutare per il comparto. A partire dalla richiesta di esonerare le aziende che ricorrono solo all’uso di zolfo e rame per la difesa fitosanitaria. Si tratta di prodotti le cui modalità di uso richiedono un livello di competenze non affatto inferiore a quello necessario per gli altri prodotti fitosanitari.

Mentre merita approfondimento in altra sede la richiesta di esonerare le aziende sotto il 3500 kg di olio dalla compilazione dei registri, il rischio è di passare da un eccesso (quello attuale, che impone l’aggiornamento settimanale) all’altro, dove si perde di riferimento ogni dato produttivo.

Sarebbe necessario, anche, un confronto più approfondito sulla telematizzazione, perché non crediamo che la soluzione possa stare nella conservazione del sistema cartaceo in luogo del passaggio alla telematizzazione. Abbiamo già sostenuto criticamente che questa telematizzazione non aiuta i piccoli produttori, ma una telematizzazione “differenziata” potrebbe rispondere meglio alle esigenze di tutti, rendendo più veloci e agevoli i controlli. Nell’interesse di tutti.

  • Angelo.me

    Io vedo che in ogni ambito il peso della burocrazia è diventato spesso l’elemento decisivo per decidere “cosa fare da grandi”, cioè se mollare tutto o resistere e magari puntando in alto con grossi investimenti.
    Però bisognerebbe capire che se chi produce (tutti, in ogni ambito, anche quello dei servizi ad esempio) comincia ad averne le scatole piene…. eh, vorrà dire che qualche problema deve pur esserci. Stiamo andando in una direzione sbagliata, ma per quale ragione, a quale scopo? Tutta questa burocratizzazione aiuterà i vignaioli a produrre meglio e di più?
    Favorisce il ricambio generazionale e incoraggia i giovani a fare questo mestiere?
    L’alternativa si chiama abbandono delle terre e fuga di cervelli.
    Bisogna attirare giovani e agevolare l’attività lavorativa REALE, specie quella in ambito agroalimentare, una delle poche ancore di salvezza di questo Paese allo sbando.

  • Fabio Pracchia

    In generale è un intervento misurato. Però ritengo che disobbedire civilmente, in forma pacifica, sia un tipo di protesta altrettanto condivisibile di fronte alla stratificazione delle vessazioni subite dagli agricoltori; sottoposti a un inutile accumulo di adempimenti. Azioni statali che non tutelano un patrimonio di lavoro e cultura così importante per il nostro paese.

  • Paolo Cianferoni

    beh, sicuramente richiedere di più per ottenere qualcosa è sacrosanto. Che ci siano cose da mediare nella richiesta della lettera è sacrosanto. Che ci sia la protesta è altrettanto sacrosanto. Tocca alla politica mediare, trovare soluzioni equilibrate, altrimenti che ci stanno a fare, i politici? Una volta tanto che una sana mobilitazione spontanea entra in una discussione in cui magari solo i produttori di software o altre lobby si sono fatte finora sentire, perché ingessare questo movimento di agricoltori? E che siamo noi? Tante categorie fanno sciopero, domani ce n’è uno importante per far accogliere istanze, perché la voce o meglio l’urlo degli agricoltori deve essere sommesso?

  • Giovanni Gianni Borella

    Povera chiocciolina, come sei caduta in basso !
    Povero Carlin Tradito da un cretino che ti è succeduto alla presidenza, quanto siamo distanti
    dagli eroici albori di Slow Food.
    L’agricoltura di oggi, secondo certi, deve essere globalizzata e telematizzata. Il buono e pulito devono
    passare dal computer. Non è mica più la Terra che produce qualità, ma le foto patinate alla Farinetti.
    Per incominciare, cara chiocciolina, ti restituisco la mia tessera (la mia chiocciolina di argento, no ! – la fonderò), poi scenderò sul sentiero di guerra. Amen !

    • monica raspi

      Non sono d’accordo con questo tono, e nemmeno nel merito, scusa Gianni, ma se la tendenza dei contadini critici deve essere questa, io non mi ci riconosco. Condivido la lettera a grandi linee e che ho firmato, come espressione di malcontento che il Ministro non può e non deve ignorare. Ma se i contadini sono critici, devono essere aperti alle critiche, che sono sempre costruttive. Colgo l’occasione per esortare tutti i firmatari, a riflettere se non sia il caso, oltre che esprimere le proprie frustrazioni, ad iscriversi alla FiVi che a lungo ha battagliato con le istituzioni, anche in questa sede i numeri contano, e alla FiVi siamo già sulla strada dei 1000, non trovate che questo numero abbia un bel suono?

      • Giovanni Gianni Borella

        Cara Monica, permettimi di non essere d’accordo con te.
        Oggi, siamo 100, domani, forse 1100, fossimo, anche 101 mila, saremmo, sempre,
        contadini, chini sulla Terra che con pervicacia e sudore, speranzosi in un raccolto buono, pulito (perché, cosi, vogliamo rispettare la nostra Madre nutrice), ma, certamente non giusto, vorrebbero
        vivere la loro vita. Questo non si può !
        Perché ? Semplicemente perché scribacchini, che un cesto di insalata o una zappa mai hanno
        visto, ma a disquisire di Agricoltura e sparare cretinate sugli Agricoltori, questo si, sono bravissimi.
        Come sono bravi quei annoiati funzionari di ministeri ed amministrazioni varie che, senza avere
        mai messo un piede nelle nostre fangose contrade, vorrebbero indicarci (anzi, imporre) come
        muovere i nostri passi agricoli.
        No, cara Monica, oggi non mi va di moderare il tono. Anzi, non mi va di levarmi il cappello ed
        inchinarmi davanti a nessuno.
        La critica, come tu dici, arricchisce, ma dove non vi è conoscenza ne confronto con la materia
        trattata, e, solo, vacuo blaterare, qui, allora, vi è solo miserevole squallore.
        Cordialmente, comunque, Giovanni.

    • stefano fogacci

      Salve Giovanni, non ci conosciamo, ho semplicemente letto questo tuo intervento, lo trovo interessante e ti ho anche chiesto l’amicizia su facebook.
      Ti invito solamente a rimandare i tuoi propositi di abbandono da Slow Food, capisco perfettamente le tue perplessità al riguardo, ma ti invito a scendere sul sentiero di guerra rimanendo all’interno dell’associazione Slow Food.
      Rimango convinto che In Slow Food ci sia una buona base su cui lavorare, ma dipende anche da noi trovarci e provare a lavorare assieme, poi se non ci saranno possibilità vedremo.
      Io ci ho provato, ma le mie forze da sole non bastano neanche a far sopravvivere la mia azienda agricola, abbiamo bisogno di fare un gruppo dentro a Slow Food, poi vediamo cosa riusciamo a tirarci fuori.
      Se un giorno riesco a passare dalla Toscana mi piacerebbe incontrarti, se sei disponibile fammi sapere.
      Saluti, Stefano.

      • Giovanni Gianni Borella

        Caro Stefano.
        A te subito rispondo, uscendo di cantina, e ti leggo, mentre stavo rispondendo a Monica. Certo, il tuo tono assomiglia molto a quello che in Slow Food amavo.
        La mia tessera è piuttosto antica, anche se ho avuto da ridire sulla gestione nel mio
        territorio, gli obiettivi, la vita stessa di Slow mi stavano a cuore, Ma è difficile venire
        pugnalato alle spalle dal porta parola della nostra associazione. Dovrebbe pesare un
        attimo di più le parole e, soprattutto, parlare in conoscenza di causa.
        Andrò su FB per accettare la tua amicizia e , calorosamente, ti invito a venirmi a trovare in collina. Ci sarà sempre un calice da condividere. Cordialissimo. Giovanni

    • Leggo ora, con colpevole ritardo questo commento inappropriato e davvero ingiusto. Se non fossimo superiori a toni di questo tipo lo avremmo censurato (come d’altra parte avviene su tutti i siti soprattutto quando i toni scadono nell’insulto personale). Invece, lo teniamo qui anche per testimoniare come alcune volte battaglie giuste si trasformino in crociare e guerre vere e proprie, dimenticando per strada talvolta il cervello. Se non ci fosse stato Slow Food non ci sarebbe la FIVI, tanto per fare un esempio e per dare a Cesare quello che è di Cesare. Abbiamo fatto tantissimo per i vignaioli italiani e tantissimo continueremo a fare, anche se per strada incontreremo gente come Giovanni che ci insulta in questo modo indegno.

      • Giovanni Gianni Borella

        Caro te.
        Chi ha scritto è un vignaiolo eretico di settant’anni – certamente incazzato – in nome
        proprio – e non sotto l’ombrello di FIVI ne ViTe ne di CIA (anche se militante da 40
        anni) – la mia tessera Slow ne ha poco meno –
        No, caro Giancarlo, sono incazzato per le baggianate che uno (non credo inconsapevolmente, ma senz’altro, intriso di tanta ignoranza) possa scrivere.
        Se poi, come si usa nelle governance totalitarie, si pratica anche la censura, in Slow,
        andiamo Bene!
        Era il caso di riflettere, prima di sparare a zero sulle nostre richieste, Almeno, chiedere,
        prima, se il disagio, il malessere, le incongruità, siano tali da motivare la mobilitazione.
        Dunque, caro Cesare, se non vuoi aspettarti alle le idi di marzo, rifletti, prima di dare
        fiato alle trombe.
        Giovanni

        • Si commenta da solo. Età e arrabbiature varie non sono alibi. E qui, se il tono rimane tale, smetto di commentare.

          • Giovanni Gianni Borella

            La fuga si addice al coniglio. La chiocciola, invece, imperterrita, procede sulla sua lenta strada (senza abbassare le corna) – le orecchie
            abbassate, al contrario, sono segno che, forse, la fretta primaticcia, ha ingannato lo scrittore, per cui, lo sproloquio, forse, era sproporzionato e sarebbe
            il caso di riprenderlo in esame. Caro Giancarlo, slow, dovrebbe essere anche il
            pensiero – lo dice Con Fu Tze.

    • Gaetano Pascale

      Non è mia abitudine replicare ai commenti, positivi o negativi che siano, su ciò che scrivo. In questo caso ritengo necessaria un’eccezione, perché un commento così educato, garbato e misurato, nei toni e nelle parole, merita una sommessa replica. La mia esperienza lavorativa che mi porta a occuparmi, ormai da molti lustri, degli adempimenti burocratici delle aziende vitivinicole, mi porta a dire che l’esasperazione dei vignaioli è assolutamente comprensibile. Le assurdità legate ai registri (e non solo) creano problemi assolutamente inutili ai fini della realizzazione di una filiera trasparente e facilmente controllabile (che dovrebbe essere l’interesse di tutti). Assurdità che esistono ben prima della telematizzazione dei registri. Quindi, per spiegare meglio il concetto, io do un giudizio negativo di questa telematizzazione, principalmente perché è una grande occasione sprecata. Perciò, a mio parare, se si vuol davvero migliorare lo stato delle cose nei confronti del legislatore, non bisogna sbagliare il bersaglio. E il bersaglio non può essere che si è passati dal cartaceo al telematico, bensì è come questo passaggio è avvenuto, su questo ritengo bisogna battere il tasto.
      Mi rendo conto che la mia esperienza (tralasciando anche il fatto di essere cresciuto e pasciuto nella terra, tra le vigne e gli oliveti), non mi da la patente, ai suoi occhi, per poter esprimere un’opinione rispettabile ancorché diversa dalla sua, però mi piacerebbe capire da lei che invece la competenza ce l’ha, dove sta il problema nel desiderare una telematizzazione che tenga conto delle peculiarità di un piccolo produttore di vino, semplificando realmente tutto quello che si dovrebbe semplificare ed eliminando in un sol colpo montagne di faldoni di carte a cui bisogna dedicare un ufficio apposito. Il problema è che c’è bisogno di un computer e di una connessione che sono poi gli stessi strumenti che ha utilizzato lei per illustrare, potenzialmente a tutto il mondo, il suo civile e dotto pensiero?

      • Giovanni Gianni Borella

        Grazie per la garbata risposta e tenterò di proseguire con fare civile.
        Comunque prima di pubblicare un parere sulla nostra attuale azione, sarebbe stato, forse utile analizzarne i vari aspetti, A partire dagli otto punti evidenziati nella nostra lettera al ministro Martina, sarebbe, anche motto proficuo leggere le reazioni e notifiche che provengono dalla profonda Italia rurale. Forse, in primis, la carenza od
        inadeguatezza della copertura di rete, lamentata da tutta Italia, avrebbe dovuto
        essere stata presa in considerazione dal legislatore o funzionario incauto, prima di
        varare un riforma a tappeto, che impone l’uso e possesso di un computer, meglio ancora, se connesso ad una rete qualsiasi.
        Io, da anziano zappaterra, ho affiancato al vetusto, se pure sempre utile strumento, anche la trappola telematica che mi ha permesso di rispondere, immediatamente, alla
        vostra incauta pubblicazione.
        Sono forse fumino ? sono senz’altro di molto “incazzato”. Se io ho i mezzi: attrezzatura telematica, molti anni di studio e una lunga esperienza a tu per tu con la Terra, ciò mi permette di indignarmi per la spregiudicatezza con cui viene vilipeso, bistrattato e sfruttato il contadino italiano. Non tutti, anzi la maggioranza, hanno avuto
        la mia fortuna. Per cui la mia legittima crociata può, a volte, non usare le parole garbate che vorreste vi fossero rivolte, Ma guai a solleticare drago che dorme !
        Con ciò, per ora mi fermo, aggiungendo un cordiale saluto (oggi splende un sole
        magnifico e torno ai miei olivi).

  • Paolo Cianferoni

    Penso che Slow Food abbia fatto bene a non censurare Giovanni, perché dimostra coraggiosamente la buona fede. Ritengo l’intervento di Giovanni espressione di un malumore che arriva all’esasperazione e il primo capro espiatorio con insulti che capita, in questo caso SF, ne fa le spese. Il dibattito quindi deve essere riportato sul merito di quella lettera, con la consapevolezza dei sentimenti, a volte estremi, che il nostro mondo sta provando in questo periodo.