La moda del momento? Far passare per artigianali delle birre industriali …

L’attacco dell’industria birraria alle produzioni artigianali sembra non arrestarsi.

A livello internazionale, tanto per fare un esempio, è di pochi giorni fa la notizia che la Guinness sta per uscire sul mercato americano con una Ipa (leggi qui). In Italia, come ben sappiamo, non siamo messi tanto meglio, la pubblicità delle Regionali imperversa su radio e televisione a ogni momento della giornata e altri si rifanno il trucco dandosi un’etichetta un po’ più crafty.

Le conseguenze di tutto ciò per il mondo della birra artigianale sono al momento difficili da misurare. C’è chi sostiene che tutto questo parlare di birra alla fine faccia comunque bene al sistema, anche a quello dei piccoli produttori. Io non sono di questo parere. Come ho già avuto modo di dire su questo sito, credo che tutto questo promuovere invece che informare porti soltanto grande confusione.

Le prime conseguenze di questa situazione si iniziano, infatti, già a vedere nelle feste di paese più o meno grandi, dove a fianco dei sempre più numerosi food truck (altra grande moda del momento) si trovano banchetti che vendono selezioni di birra dove sotto il cartello artigianale si radunano prodotti dell’industria, del piccolo artigiano locale e del grande gruppo straniero.

photoMa il problema sta arrivando anche in locali che normalmente propongono qualità. Pochi giorni fa, infatti, un amico birraio mi ha mostrato la foto che trovate qui di fianco e le mie perplessità sul fatto che tutta questa situazione al movimento della birra faccia bene hanno trovato conferma. Sulla qualità delle birre proposte in carta non voglio, per adesso, entrare nel merito. Ma ciò che si vede in quella foto mi preoccupa per almeno due aspetti:

  1. si confondono birre artigianali e industriali in maniera disarmante. Le tre Poretti (7 luppoli, pale ale e brown ale) sono indicate come artigianali senza alcuna spiegazione immaginabile;
  2. i prezzi sono ben più alti di quelli che normalmente si possono trovare in un ristorante per una birra realmente artigianale. E tra l’altro i costi lievitano solo nel momento in cui compare la parola artigianale (oltre che il formato).

Al di là di qualsiasi altra riflessione che si potrebbe fare, è una quella che sento come più urgente: quale è il messaggio che arriva al consumatore? Eccolo: la birra artigianale è più buona e quindi costa di più, anche quando non lo è.

Se tutto ciò al mondo della birra faccia bene o no valutatelo voi. Ma se trovate storture di questo tipo per favore segnalatecele, postatele sulla pagina Facebook di Slow Wine. Grazie.