La Guida degli amici, il concetto di mollezza nel vino e per favore un po’ di educazione

Sono stato alla presentazione toscana di Vinibuoni d’Italia 2019, pubblicata dal Touring Club, presso il delizioso Teatro degli Astrusi a Montalcino. Non è molto comune andare alle presentazione delle “Guide degli altri” ed è un peccato perché le scelte critiche dei colleghi rappresentano sempre una preziosa occasione di confronto e in alcuni casi di crescita professionale. In più i coordinatori regionali, Daniele Bartolozzi, Riccardo Margheri e Riccardo Gabriele, sono ottimi amici: un motivo in più per essere presente a Montalcino.

Dopo il momento inaugurale sul palco, con gli interventi di alcuni dei vignaioli messi in evidenza dalla Guida, nel ridotto del teatro si è svolta la degustazione dei vini toscani premiati. Il concetto fondante questo volume è il carattere autoctono della viticoltura e dei vini passati in rassegna dagli assaggiatori. Per quanto parziale e ideologico sia questa prerogativa, nell’ambito dell’enologia, dal punto di vista tecnico in Toscana, almeno, aiuta a sfrondare di circa 2 tonnellate di bottiglie le sessioni di assaggio, focalizzando l’attenzione su un determinato gruppo di etichette.

Ammetto che non ho partecipato alla presentazione dentro il teatro; avrei voluto ma appena arrivato a Montalcino ho trovato talmente tanti amici produttori e colleghi che non vedevo da mesi e, in periodo natalizio, risulta difficile non intrattenersi con saluti e auspici favorevoli per l’anno che verrà. Quindi la mia attenzione si è rivolta tutta agli assaggi nel foyer. Sono molto in linea con i giudizi degli amici di Vinibuoni. A volo d’uccello mi pare che nei rossi autoctoni si privilegino vini di spinta acida, succosi e dal tannino esuberante con qualche eccezione che poco conta soprattutto perché è nella diversità di gusti che si esalta la libertà di bere ciò che più piace. Nei bianchi, Vernaccia di San Gimignano in primis, si esaltano i tratti dei bianchi dell’Italia centrale attraverso vini materici e sapidi.

Invece un confronto tra due mostri sacri per il Brunello di Montalcino mi ha ispirato un approfondimento sul concetto di “dolcezza” del vino. Metto dolcezza tra virgolette perché non si parla di residuo zuccherino quanto di mollezza indotta da vinificazioni insistite in legno che esaltano il lato morbido della materia smussandone i tannini. Ho messo in rapida successione di assaggio Casanova di Neri Cerretalto 2012 e Sesti Phenomena Riserva 2012.

Entrambi i vini hanno un impatto ampio e denso di peso estrattivo. Sono rimasto stupito dalla buona spinta verticale del Cerretalto, qualche annata passata era vino parecchio più ingombrante. Il Phenomena invece ricalca la rilassatezza della stupefacente versione annata 2013 con più calore e carattere emolliente a profusione. Nel loro percorso si percepiscono aromi molto belli, di frutto integro e balsamico nel caso di Casanova di Neri, terroso, ancora balsamico e speziato per Sesti.

Questa sorta di percorso univoco viene bruscamente separato nel finale. Il Cerretalto si perde nella sua mollezza proprio mentre il liquido sta cercando di aggrapparsi al cavo orale, il vino perde fibra esalando un ultimo sentore che ricorda il caramello. Il Phenomena invece nel suo continuo e opulento, quasi lascivo, abbandono alla sua particolare mollezza esibisce un tratto salino che reca piacere puro e salva l’esperienza gustativa. Davvero una fortunata prova didattica, grazie amici buoni dei Vinibuoni.

In ultimo una segnalazione da galateo delle relazioni pubbliche. Cara azienda Lunadoro di Montepulciano non si partecipa alla premiazione di Vinibuoni con il bollino rosso dei Tre Bicchieri avuti dalla Guida del Gambero Rosso; no, proprio non è educato.