La crisi si mangia il Gallo Nero?

Logo Chianti ClassicoLa notizia di ieri apparsa su Repubblica Firenze, non fa certo piacere.

Una delle aziende più importanti per storia e volume del Chianti Classico, Mazzei, è in grave crisi di liquidità. Secondo il quotidiano fiorentino “Per evitare il tracollo, Mazzei ha presentato una bozza di piano di risanamento da incardinare all’interno dell’articolo 67 della legge fallimentare”.  Ciò però non convince i creditori che si sarebbero irrigiditi, sempre secondo l’articolo, per la sovraesposizione economica del gruppo soprattutto a seguito della costruzione della nuova cantina a Fonterutoli, Castellina in Chianti, nel 2007.

Le cifre le potete leggere andando direttamente sull’articolo, cliccando qui.

Un’altra scossa per questo territorio, non vi è dubbio. Il Chianti Classico sta vivendo un periodo inquieto con una brulicante attività di affitti e acquisti riguardanti intere strutture aziendali che certamente non rasserenano la prospettiva futura della denominazione. Solo pochi giorni fa abbiamo appreso dal blog di Andrea Pagliantini due importanti novità nell’assetto dei vigneti chiantigiani. L’affitto da parte della famiglia Frescobaldi della quasi totalità dei vigneti dell’azienda San Donato in Perano di Gaiole, per la precisione 61 ettari su 80 di vigna, e l’acquisto dell’azienda Castello di San Sano, sempre Gaiole in Chianti, da parte della famiglia Antinori. Movimenti questi che ridisegnano strategie, competenze, professionalità e paesaggi.

La crisi finanziaria sta colpendo duro. Ed è difficile poter indovinare gli sviluppi reali di tale situazione. Preoccupa che queste difficoltà non riguardino solo i grandi capitali ma in realtà nascondano un’insidia enorme per tutto il tessuto produttivo formato da piccoli e medie aziende, che certo non possono accedere a crediti o deroghe particolari.

Ci auguriamo quindi che queste scosse non abbiano conseguenze negative nel lungo periodo per il comprensorio che sta tentando faticosamente di affermare il valore del Gallo Nero nel mondo. In sostanza sarebbe importante che la denominazione arrivasse il prima possibile ad alzare il valore della terra in modo da dare una duratura stabilità all’assetto socioeconomico territoriale. 

 

 

  • Andrea Gori

    la storia di Mazzei non è che sia poi così esemplificativa di come vanno le cose nel vino, eh…i loro guai cominciano altrove e il vino non tira più come 10 anni fa. In più l’articolo esce per un regolamento di conti tra soci e dispute sull’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Ergo, parlare di vino è fumo negli occhi…

    • Grazie Andrea per il tuo commento, che ci chiarisce dei retroscena importanti. Però frequentando da anni il Chianti Classico, denominazione che noi di SW amiamo alla follia, si percepisce chiaramente che il mercato è fermo, che la denominazione non ha purtroppo un’immagine all’altezza dei vini che sforna… mentre in altre parti di Toscana le cose girano meglio e anche nel resto d’Italia. Come mai? Qualche problema evidentemente c’è. O no? Ti ringrazio ancora. Ciao

    • fabio

      Ciao Andrea,

      Quali che siano le cause e credo che l’investimento azzardato della cantina non sia proprio accessoria, la situazione di Mazzei e gli altri movimenti di vigne che abbiamo riportato nel post, porteranno per il “vino” inteso come mondo del vino conseguenze di non so che dimensione. Quindi non sono tanto d’accordo sul fumo negli occhi. Saluti Fabio Pracchia

  • Gianluca Morino

    Non concordo con “il vino non tira più come 10 anni fa”. Secondo me tira molto di più soprattutto su tanti mercati emergenti. Una vera fortuna non essere più in balìa di pochi dominanti stati. E li casca l’asino e potete trovare una delle ragioni del declino, quando ci si coccola sugli allori e ci si fa governare da veri e propri incompetenti. Incompetenti nel comunicare il territorio, il vino e la storia soprattutto su questi mercati emergenti. Incompetenti nel conoscere le esigenze del consumatore moderno ed incompetenti nel linguaggio usato per raggiungere gli stessi soggetti. E per riallacciarmi al post #Expovino la causa è da ricercare nel fatto che non si da spazio all’innovazione ai giovani e non ci si apre al digitale. Tanto rispetto verso i grandi del passato e del presente ma il mondo ha tutta un’altra velocità. Dobbiamo essere più competitivi sotto tanti aspetti ed uno su tutti è sicuramente quello della bevibilità. In Italia perdiamo spesso di vista il concetto che il vino si beve e non si degusta. Osservate il trend dei mercati mondiali che stanno andando verso vini più facili, soprattutto nei tannini, anche perché, per fortuna, sempre più gente si avvicina al vino (quello artigianale) che finalmente esce dalla cerchia dei soliti “esperti” (non in Italia)

  • Paolo Cianferoni

    Problemi molti nel Chianti Classico. La lentezza del Consorzio è uno. In seno al Consorzio poi, come accenna indirettamente Gianluca Morino, gli spazi dei giovani sono pochissimi, tutto dominato da tre o quattro che se pur illuminati rimangono legati a un passato che non c’è più. Occorre velocità, semplificazione (…e la Gran Menzione complica), e dinamicità. Le Menzioni Comunali, primo tentativo di zonazione, potrebbe aiutare molto, tutti ne parlano ma ancora non è stato deciso nulla.
    Nei prossimi mesi in effetti qualcosa potrebbe succedere: da Giugno scatta l’obbligo di idoneità dei vini Chianti Classico nelle compra-vendite (come risaputo ci sono molti commercianti di vino Chianti Classico che solitamente si accordano nei prezzi). Indubbiamente il piccolo produttore costretto a sobbarcarsi gli oneri burocratici ma anche e sopratutto qualitativi, ne risentirà in un primo momento; ma se gli acquirenti saranno lungimiranti (attenzione: acquirenti supportati dalle banche!), il prezzo del vino sfuso potrebbe aumentare e di molto, risollevando le situazioni di crisi dei produttori di vino.

  • monica raspi

    Speriamo Paolo, non sarebbe male. Bisognerebbe magari tornare ad una concezione più semplice e quotidiana del vino, va da se che il vino nasce dalla terra Fabio. Grazie per averlo ricordato

  • Michele Braganti

    Non esiste il tasto non mi piace e sarebbe servito….con estrema tristezza leggo l’articolo, il chianti classico ha bisogno di un profondo cambio di direzione, rimettendo al centro il territorio,la zonazione diventa ogni giorno sempre più necessaria,e qui si perde tempo.Il sangiovese,gli autoctoni in generale,il territorio e una netta distinzione tra imbottigliatori e viticoltori,su TUTTI e 3 i Chianti classico,questi a mio avviso sarebbero i punti dai quali partire,se oggi il Chianti classico il suo vino sono concetti un po’ fumosi e’ colpa di tutti,me compreso, e tutti quelli che hanno a cuore questo pezzo di Toscana unico al mondo devono muoversi perché’ il tempo e’ scaduto!

  • Alessandro Lucchi

    Una tradizione quasi millenaria,speriamo non distrutta ma comunque messa in serio pericolo dall’imprenditorialità.E’ il segno dei tempi dover ingrandire tutto? Non mi piace!