La cena degli auguri

 

Cene aziendali, cene in famiglia, cene di beneficenza, cene tra compagni di classe, insomma ce n’è ( non male eh?) per tutti i gusti: ovvio siamo a Natale. Probabilmente se il Berlusca avesse proferito ora la famosa str…ops scusate frase “I ristoranti sono pieni”, forse per la prima volta avrebbe detto qualcosa di non troppo distante dalla verità e il Governo non sarebbe stata defenestrato dalla Comunità Europea. Comunque, lasciamo queste facezie e affrontiamone delle altre: anche la nostra redazione ha festeggiato l’anno passato e le feste natalizie in una cena luculliana al quartier generale di tutte le celebrazioni il Ristorante Gatto Nero di Torino

 

 

Per me un motivo di soddisfazione in più, visto che la famiglia Vannelli che lo conduce ha salde radici in quel di Montecarlo di Lucca, e io che lucchese sono non posso non gonfiare il petto orgoglioso visto che la proposta del ristorante, ormai storico di Torino, punta su piatti di chiara matrice Toscana con qualche puntata proprio nella tradizione gastronomica della mia terra natìa.

 

Ma non voglio parlare di cibo, quello lo sa fare meglio Eugenio Signoroni, curatore di Osterie d’Italia, gourmet giramondo e anche traditore incallito, poiché mi aveva promesso una cassa di Champagne e invece mi ha fatto tornare a casa con un palmo di naso. Ma basta divagare, alla cena era presenta la sezione liquidi dell’editore.

 

 

I due curatori, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, e tutti noi noi redattori. In rigoroso ordine della mia memoria: Dario Ferro, Jonnie Gebser, il neopapà Paolo Camozzi e il sotooscritto, ognuno con due bottiglie, tranne Giavedons che aveva capito una sola e dall’aspetto della bottiglia sembrava avesse portato un Lambrusco Metodo Ancestrale del 1979. Ma veniamo alla nota triste, il mitico e stappatore folle David “Panzer” Panzieri non è venuto, stoicamente impegnato in Liguria dove segue i master del vino. Jonnie a questa notizia è stramazzato al suolo; no, non fatevi impietosire, non per l’assenza del suo mentore e amico, ma per quel popo’ di bottiglie che il Panzer è uso elargire ai suoi, e qui lo dico, interessati amici. Comunque il giovane tedesco si è riavuto appena avvistato il menù proposto da Andrea “Gattino” Vannelli, condottiero sicuro della cantina e grande esperto di vino. La parata dei vini è stata meravigliosa.

 

 

A cominciare dal bianco portato da Giancarlo, il Morey Saint Denis “En la Rue de Vergy” 2004 di Bruno Clair. Fine e al contempo opulento di memorabile percorso gustativo. Meno pimpante ma ottimo anche il bianco alsaziano recato da Jonnie. Kienzler Geisberg 2001 naso di frutti tropicali con cenni di idrocarburo per una bocca non troppo verticale. La parata dei rossi è stata dominata da tre vini. Il “Lambrusco” di Fabio Giavedoni si è rivelato in realtà un fantasmagorico Hermitage La Chapelle 1988 di Paul Jaboulet Aime, di straordinaria integrità. Naso di china e fiori macerati ma anche spezie orientali e terra per un palato nobile e fresco. Il Barolo Rocche del Falleto 2000 di Bruno Giacosa. Vino che gioca tutto sull’eleganza, evidente il rigore nonostante un’annata non facile. Qui la rosa e il leggero balsamico sostengono un palato sì largo ma inarrestabile e lungo. E poi la terza, già la terza. Mica so cosa sia. Il fatto è questo Camozzi in visita da Roagna fu omaggiato da una bottiglia etichettata con una dedica “Bottiglia da bere con buoni amci”. Il vino potrebbe far invidia a quelli dell’Espresso che sicuramente lo avrebbero premiato con un altro 20/20. Per me si trattava di un Barolo, credo 2000, ma ancora non mi è dato di sapere cosa fosse. Bel piazzamento anche per Château Le Puy 2000, un bordolese biodinamico che ha sorpreso per un palato splendido e scorrevole. Si è difeso bene il “mio” Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 1999 di Col d’Orcia dall’impatto morbido e lento a dipanarsi nel suo ventaglio olfattivo mentre un disastro il Vina Tondonia 1992 di Lopez de Heredia sul quale è meglio calare un pietoso velo. Commovente infine la Malvasia di Bosa Planargia Murapiscados 1999 di Gianvittorio Naiyana. Pasta di mandorla, resina, note salate e balsamiche per un palato austero e profondo. Indimenticabile chiosa per una bellissima cena di fine anno.

I vini erano molti di più, queste le punte di diamante della serata. Per le foto potete gusrdare sul profilo di slow wine su facebook.