La bottiglia dello scompiglio

Per un volgare problema di salute lo scorso mese ho dovuto interrompere sul più bello una delle mie tradizioni preferite durante le festività: una zapoj in salsa di rose con spuntini e merende che iniziano dalla mattina intorno alle 11 e finiscono chissà quando.

Tutto questo si è arrestato bruscamente (e ancora oggi osservo una saggia astensione alcolica) non prima però di avere incontrato il vino che ha chiuso degnamente l’anno alcolico 2017 ed è riuscito a inserirsi tra i rossi più trascinanti mai bevuti dal sottoscritto, per quel che vale chiaro.

Si tratta del Tuderi 2006 di Alessandro Dettori. Bottiglia dello scompiglio mi verrebbe da dire data la sua capacità di frantumare le certezze cristallizzate dell’analisi gustativa per ricomporre un mosaico saporito di straordinaria complessità che si realizza, proprio come ogni tassello per tale composizione pittorica, grazie alla simultanea espressività degli elementi costituenti.

Nel dettaglio il vino ha una potenza alcolica dichiarata di 15 gradi e mezzo, percezione aumentata al mio palato, una volatile davvero alta, ma tutto ciò invece di opprimere il piacere, lo esalta. Sapete perché? Per due motivi: il primo per una capacità di tradurre in chiave gustativa articolata e quindi nella parte retro olfattiva, dove tatto e olfatto si uniscono, il carattere identitario del luogo di origine attraverso l’integra espressione aromatica fatta di garrigue e frutta rossa che incolla il bicchiere alla mano.

Il secondo motivo è per una grazia tutta affidata alla naturalezza del succo nel quale il tannino riesce a puntellare i tracotanti compagni di viaggio. Questa naturalezza è ciò che fa deglutire il vino con facilità chiedendone un altro sorso. Proprio nella digestione si realizza il miracolo armonico di questo vino che ha come conseguenza una salivazione saporita.

A margine mi viene da pensare che per gli stessi valori che ho sottolineato molti degustatori potrebbero rimandare al mittente questa bottiglia. Anzi in questi tempi tecnologici vige la moda di dire «mandiamola al laboratorio e vedrai che è una bottiglia sballata». Io allegramente me ne fotto del laboratorio. Il vino, questa bottiglia, funziona alla grande e invito i denigratori a mandarla a me la bottiglia, invece che alla camera mortuaria, qualora si presentasse l’occasione.

Cercando su internet, ho letto un post passato su Intravino di Alessandro Morichetti sull’esperienza dello stesso vino ma di sei anni fa: molto interessante sia per il contenuto sia per gli interventi, tra i quali quelli dello stesso viticoltore. Vi consiglio di leggerlo (qui).

Infine vi trascrivo la retro etichetta, esaustiva e in qualche modo lirica.

Prodotto solo da uve coltivate dall’Azienda Agricola Badde Nigolosu di A.Dettori (Sennori). In Vigna e in Cantina non è stato utilizzato alcun prodotto di chimica di sintesi oltre allo zolfo. Non sono stati aggiunti lieviti ed ogni altro coadiuvante della vinificazione e maturazione del vino. Non filtrato, non chiarificato, non barricato. Lasciare riposare dopo il trasporto, lasciare ossigenare nel bicchiere, eventuali residui di CO2 sono naturali. Ogni bottiglia può essere diversa. Ingredienti: Uva, Zolfo. Siamo piccoli artigiani del Vino e della Terra. Scusate ma non seguiamo il mercato, produciamo vini che piacciono a noi, vini della nostra cultura. Sono ciò che sono e non ciò che vuoi che siano.

 

 

 

  • Alessandro Morichetti

    Quel post in realtà fu un esperimento di critica ad un vino fatta con toni e modi giusti, che non svaccano e che non permettono di svaccare. Come ben sai, una cosa molto rara e difficile da fare.
    Diciamo quasi impossibile, perché non avessi conosciuto il produttore sarebbe stato ben più impervio.
    Sei anni dopo posso rivelare che in realtà non fui io a ordinare quel vino ma che la scena descritta accadde realmente (non a me, insomma). Ad Alessandro, di cui stimo molto il lavoro, ho sempre detto che a volte un pizzico di accortezza in più non guasta, soprattutto perché sapendo di cosa siano capaci certi vini (non di mettere tutti d’accordo ma certamente di suggestionare in maniera unica almeno alcuni bevitori, e in maniera meritata aggiungo) a volte non è un buon servizio permettere che escano quando sono “ballerini”.
    Se lo ritrovo da qualche parte adesso giuro che lo prendo.

  • Michele Antonio Fino

    Bella nota.
    CHe mi fa venire in mente che una volta parlammo con Alessandro di lavorare ai disciplinari dell’Isola.
    Per dare dignità anche maggiore a Sorso Sennori e soprattutto per reintrodurre il rapporto volatile/alcol come limite mobile e necessariamente variabile.
    Sarebbe bello tornare a ragionarne e magari arrivare a qualcosa di concreto, utile anche per altri territori, come ispirazione.