La battaglia del Grillo. La doc Sicilia è una “porcata”?

In queste ultime settimane abbiamo seguito con grande attenzione quella che ormai tutti gli osservatori chiamano la battaglia del grillo, inteso come vitigno e non come politico… Con la nuova Doc Sicilia, alcuni piccoli vignaioli che fanno vini di grande fascino e valore rischiano di non poter più inserire in etichetta il vitigno di provenienza. Questo perché verosimilmente le loro bottiglie non potranno ricevere l’idoneità della doc in quanto molto differenti dai parametri fissati dal disciplinare di produzione.

Insomma, una brutta gatta da pelare. Noi di Slow Wine prima di prendere una netta posizione vogliamo pubblicare la forte denuncia apparsa sul profilo Facebook di Nino Barraco, vignaiolo di Marsala che la nostra guida segnala con la Chiocciola da qualche anno (quindi abbiamo la massima stima di Nino). In più anche l’altra Chiocciola marsalese, Marco De Bartoli, si è fatta sentire con frasi ampiamente critiche e deluse.

Abbiamo chiesto a Nino di farci un pezzo ad hoc su quanto sta avvenendo, ma la vendemmia è già partita e quindi, comprensibilmente, non riuscirà a scrivere un articolo. Nonostante questo pensiamo sia molto importante aprire una discussione partendo da quanto lui aveva pubblicato su Facebook. Discussione che domani si fregerà di un post scritto da Maurizio Gily, agronomo e giornalista, che esporrà un pensiero differente, ma non contrapposto.

Speriamo così di svolgere un servizio di informazione, anche se purtroppo non del tutto completo perché come abbiamo ribadito non potremmo avere un intervento ad hoc di Nino. Per ora quindi spazio alle sue parole esposte in un post del 1 agosto:

«Doc Sicilia… No Grazie.

No ad una Doc figlia di un ricatto a cui si deve aderire per non perdere il diritto all’utilizzo di nomi “Grillo” e “Nero d’Avola”, patrimonio della Sicilia che appartengono indistintamente a tutti i coltivatori siciliani.

Non ad una Doc che consente, ancora oggi, ad imbottigliatori e commercianti del Nord, di spendere il nome SICILIA speculando sui prodotti della nostra agricoltura a discapito di una territorialità violata.

No ad una Doc subita, figlia della volontà di alcuni, che non rappresenta parte della realtà vitivinicola siciliana e che non è espressione di un libero consenso»

  • Andrea Gabbrielli

    Sono sempre molto restìo ad accettare confronti quando le premesse sono i toni da Masaniello come quelli espressi sopra. Non è accettabile che la stragrande maggioranza del mondo del vino siciliano che ha voluto e promosso la Doc Sicilia sia trattato alla stregua di un gruppo di profittatori, senza scrupoli, amico dei commercianti del nord. Se è così, lasciamo perdere subito. Non sono minimamente interessato. Se invece vogliamo discutere delle eventuali modifiche da presentare al disciplinare della Doc Sicilia, è un altro paio di maniche. Ma la filiera marsalese, sarà in grado di esprimere una posizione unitaria ?