Ischia Biancolella Vigna del Lume 2016, Cantine Mazzella

GLUCK – La bottiglia della sera

 

dove: a casa di amici

con: spaghetti ai frutti di mare

 

Le cene fatte tra il 23 dicembre dell’uscente anno e il 6 gennaio di quello entrante si adornano d’opulenza senza che ci sia per forza un giorno contrassegnato dal colore rosso in calendario.

Il calore del camino, una tavola apparecchiata a festa e un menù a base di pesce diventano piacevoli note che riscaldano una fredda serata da trascorrere tra amici, in cui farsi gli auguri.

La padrona di casa s’adopera nella preparazione del primo piatto: spaghetti trafilati al bronzo con misto di frutti di mare, tassativamente senza pomodoro, conditi con uvetta, pinoli e una grattugiata leggera di scorza di limone.

Il vino? Un Biancolella Ischia 2016 Vigna del Lume di Cantine Mazzella, prodotto con uva biancolella in purezza, vitigno autoctono scalpitante allevato ad alberello nella parte orientale dell’isola chiamata Punta del Lume, a 100 metri sul livello del mare.

Le uve vengono raccolte agli inizi di ottobre e pigiate in “cantine” ricavate da spelonche scavate nel lapillo. In seguito il mosto, caricato su barchette di legno sistemate a livello del mare, attraccherà a Ischia Porto e da lì verrà portato a fermentare nella cantina posta in zona Campagnano.

Nel bicchiere si presenta con un vivace giallo paglierino dorato; intenso al naso, di fiori gialli di mimosa e di albicocca matura, avvolgente per la nota minerale da cui si scorge un soffio d’erbaceo. All’assaggio è corposo: il sorso è pieno, dal giusto equilibrio in acidità, che lascia in bocca un gradevolissimo desiderio di salmastro, saziato dagli spaghetti ai frutti di mare, con uvetta e pinoli, in cui il limone grattugiato per un attimo ti fa illudere che l’inverno sia quasi terminato.

 

 

Prezzo in enoteca 15 euro

 

 

 

 

Questa rubrica ospita il breve racconto/resoconto di una bottiglia di vino – o di birra – bevuta la sera precedente a cena da uno dei tanti collaboratori di Slow Wine. Non una grande bottiglia “celebrativa”, di quelle che si tirano fuori nelle ricorrenze, quanto piuttosto un vino (o una birra) “comune”, molto bevibile – molto gastronomico, come si usa dire adesso nel mondo della critica enologica – adatto al pasto e al portafoglio (nel senso del buon rapporto tra la qualità e il prezzo). Insomma una buona bottiglia che ha dato grande soddisfazione a chi l’ha bevuta e che, soprattutto, è stata scolata in un attimo, è finita velocissimamente a tavola con il cibo che l’accompagnava.