Il vino “naturale”: che sia Buono, Pulito e Giusto

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Ho tra le mani la nuova rivista di Slow Food, che torna all’antico e si chiama semplicemente Slow. La sfoglio e stento a credere a quanto ho tra le mani. È tutta, o quasi, dedicata al vino. Uscirà a Vinitaly e farà parlare di sé, perché tantissimi sono gli argomenti trattati e sviscerati. Di seguito pubblichiamo il mio editoriale (quasi in versione integrale), che introduce l’argomento cardine di Slow, ovvero i vini naturali.

 

Per chi fa il lavoro di giudicare i vini e di raccontarli al pubblico, la tematica del “vino naturale” merita grande rispetto. Un argomento così vasto, complesso e pieno di risvolti scientifici non si può affrontare in modo viscerale, perché si rischia di compiere numerosi errori di valutazione. Anche l’aggettivo stesso, la parola “naturale”, merita una riflessione, ma sta di fatto che in questi ultimi dieci anni il movimento legato ai vini naturali è cresciuto molto sia dal punto di vista culturale sia nel numero di appassionati che vedono in questa produzione una scelta più libera e meno nociva per l’ambiente e per l’organismo umano. Come accade spesso in Italia (ma anche in Francia le polemiche sono innumerevoli), da semplice argomento questo si è trasformato in una sorta di crociata che divide in due il mondo: da una parte coloro che si professano adepti della nuova “religione”, dall’altra gli atei, i laici e gli scettici. Era successo così dieci anni prima con la barrique e sappiamo tutti come è andata a finire. Ora si affaccia con prepotenza questo nuovo dibattito dai toni non sempre rilassati, un nuovo tema su cui è possibile azzuffarsi, tra l’altro utilizzando il web, capace di far crescere di molto la platea dei contendenti.

 

È molto apprezzabile il lavoro sui vini naturali portato avanti da Giovanni Bietti, così come è da leggere con grande attenzione l’introduzione scritta da Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili alla guida Vini d’Italia, edita da L’Espresso. Le loro parole pacate ma decise sono del tutto condivisibili: «Al netto di ogni deriva estremista, la fazione che lotta per il rispetto per la natura, per la forte riduzione di interventi fisici e chimici, per l’esaltazione del carattere autentico del territorio, ha il nostro massimo rispetto e il nostro appoggio critico». Slow Food, da quasi dieci anni, ha fatto del buono, pulito e giusto il proprio metro di giudizio critico della qualità e anche in questo caso tale concetto corre in nostro aiuto. Un vino naturale per avere valore deve essere in prima istanza buono, nel senso che non deve esprimere difetti organolettici tali da pregiudicarne la piacevolezza gustativa. Non dovrebbe inoltre presentare caratteristiche che tendano ad appiattire le differenze tra un vitigno e l’altro oppure tra territori diversi. Penso per esempio al “brett” (i lieviti appartenenti alla specie Brettanomyces) e alle ossidazioni (soprattutto nei vini bianchi).

 

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Nelle migliaia di degustazioni che affrontiamo ogni anno e nelle nostre visite alle cantine per la guida Slow Wine abbiamo osservato come questi due difetti siano omologanti e pregiudichino la chiara espressione del terroir. Detto questo è giusto aggiungere che non è il caso di ritenere, come scritto da alcuni commentatori, che la stragrande maggioranza deivini naturali sia difettosa. Questa è un’affermazione inesatta o quantomeno discutibile. A onor del vero bisogna aggiungere che produrre vini naturali è più complicato rispetto alla strada del convenzionale: la riduzione della solforosa aggiunta e l’abbandono dei lieviti selezionati sono paracaduti importanti, a disposizione di chi ha intrapreso la strada della vinificazione classica. Per cui i produttori naturali devono essere doppiamente bravi rispetto ai loro colleghi. Le loro cantine devono essere più pulite e integre, per assicurare una vinificazione impeccabile.

 

Il fenomeno del “vino naturale” per i critici ha avuto anche il merito di farli tornare in campagna per parlare con i vignaioli, per conoscere le nuove tecniche, per aggiornare il proprio bagaglio culturale. Ha poi avuto il pregio di far crescere una nuova generazione di appassionati. Insomma è stato un po’ come il rock’n’roll o il punk. Come tutte le rivoluzioni ha tanti meriti, anche alcuni difetti, ma quel che è certo è che non ci si può sottrarre alla discussione facendo spallucce e liquidando un movimento così importante. La pubblicazione da parte di Slow Food Editore di un libro stimolante come Vino (al) naturale di Alice Feiring (di cui ospitiamo un’intervista nelle pagine della rivista) desidera aggiungere un altro piccolo tassello a questa appassionante querelle.

 

Per ricevere la nuova rivista avete un’unica opzione: diventare soci di Slow Food!

  • Bruna Ferro

    Penso che chi si avvicina veramente al Mondo del Naturale abbandona l’atteggiamento del giudizio, ma si appropria di gioie e dolori del produttore e “ne fa parte”. ..è inevitabile! Vorrei soffermarmi su ciò che mi ha colpito nel sopra scritto: il giudizio.

    Penso che produrre “Naturale” è una continua sorpresa! Non vi è mai certezza, unicamente perchè il tutto è indissolubilmente legato all’uomo che produce ed alla sua famiglia. Mi voglio spiegare meglio portandovi un esempio nostro. Sono due anni che “cicchiamo” il Moscato!! Si! Un disastro, e non esagero. Vendemmia 2011 non c’era una bottiglia uguale all’altra ed il 1012, che ha 8 giorni di bottiglia, dove: mio marito, spazientito da tutti i problemi dello scorso anno, ha deciso di dargli una bella controllata filtrando di brutto.. Risultato: non riconosciamo il nostro Moscato..era meglio lo scorso anno!!! Come dovrebbe “giudicare” chi ha questo compito?? Quello che ci è successo col Moscato, ad esempio, è legato alla nostra Famiglia, a problemi avuti nella nostra Famiglia. Cosa si giudica? Il Vino? (che fino al 2010 era uno spettacolo) La Famiglia? L’incapacità nostra di avere un’equilibrio nonostante le difficoltà? Come dice Stefano Pescarmona nelle sue lezioni: ci fermiamo ad analizzare la composizione di una lacrima o ci chiediamo anche se è di gioia o di dolore? Il mondo del Naturale è tutto questo. Ed è un fatto innegabile. Il Vino naturale non penso sia un “fenomeno”, è semplicemente l’operato dell’uomo che lavora con le mani, con la mente, ma sopratutto col cuore. Nessuno può controllare mente e cuore. La mente ed il cuore dei produttori può piacere o non piacere. Proprio come i nostri Vini; andrebbe SEMPRE, però, Rispettata. Sono certa che tutti coloro che lavorano “Naturalmente” ricercano il buono giusto e pulito, ma sempre più il mondo del Vino “Naturale” (le virgolette sono solo perchè un Vino, per legge, non può definirsi Naturale), ha bisogno di clienti, giornalisti, appassionati curiosi, partecipi e disponibili a voler comprendere la filosofia di produzione di ogni produttore, senza soffermarsi a vedere solo il lavoro delle mani, ma anche quello della mente e del cuore, e, la cosa bella, è che i clienti, i giornalisti gli appassionati buoni giusti e puliti sono sempre di più e sono i tasselli fondamentali per il mondo del Vino Naturale.

  • Rizzo Faro Fabiari

    Siamo d’accordo.