Il vino e il dialetto

“Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”.

Pier Paolo Pasolini, Dialetto e poesia popolare, 1951

 

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La preparazione della Guida al Vino Quotidiano, la cui presentazione è prevista per il prossimo Vinitaly, ci ha scaraventato in un universo di vini e denominazioni poco frequentate, le cui etichette non decorano, a guisa di trofei conquistati, le pareti dei social networks.

 

Vino Quotidiano è espressione ben congegnata. Si riferisce alla facile fruibilità dei vini in oggetto e al loro costo, non superiore ai 10 euro, mediamente sostenibile. La definizione usata però, a mio giudizio, lascia scoperto l’enorme potenziale culturale sotteso a questi vini.

 

Le bottiglie assaggiate sanno penetrare a fondo la realtà geografica e sociale alla quale appartengono; raccontano di una relazione intima tra uomo e terra, di luoghi meno usati ma non per questo meno importanti per il valore universale della viticoltura.

 

La difficoltà di comprensione non risiede tanto nella loro essenza materiale, quanto nell’apparente estraneità del loro linguaggio. Sono parole che stentiamo a riconoscere.

 

La lingua di questi vini non appartiene a un registro aulico o largamente condiviso, appreso in modo precoce da tutti coloro che si avvicinano al vino, proprio delle denominazioni più diffuse e prestigiose. Si tratta piuttosto di un dialetto; vale dire di un linguaggio aderente al reale e di immediata comprensibilità per chi ne condivide la radice culturale.

 

Proprio per questo a me piace pensare a queste bottiglie come vini dialettali, la cui comprensibilità, e quindi il piacere, risulta maggiore tanto quanto siamo disposti ad apprenderne l’alfabeto e il contesto storico-sociale in cui sono nati.

 

Penso a vini come il Grignolino d’Asti di Cascina Tavijn, il Chianti di Paterna, il Colline Lucchesi di Fabbrica di San Martino, la Falanghina di Contrada Salandra, il Cataratto di Bosco Falconeria, solo per citarne alcuni.

 

Vini che riescono ad amplificare il piacere qualora alla dimensione orizzontale dell’assaggio si riesca ad aggiungere quella verticale della conoscenza della matrice culturale che li ha resi liquidi.

 

Fabio Pracchia

 

Disegno di Davide Toffolo per Pasolini, Coconino Press 2011

  • ahem.

    si dice congegnata, non congeniata.

    saluti

    • fabio

      corretto, grazie

  • enrico mucelli

    Non ti è molto chiaro il significato…vino quotidiano non è la costruziome di un congegno, bensì un nome congeniale al trascorso e allo spaccato di vita di un “viticoltore dialettale”.
    Scusa, ma “ahem” cosa significherebbe?

    • fabio

      In realtà Nicola ha ragione è una mia svista. Nessuna polemica. Saluti

      • non era polemica nemmeno la mia, fabio. è solo che quando leggo un errore [non che io non ne commetta: anzi] mi viene da segnalarlo, magari perché venga corretto ove possibile. e mi fa piacere che tu non ti sia offeso. questo indipendentemente dal senso complessivo del post, che mi è e mi era perfettamente chiaro. mi spiace, invece, quando qualcuno interviene a sproposito. ma questo non è un problame mio. saluti.

    • fabio

      Tu hai colto però il senso del post. Grazie davvero!

  • monica raspi

    parlando di vino quotidiano, o anche in modo più affascinante di espressione dialettale di un vino, non bisogna perdere la semplicità dell’atto di dare una generosa sorsata, e del far schioccare la lingua sul palato. La maggior parte della gente non saprà mai nulla di quanto lavoro e passione ci sono dentro quel bicchiere, se vorranno si informeranno e verranno contagiati da questa malattia. Spesso la gente che passa dalla mia cantina, quasi scusandosi mi chiede qual’è il vino migliore, “noi non ci intendiamo di vino…” dicono timidi e dimessi con gli occhi bassi. Non perdete di vista il fatto che il vino deve essere un piacere, meglio se quotidiano, e che il palato che attraversa è il vostro, l’importante è che vi lasci una sensazione di piacevolezza e pulizia, e se non ci sentite l’asfalto, il cuoio, il tabacco, la menta, il pepe, ma solo un buon sapore, va benissimo così