Il vino e il confronto scientifico, ecco il nostro impegno!

Lo diciamo con la massima convinzione: se c’è una cosa di cui il mondo del vino ha bisogno, e secondo noi l’università deve offrire, è un luogo terreno in cui le idee si incontrano. In modo particolare per parlare del nettare di Bacco, per incrociarsi, confrontarsi pure ma mai scontrarsi, elidersi, maledirsi.

Per dirla in maniera un po’ meno aulica e vecchiotta, per discutere di vino, viticoltura e terra non abbiamo bisogno della proverbiale Inquisizione Spagnola impersonata dai Monty Python, mentre ci serve da morire un luogo in cui le contrapposizioni più perniciose della nostra epoca (i frutti malati del monoteismo) sono cortesemente invitati a non entrare.

 

Questo è quello che un’università, piccola e anomala quanto si vuole, ma un’università vera deve avere il coraggio di fare: essere il luogo fuori dai campi avversi in cui si accetta l’unico confronto che da duemilacinquecento anni è quello degno delle persone civili: quello fra le idee rappresentate dalle parole.

Fateci caso: il mondo del vino contemporaneo spesso è animato da spinte che sono essenzialmente contrarie al confronto, cercano di prevenirlo in ogni modo, di screditarne l’importanza: io non bevo i vini fatti così o da quello lì; io non commento i vini che ha commentato Tizio; io respingo l’idea di scienza enologica slegata dalla cultura; io respingo l’idea di cultura del vino slegata dalla scienza.

Tutto tende al muscolo, alla prova di forza, al “quante divisioni ha Caio”, alle copie, ai follower, in definitiva, agli adepti. Perché agli adepti è confortevole parlare e pace se sommati gli adepti di ognuno, la loro somma è infinitamente inferiore al numero di coloro che il vino lo fanno, lo amano, lo bevono.

Per questa ragione, mentre ci prepariamo alla quarta edizione del Master Universitario di I livello in Wine Culture Communication and Mangement,con un programma e una faculty pazzesca (che felicemente va da Ian Tattersall e Bob Desalle ad Armando Castagno, da Nicola Perullo a Maurizio Gily, da Jacky Rigaux a Matteo Marangon, da Jeremy Parzen a Richard Boudains) abbiamo voluto tre incontri che, con la loro struttura e i loro relatori (accompagnati da altrettanti facilitatori del confronto) faranno di Pollenzo la piazza dove le idee si incontrano senza paura.

Ne avremmo voluti ancora di più di questi incontri, ma per impegni pregressi (e anche per qualche resistenza dogmatica) non è stato possibile arricchire ulteriormente la rosa. Non demordiamo e ci riproveremo, però intanto ci godiamo il privilegio di ascoltare, ad una settimana l’uno dall’altro, Luigi Moio, Sandro Sangiorgi e il nostro professore di History of Art in Wine-Producing Areas, Armando Castagno. Per sentirli parlare delle loro fatiche, come autori, certo, ma anche per apprezzare il loro apporto a questa idea di accademia nella quale scienza e cultura, arte e logica, conoscenza e narrazione compongono delle endiadi e non, come spesso si vuole far credere, delle antitesi.

L’appuntamento, come vedete dalla locandina che invitiamo a diffondere è per tre mercoledì successivi (22 e 29 novembre e 6 dicembre), il luogo è sempre l’aula Magna dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo e l’orario è sempre lo stesso: 16:30-18:30.

Ingresso libero e mai aperto come ora. Perché l’agorà del vino non deve avere porte e, soprattutto, può fare a meno di arcigni portieri.