Il riesling sarà il nuovo chardonnay degli anni duemila?

moselIn questi giorni di visite forsennate nella nostra cara Langa per completare la guida Slow Wine 2014, mi sono imbattuto in quello che reputo come il nuovo fenomeno dei nostri anni. Ovvero il riesling.

Non esiste quasi più produttore valido che si reputi tale che non si sia piantato qualche filare della nobile varietà renana per vedere il risultato della sua vinificazione. E allora mi è balzata in testa questa domandina. Non è che questa cosa si trasformerà nello stesso fenomeno a cui avevamo assistito sul finire degli Ottanta e nei primi Novanta? Una trentina di anni fa i vignaioli avevano deciso di piantare in Langa lo chardonnay e di vinificarlo alla moda borgognone e californiana. Quindi con barrique. Siamo stati letteralmente invasi da un bel po’ di cloni, nel senso che si assomigliavano assai tra di loro. Alcune tra queste etichette sono entrate di diritto tra quelle più interessanti del territorio (su tutte ricordiamo il Gaja & Rey), di altre si è persa la memoria, ma non ne sentiamo neppure così tanto la mancanza!

 

UnknownDetto questo affrontiamo il fenomeno riesling. In principio fu Aldo Vaira con un’intuizione particolarmente felice. Il suo Riesling Pètracine vede la luce nel lontano 1985, la prima vigna è stata piantata a Fossati, celebre cru di Barolo dall’altitudine decisamente importante. Poi i Ceretto con l’Arbarei, prodotto dal 1996. La vigna si trova in Alta Langa a 600 metri di quota, tra i comuni di Sinio e Albareto Torre. Poi cominciano a nascere nuove etichette con un ritmo piuttosto sostenuto: L’Alman di Anna Maria Abbona a Farigliano, Ettore Germano che ha stupito il mondo della critica e degli appassionati con il suo Hérzu, il roerino Almondo con il Sassi e Sabbia, Poderi Colla (anche se in questo caso mi pare che si tratti di un riesling italico), Bric Cenciurio di Barolo e San Fereolo con il Coste di Riavolo (tagliato con il traminer).

 

Ma a questi voglio aggiungere almeno due cantine che ho visitato recentemente: Tenuta Sella di Lessona che con il vulcanico diretto Cristiano Garella è uscito già lo scorso anno con un riesling di impostazione moselliana e Fontanafredda che taglia la varietà tedesca con la nascetta (altro vitigno fenomeno, tenetelo d’occhio mi raccomando) e produce il Langhe Bianco Marìn (escono con l’annata 2010 che non è per nulla male).arbarei

Insomma, un bel po’ di cantine, che sicuramente verranno seguite a ruota nei prossimi anni da tante altre, visto che la superficie piantata è in rapido e costante aumento. Ma la Langa ha le caratteristiche adatte alla coltivazione di questo vitigno o si tratta solo di moda?

 

Mi permetto di dare la mia personalissima risposta. Alcuni dei vini citati sono molto molto buoni e quindi evidentemente il terreno (soprattutto se il riesling è piantato in altitudine e in suoli poveri) ha delle ottime potenzialità. La cosa che invece mi spaventa è il desiderio di imitare il successo legittimo di alcune cantine. Ecco allora che potremmo rivivere il fenomeno dei cloni di chardonnay legnosi del passato. Sostituiti magari da Riesling acidissimi, dolcini e messi in commercio troppo giovani. Perché naturalmente, se di moda stiamo parlando, bisogna far cassa prima che questa passi!

 

P.S. A scanso di equivoci questo pezzo mi è venuto in mente perché recentemente ho degustato due riesling tremendi che mi hanno fatto venire più di qualche dubbio, ma state tranquilli non sono tra quelli citati in precedenza…

  • Anna Ganga Gregorutti Jermann

    L’ avevo già scritto…allora:

    Chardonnay…Sciardonnè parte Nopeo e Parte Napoletano.
    lo dedico in retroetichetta

    all’ inventore dello Chardonnay Italiano Neil [e Maria] Empson

    che ne fu promotore testimone Gigi De Santis [P.A.S.]
    … questo negli anni 80.

    La retroetichetta è nell’Archivio.

    E/Ma questa è un altra Storia

    e si riallaccia al cappello di questo articolo

    che “Noi siamo La Storia e La Memoria”. (y)