Il Prosecco Rosé lascia l’amaro in bocca

È passato solo qualche giorno dall’articolo di Michele A. Fino (clicca qui per leggerlo) sulla vicenda “Prosecco Rosé”. La notizia, com’era prevedibile, è rimbalzata tra i social network in modo veloce, accompagnata da una serie di commenti e faccine di varia natura.

Il popolo del vino si è diviso tra i possibilisti da una parte e dall’altra tra chi non intende in alcun modo avallare l’ipotesi sostenuta dal presidente del Consorzio di Tutela Prosecco Doc Stefano Zanette.

L’idea che il disciplinare di produzione possa prevedere una percentuale di pinot nero, vinificato in rosso, al fine di ottenere un Rosé non è stata accolta certo con piacere tra chi il Prosecco lo produce, e cerca di proteggerlo, da sempre nel nome della più pura tradizione.

Nelle ultime ore è stato divulgato un comunicato stampa – a nome dei Vignaioli Indipendenti Trevigiani, una delegazione della FIVI – in cui si legge (clicca qui per farlo) l’intenzione di prendere in maniera assoluta le distanze da quanto prospettato dal presidente del Consorzio Prosecco Doc.

Le obiezioni dei vignaioli FIVI trevigiani sono queste: in primo luogo l’idea che sia necessario il pinot nero per ottenere una linea “Premium” non rende onore a quanti lavorano da secoli per un’idea di alta qualità raggiunta con la sola glera. L’alta qualità, secondo quanto si evince dal comunicato, si raggiunge con il duro lavoro in campagna e non serve certo un vitigno “migliorativo” per conquistarla.

Nel caso in cui potesse essere previsto un vitigno a bacca rossa – è questa la seconda obiezione dei vignaioli – perché andare a cercare altrove qualcosa quando la provincia di Treviso ha da sempre a disposizione la soluzione: si pensa principalmente alle grandi potenzialità che avrebbe il Raboso del Piave. L’eventuale introduzione del Prosecco Rosé, continua il comunicato stampa, andrebbe infine a diluire l’identità del Prosecco, rischiando di arginarla nell’immagine di uno spumante generalista.

Da ultimo, l’introduzione della tipologia Prosecco Rosé andrebbe a cancellare anni di lavoro per la comunicazione corretta e veritiera del territorio (la Marca Trevigiana) legato indissolubilmente al vino Prosecco. Tutti i cambiamenti portano con sé situazioni traumatiche, ma questa rischierebbe di compromettere non poco la già fragile identità del Prosecco.

Nulla vieta che si possa produrre uno spumante Rosé a base di glera e raboso, per esempio, cosa che da anni già accade e con risultati oltretutto di grande interesse in termini organolettici. Lasciamo però che l’idea del Prosecco rimanga ancorata alla glera e alla sua identità. Chi mai si penserebbe di aggiungere merlot al nebbiolo per fare un Barolo “Premium”: sono cose che abbiamo già visto negli anni Novanta in Toscana quando si cercavano i vitigni per “migliorare” il Sangiovese.

Il delicato equilibrio a cui la glera è chiamata a contribuire per dare vita al Prosecco, così come lo intende chi da anni la lavora con una certa filosofia, non può essere compromesso da null’altro di ciò che quella terra può dare.

Certo, per un marketing manager l’idea di un Prosecco Rosé è grasso che cola, ma quando il prevedibile successo sarà passato cosa rimarrà del territorio?

Il Rosé – contrariamente a quanto accade in Italia, (leggere l’articolo di Fabio Giavedoni) – sta godendo nel mondo di un momento di grande rilancio e fortuna; se a questo gli si aggiunge la parola “magica” Prosecco allora diventa un gioco facile. Penso che questo sia chiaro a tutti, e non ci vuole certo mago Merlino per capirlo, tuttavia il prezzo da pagare sarebbe molto alto e in gioco ci sarebbe la vera identità della bolla trevigiana.

È pur vero che a questo punto il vero Prosecco – più nobile e ricercato, quello per i puristi – rimarrebbe solo quello collinare delle Docg, che assurgerebbe veramente al rango di Superiore.

Vedremo, e proveremo a capire, cosa accadrà nel prossimo futuro: comunque sia, questo Prosecco Rosè, anche se venisse prodotto nella versione Dry (la tipologia con maggiore residuo zuccherino), parte già con l’amaro in bocca!