Il mio vino quotidiano (e bio) nel bag-in-box

Di questi tempi si parla sempre di più di vino quotidiano, quello da bere tutti i giorni a tavola, piuttosto che di grandi e costose bottiglie: sarà l’effetto della crisi, saranno cambiati i nostri desideri, comunque sia sulle tavole degli italiani il vino quotidiano – inteso come vino buono, economico e facilmente abbinabile al cibo – ha visto crescere la sua importanza.

Unknown-2Al contempo però si è perduta l’antica abitudine delle famiglie italiane di procurarsi il vino sfuso comprato in cantina, che di solito si portava a casa in damigiane o taniche per poi apprestarsi al rituale lungo e complesso dell’imbottigliamento domestico, fatto di strane credenze, calendari, bottiglioni di vetro, bottiglie di plastica riciclate, tappature improvvisate, ecc.

 

Resiste ancora un po’ il mercato delle dame, i grossi contenitori di vetro da 5 litri, utili per ottimizzare costi e trasporto ma … la prima volta che ne rompi una è un disastro e smetti subito di comprarle! È cresciuto invece l’utilizzo del bag-in-box, contenitore di plastica solitamente contenuto in scatola di cartone, dotato di comodo rubinetto per la mescita. Il bag-in-box si utilizza tanto nelle case private quanto nei ristoranti che hanno la buona abitudine di offrire il vino al bicchiere o al litro.

Molti “puristi” storgono un po’ il naso all’idea di comprare il vino in questo contenitore di plastica, soprattutto se il vino è biologico o comunque proviene da un’azienda contadina: sembra infatti esserci una forte disgiunzione d’immagine tra il contenitore (asettico, industriale) e il vino (vivo, naturale). Invece a mio avviso il bag-in-box è un contenitore ideale per il vino quotidiano.

IMG_2311Ho messo alla prova questa convinzione portandomi a casa, tre settimane fa, un bag-in-box da 10 litri di vino biologico prodotto dall’azienda romagnola Villa Venti, di Roncofreddo (www.villaventi.it). Il vino che Mauro Giardini e Davide Castellucci, titolari dell’azienda, mettono in questo contenitore è un rosso di annata – un taglio di sangiovese, cabernet sauvignon e merlot – che non finisce nel loro prodotto base in bottiglia. È una “seconda scelta”, ma fatta molto bene: ha un naso molto schietto e vinoso, con sentori di frutti rossi e fiori, molto nitidi; in bocca è bello secco, asciutto, con una giusta vena acida e una leggera durezza tannica che lo rendono molto “gastronomico”, ovvero ideale per il pranzo con piatti più o meno sostanziosi. Insomma un bel vino per tutti i giorni, scorrevole e appagante.

 

IMG_2694Ho voluto provare la tenuta del vino nel bag-in-box assaggiandolo di continuo, almeno tre volte a settimana, fino a ieri sera: il vino non è mai cambiato e ha mantenuto inalterate le sue qualità; nel “bustone” aperto si è conservato perfettamente (ora lo “abbandono” per un paio di settimane, poi lo riassaggerò e vi dirò come si continua a comportare). Quindi qualità garantita anche nel tempo; resta semmai il problema estetico. Per ovviare alla poca eleganza e alla scarsa immagine della scatola di cartone i proprietari di Villa Venti forniscono ai buoni clienti anche una bella cassetta di legno, da poggiare sul bancone del ristorante o in un angolo della cucina di casa, che contiene il “bustone”.

 

IMG_2703Il costo al pubblico del bag-in-box da 10 litri di Villa Venti è di 30 euro, un prezzo decisamente buono se rapportato alla qualità del vino. Un prezzo conveniente anche per i produttori: perché se da una parte c’è il costo del bag-in-box e dell’imbottigliamento (un’operazione delicata e complessa, che deve essere compiuta da chi ha la giusta attrezzatura; comunque ce ne sono tanti in giro …), dall’altra c’è il risparmio di vetro, tappo, capsula, etichetta, ecc. . Senza considerare la facilità e la sostenibilità nel riciclo del contenitore una volta finito da parte di chi l’ha acquistato: l’involucro esterno va con la carta, la sacca interna con la plastica, semplice.

Insomma, a mio avviso, il vino nel bag-in-box è un buon modo per bere tutti i giorni a casa. Non penso sia il caso di indignarsi di fronte a una sacca di plastica, l’importante è cosa c’è dentro: se è buono, è bio, è economico e si conserva bene nel tempo … cosa vuoi di più!

 

Foto: sicurezzaalimentare.it, dialetto.org