Il lavoro del critico

Ho rivisto da poco Ratatouille e le parole del celeberrimo critico gastronomico Anton Ego, protagonista del cartone animato prodotto, nel 2007, dalla Pixar insieme alla Walt Disney Production, le avevo proprio perse. Sentite qua:

 

 

 

Ora, qui sulla terra non si parla di prosperare magari di tirare a campare, ma la parte che mi ha fatto pensare è questa “Anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale”.

Non sono d’accordo con te Mr Ego: il giudizio critico, operato con rispetto e autorevolezza, ha pari dignità dell’oggetto al quale è destinato.

Non sono nemmeno d’accordo con i tanti denigratori del lavoro svolto dalle guide di settore; per due motivi sostanzialmente. Il primo perché la “letteratura” prodotta rappresenta uno spaccato importante del nostro passato viticolo. Un esercizio, non fisico ci mancherebbe, che faccio spesso è quello di prendere in mano guide (nel mio caso sul vino, ma credo che la stessa cosa valga anche per altri cataloghi come ristoranti, osterie e postalmarket vari) di almeno 10 o 15 anni fa.

Immaginando una cartina della nostra penisola osservo come le preferenze espresse negli anni costituiscano parimenti un movimento geografico  di zone vitivinicole di qualità nello scacchiere enologico nazionale. 

Si può apprezzare ad esempio come in Sicilia aree vitivinicole orientali occidentali, Etna o Vittoria ad esempio, abbiano assunto sempre più rilevanza; oppure vedere il risorgere di aree di grande tradizione come l’Irpinia; o che dire della crescita recente di un’area vitata da tempo dimenticata come quella della Liguria di Ponente? Solo mettendo in fila anni spesi in degustazioni e ricerche, con tanti odierni maestri della degustazione coinvolti, possiamo avere una prospettiva storica di ciò che è successo nel mondo del vino italiano dalla sua esplosione a oggi. 

Un confronto può essere utile anche per vedere come alcune zone italiane del vino abbiano perso progressivamente il consenso ottenuto anni prima, fattore che non corrisponde necessariamente a un cambio di gradimento nel pubblico. 

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Il secondo motivo che mi porta a sostenere la critica affidata alle guide è quello che, per quanto possa essere messa in discussione, rimane comunque il più efficace modo esistente di avere una panoramica esaustiva e completa della qualità viticola nazionale.

Il web nella sua espressione di flusso di coscienza ha avuto un ruolo fondamentale nello stimolo all’approfondimento e in qualche modo ha contribuito a un certo dinamismo nel giudizio che possiamo apprezzare in questi ultimi anni. Per la sua benedetta pluralità di voci ritengo difficile però che possa fotografare una situazione che è possibile fissare solo attraverso uno sguardo sì multiplo ma coordinato da un lungo e dispendioso lavoro editoriale.

A oggi con la possibilità di creare applicazioni per i nuovi mezzi di comunicazione, la critica prova ad affrontare il futuro. Attraverso la Guida al Vino Quotidiano che presenteremo al Vinitaly, Slow Food ha voluto dare un ulteriore servizio al lettore fornendo gli indirizzi delle rivendite indicate dal produttore dove è possibile trovare le etichette prodotte. Staremo a vedere se sarà un passo avanti verso il futuro dell’editoria di settore

 

Fabio Pracchia

 

Foto di copertina tratta da www.pixar-planet.fr