Il Convegno Internazionale Innovazione e ricerca, alleanze per l’agroecologia con inutile polemica a seguito

La notizia è apparsa ieri su La Repubblica a firma di Elena Dusi. L’Associazione per l’agricoltura biodinamica ha organizzato un convegno internazionale dal titolo Innovazione e ricerca, alleanza per l’agroecologia al Politecnico di Milano che ha offerto sede e patrocinio. Lo scopo di queste giornate, a partire da domani per tre giorni, è individuare pratiche comuni future per la tutela del paesaggio, dell’ecologia e per promuovere le produzione agricole.

 

 

All’incontro parteciperanno docenti universitari, il presidente della Triennale di Milano Stefano Boeri, il vicepresidente della Commissione agricoltura al parlamento europeo Paolo De Castro e il sottosegretario del Ministero dell’agricoltura Alessandro Pesce.

 

Tutto bene quindi? Pare di sì, come si può evincere dal programma (potete guardarlo qui); si tratta di tre giorni fitti di competenze e incontri che potranno, come nelle intenzioni degli organizzatori, stabilire un dialogo, come succede in tutta Europa, tra parte del movimento agricolo biodinamico e quello scientifico ufficiale. Invece una voce si è levata in disaccordo su questa iniziativa.

 

«Mi appare sorprendente e allarmante che in una sede scientifica così prestigiosa si scelga di ospitare un convegno su una delle pratiche più antiscientifiche che esistano». La senatrice a vita Elena Cattaneo, docente di farmacologia dell’Università Statale di Milano, proprio non ci sta e sbotta con queste parole riportate a pagine 23 del quotidiano. La Cattaneo ha scritto una lettera al rettore del Politecnico Ferruccio Resta che non ha commentato.

 

Ancora oggi purtroppo c’è chi rifiuta l’incontro tra pratiche diverse e per ottusità rifiuta un dibattito democratico e senza pregiudizi collocato in una sede che per sua natura dovrebbe essere aperta al confronto.

 

Per fortuna vista l’autorevolezza degli interventi e la caratura dei sostenitori di questo convegno, l’intervento della senatrice non avrà seguito; un bene, direi, per il futuro della nostra agricoltura.