Il Barolo non merita bottiglie così! Il mistero dell’Astemia Pentita…

2fabcef7e185093cb759f1481b425cf5Quando nell’inverno di quest’anno è stata inaugurata, o comunque scoperta, la cantina de L’Astemia Pentita tutta la nostra redazione era negli Stati Uniti e quindi abbiamo perso l’occasione di dire la nostra. Parlarne a posteriori, dedicando un pezzo non ci pareva molto intelligente, perché erano stati talmente numerosi gli articoli pro e contro che non aveva proprio senso. Noi, come avrete capito dal post che ho scritto questa settimana, non amiamo le due cassette di cemento sovrapposte. Se fossero state costruite nel più importante e famoso cru francese sarebbero state oggetto di rivolta popolare.

In questo spazio non vogliamo però tornare sull’argomento. Ma piuttosto su un giallo a cui stiamo lavorando da almeno un mese. Tutto è nato dalla segnalazione di un produttore di Barolo che mi aveva detto che giravano delle bottiglie di Cannubi 2010 dalla forma improponibile. Gli oggetti di design di dubbio gusto erano proprio de L’Astemia Pentita. Due bottiglie più simili alle boccette di profumo di Jean Paul Gaultier (vedi a sinistra) che a un’albeisa o a una bordolese. Inutile dire che questa informazione aveva stuzzicato la mia curiosità e quindi la prima cosa che feci è stata quella di aprire il sito internet della cantina.Nell’homepage fanno “bella” mostra di sé le famose due bottiglie incriminate. Le etichette, però, sono prive di denominazione. Ebbene, scrissi una mail alla cantina chiedendo se quelle due forme fossero utilizzate per il Barolo. Nessuna risposta. Allora feci fare una telefonata da una mia collega, a cui risposero che erano dedicate al Langhe Rosso. La risposta mi tranquillizzò e pensai che il produttore che me le aveva segnalate si fosse sbagliato.

Jean_Paul_Gaultier-Le_Male-Lotion_Apres_RasagePoi ieri, a distanza di quasi un mese, trovo un altro vignaiolo. Parlo del mio pezzo sulla cementificazione, citando sia il nuovo ospedale sia la cantina con le due cassette sovrapposte… A quel punto lui tira fuori il telefonino e mi fa vedere un’immagine (scattata il 26 aprile) inequivocabile. Mostrava le famose due bottiglie, con tanto di fascetta docg, annata e cru stampigliati sopra. Barolo Cannubi 2010. Vado a rileggermi il disciplinare del Barolo che recita questo: “Le bottiglie in cui viene confezionato il “Barolo” per la commercializzazione devono essere di forma albeisa o corrispondente ad antico uso o tradizione, di capacità consentita dalle vigenti leggi, ma comunque non inferiore a 350 cc, di vetro scuro e chiuse con tappo di sughero. È vietato il confezionamento e la presentazione artificiosa delle bottiglie, che possano trarre in inganno il consumatore o che siano comunque tali da offendere il prestigio del vino”.

Mi pare, cari lettori, che l’articolo 9 parli piuttosto chiaramente. Ora, ho preso il telefono e ho chiamato la Drogheria Carosso in centro ad Alba, dove erano state fotografate le due bottiglie (che vedete in alto a destra). Il titolare mi ha detto che purtroppo la cantina le ha da poco ritirate tutte dal commercio. Il mistero si è infittito. Sta mattina ho chiamato un mio contatto dentro Valore Italia, che mi ha detto, come loro facciano ispezioni solo in seguito a un sorteggio. Però mi ha dato un’indicazione preziosa, quella di provare a sentire il Consorzio di Tutela. Ed ecco l’ultima tappa del pellegrinaggio. Tutto è stato chiarito: “Siamo stati noi. Ci erano state segnalate le bottiglie anomale da un’enoteca. Le abbiamo viste e abbiamo chiamato la cantina. Siamo riusciti a convincerli”.

astemia-ky6-U10401786929137ryC-700x394@LaStampa.itE qui, consentitecelo, parte un bell’applauso al Consorzio del Barolo e del Barbaresco. In questo caso ha fatto davvero un bel lavoro, un’azione di moral suasion decisamente efficace, che ha risparmiato al prestigio del rosso piemontese di essere offeso da contenitori che nulla hanno a che fare con la “forma albeisa o corrispondente ad antico uso o tradizione”. In questo periodo di grandi cambiamenti, con acquisizioni importanti, con frequenti passaggi di proprietà e l’arrivo di nuovi investitori, la denominazione ha bisogno di un Consorzio forte, che vigili e che faccia il suo mestiere bene, con professionalità e serietà. Mi pare che questa storia dimostri che siamo sulla strada giusta.

Mi sembra anche una lezione per i “nuovi arrivati”. Esiste un disciplinare. Produrre Barolo è un onore ma anche un onere. Un vino che ha storia, carattere, prestigio. Consiglierei ingressi in punta di piedi, perché altrimenti si rischia di fare più danni che un elefante in una cristalleria…