I vini dell’anno dopo

domaniavvenne-2In piena corsa tra i vignaioli, anche quest’anno le fitte trame dell’enologia italiana vengono lentamente intessute dalle visite in cantina e dai nostri assaggi. Nelle aziende l’incontro con le nuove annate porta con sé il racconto della vendemmia che è stata, caricandosi di esperienza e decisioni personali che si intrecciano al sapore del vino che assaggiamo.

 

Un gusto amplificato che difficilmente è possibile richiamare quando sediamo ai tavoli di degustazione, dove il vino diventa campione e non più specchio di un terroir. Il lato umano non è il solo aspetto, anche se fondante, dell’espressione di un vino; essa è inesorabilmente modificata dal tempo. La scoperta dell’acqua calda, direte con ragione, ma non così trascurabile quando per una Guida di settore assaggiamo vini messi in bottiglia non da molto.

 

L’assaggio delle annate precedenti dunque rivela, con incidenza non trascurabile, come alcuni vini che compaiono in Guida siano bruciati dall’esigenza editoriale di dover pubblicare il vino dell’anno dopo. Dalle mie ultime visite in Chianti Classico e San Gimignano questa impressione è diventata più che frequente, palesando il torto involontario provocato a quei vini usciti lo scorso anno e solo con il doveroso cambio di stagione hanno raggiunto equilibrio e armonia.

 

Sono d’accordo con Elisabetta Fagiuoli, pura grazia della terra in quel di Montenidoli, che lo scorso anno non voleva che degustassimo la sua Vernaccia di San Gimignano Fiore 2011 prima del debito “puerperio”. Non pienamente a fuoco per tutta l’estate, questa Vernaccia bevuta a un anno di distanza appare risolta, rilassata piena di leggerezza e forza sapida.

 

Ma anche i vini di Piero Lanza a Poggerino rasentano l’immediata incomprensione, salvo poi riscattare noi, più che loro, a un anno dall’assaggio. Incontrare il Chianti Classico Riserva 2008, dopo almeno tre stagioni non può che indurci a valutare con più attenzione questi vini compressi soltanto dalla gioventù.

 

Dunque, tornando all’introduzione di questo post, la visita aziendale anche se non impedisce di sbagliare e lungi da essere il più esaustivo criterio di giudizio, deve creare una conoscenza della realtà viticola affrontata, gettando le basi di una dinamica gustativa che tenga in giusta considerazione l’epoca di assaggio, lo storico delle vendemmie e la capacità del produttore.