I nostri 5 dubbi sul Vinitaly 2015

vinitaly-2012Mancano 10 giorni all’evento italiano dedicato al vino più importante del nostro paese: il Vinitaly (Verona, 22-25 marzo 2015). I motori sono molto caldi e l’attesa per questo nuovo appuntamento sta per finire. Come ogni anno si fanno i pronostici sulla riuscita o meno della fiera.

Quella del 2015 porta con sé almeno 5 interrogativi che non ci faranno dormire sonni tranquilli per i prossimi giorni.

1) Resisterà il Vinitaly alla sempre più massiccia (e forse un po’ sleale) concorrenza del Prowein di Dusseldorf? La fiera tedesca ha piazzato il suo evento praticamente a ridosso, con il chiaro intento di danneggiare quella scaligera. Dei servizi perfetti teutonici si è fatto ormai un’apologia, con la metro che ti porta in fiera, con i bagni efficienti, con il traffico ridotto, con l’ingresso ultraselettivo di soli operatori, ecc… Per alcuni produttori Dusseldorf sta diventando sempre di più la fiera internazionale di riferimento, soprattutto per l’importante mercato del Nord Europa. Vinitaly come saprà rispondere?

2) Resisterà il Vinitaly alla concorrenza interna dell’Expo e alla stesse proposte commerciali che la fiera ha messo in campo per il mega evento milanese? Questo è un altro dubbio legittimo che può venire osservando la potenza di fuoco messa in campo dalla fiera veronese che gestirà lo spazio vino presso l’Expo. Quest’ultima iniziativa non rischia di cannibalizzare la prima, visto che si tiene 40 giorni dopo? Diversi consorzi stanno investendo una mole enorme di soldi e non è credibile che il denaro si moltiplichi con tanta facilità.

3) Il nuovo cambio euro-dollaro, molto favorevole per le nostre esportazioni, aiuterà i produttori italiani a conquistare altre fette di mercato? Il fattore monetario non è da sottovalutare, ora tutti i nostri vini costano il 35% in meno rispetto a un anno fa… Un bel vantaggio competitivo visto il sistema vino Italia  esporta oltre il 50% del proprio prodotto…

4) Chi la spunterà tra le fiere off del Vinitaly (Cerea e Villa Favorita) e queste due resisteranno all’impatto sempre più positivo (per i vignaioli partecipanti) di Vivit? Non per nulla Cerea da quest’anno comincia il venerdì e quindi se si è cambiato un po’ il format, significa che qualche domanda se la sono fatta. Da questa edizione entra in campo anche la Fivi, che all’interno del Vinitaly avrà uno stand molto ampio con oltre 60 aziende.

5) Infine, il dubbio più pesante, che rilanciamo a tutti i produttori che ci leggono: le fiere – tutte non solo il Vinitaly – hanno ancora un valore commerciale così importante? O i soldi spesi per farle si possono investire piuttosto in viaggi all’estero per andare a trovare direttamente i propri clienti?

A margine una nostra personale riflessione: siamo molto affezionati al Vinitaly e ci torniamo con piacere ogni anno (ci trovate nel PAD 10, stand E4-F4) e pensiamo anche che l’Italia del vino abbia bisogno di una fiera forte e capace di essere concorrenziale sul mercato mondiale. Detto questo per essere leader bisogna coltivare il dubbio, altrimenti ci si addormenta sugli allori. È vero che Flavio Tosi in questo momento è impegnato in ben altre sfide, ma sinceramente stare chiusi, a causa del traffico immondo, per due ore di orologio nel parcheggio multipiano non è da paese civile… tanto per dirne una…

 

 

  • Gianluca Morino

    Io faccio solo Prowein da 2 anni. Ma la mia é una piccola azienda poco conosciuta. Magari non faccio testo anche se ho fatto 22 Vinitaly consecutivi.

  • Ignazio Giovine E Giuliana

    Noi facciamo Vinitaly ed onestamente non potremmo disertare perchè ormai tutti i nostri clienti stranieri vengono lì, non che l’organizzazione sia granchè…per trovare clienti nuovi è assolutamente inutile farlo, però per mantenere quelli che hai è importante. Prowein lo facciamo da quanche anno, ma onestamente pensavamo di non farlo più…tutte le fiere andrebbero preparate molti mesi prima, ma per noi piccoli manca sempre il tempo….

  • Ignazio Giovine E Giuliana

    La metro teutonica ti porta fino alla fiera, vero, ma è superaffollata e spesso devi aspettare uno o due passaggi prima di riuscire a salire…poi arrivi alla porta Nord e cammini dieci minuti per raggiungere il padiglione più a sud riservato all’Italia. Ristoranti pieni come a Verona, ma con una qualità media ancor più bassa e hotel sempre più costosi. Non tutte rose neppure in Teutonia, certo la logistica non è comparabile con la miseria di Verona. Non è l’efficienza nella logistica che salva una fiera, ma l’affluenza di clienti di qualità valutata in numeri assoluti. Verona numeri stratosferici e qualità media bassa VS Prowein qualità elevata ma numeri molto contenuti…

  • Paolo Carlo

    Ogni anno dico che è l’ultimo Vinitaly, poi per un motivo o per l’altro mi ritrovo a farlo. Quest’anno con la FIVI sarà una nuova esperienza, credo che andrà bene. Dopotutto l’agenda è già pienissima ogni giorno, se potessi eviterei la Domenica. Expo vino è purtroppo stata gestita malissimo, per una serie di motivi ci siamo persi una grande occasione di dimostrare che, qualche volta siamo meglio di quello che si pensa. Prowein non mi ha ancora convinto, vedremo in futuro.

  • Paolo Cianferoni

    Per quanto mi riguarda, fatto salvo che ogni azienda ha le sue strategie e opinioni in merito, le fiere “pesanti” cioè quelle che incarnano il business
    grande e abnorme, dove contano solo i numeri, dove tutto deve essere
    enorme, dove la sostenibilità è davvero scarsa, non ha un gran senso sopratutto quando si parla di vini e aziende di
    territorio, di nicchie, dove la bellezza dei luoghi, delle persone e
    delle emozioni, si possono scoprire solo in loco.