I bianchi toscani nati dalla mano sinistra

IMG_2094Ho messo le mani addosso al Bianco 2013 dei Poderi Sanguineto I e II. L’ho fatto domenica mattina di ritorno dall’Umbria con un breve passaggio alla Dispensa dei Golosi in via 1° Maggio n. 1 a Montepulciano. Un luogo pieno di passione gastronomica dove ogni prodotto dal formaggio al sale, dal vino ai distillati è selezionato con grande cura. Con la cassa da sei in mano, mi sono sentito come Gollum nel Signore degli Anelli, pensando, mentre aprivo la macchina “Questo è il mio tesoro”.

Il vantaggio e a volte la dannazione di andare in cantina per la Guida è quello di assaggiare vini realizzati quasi distrattamente dai vignaioli, con la mano sinistra. Vantaggio perché ti trovi di fronte a vini desueti che amplificano di molto la cultura enologica personale, dannazione perché difficilmente si reperiscono sul mercato vini così istintivi, nati al di fuori dell’intenzione commerciale Il Bianco di Dora Forsoni e Patrizia Brogi originariamente prodotto per autoconsumo, ha visto la luce quando un giapponese che importava vino lo ha assaggiato dalla vasca in cemento. Il tipo ha quasi costretto a mettere in bottiglia ciò che era nato per la damigiana. A ragione, devo dire. Si tratta di un bianco di energia trascinante, incurante di astratte teorie degustative ma “fatto” di sapore e terra.

Nasce invece in damigiana il bianco del Paradiso di Manfredi. Con la sua consueta e commovente poetica quotidiana Florio Guerrini lo definisce un vino di vetro. Pochissime bottiglie di un Trebbiano, puro, ricco di sapidità perché sgorga in quel luogo dove il mare in milioni di anni ha depositato una sterminata marea di fossili calcarei. Altro vino nato quasi per riconoscenza alle piante che producono uva bianca in terra di grandi rossi.

Anche in quel di Radda nascono splendidi vini bianchi all’ombra dei grandi rossi. Il bianco di Paolo Cianferoni in quel di Caparsa ha forza rustica e sorso corroborante. Vino che si consacra a tavola e, a tavola, scorre con appagante semplicità. Più ambizioso il lavoro sul Trebbiano di Michele Braganti, proprietario di Monteraponi. Vino di grande prospettiva che potrebbe diventare una declinazione possibile e nobilitante per un vitigno che Piero Antinori, in qualche intervista, aveva proposto di estirpare.

I bianchi in “zona rossa” sono difficili da trovare, ma ne vale proprio la pena.