I 3 trucchi fondamentali per comprare un vino al supermercato

VINO-gdoBreve premessa: il vino non andrebbe acquistato al supermercato, perché la scelta sugli scaffali pare fintamente ampia e poi perlopiù vengono propinati vini industriali la cui unica qualità è quella di presentare un prezzo basso e forse un packaging carino. Se potete andate alla fonte: comprate le bottiglie dai produttori (magari con i mano la nostra guida Slow Wine così vi beccate pure il 10% di sconto), dai vignaioli, conosceteli, visitateli e poi portatevi a casa le etichette che più vi hanno convinto… Se questo è impossibile, perché avete un’urgenza e siete rimasti a bocca asciutta, vi consigliamo di cercare un’enoteca, fatevi amico il gestore e andateci spesso, magari raccontando i vostri gusti e facendogli capire cosa amate. Ecco, se entrambe le ipotesi non sono percorribili, per le ragioni che potete sapere solo voi, allora non vi resta che entrare in un supermercato…

Fine della premessa.

Ora veniamo a voi e al vostro momento di difficoltà. Vi trovate davanti a uno scaffale di 50 metri di lunghezza e il vostro vignaiolo del cuore qui proprio non c’é. Strano… prima di darvi ai succhi di frutta (anche quelli nella gdo non sono proprio una mano santa…) fate un bel respiro e provate a seguire queste regolate semplici semplici:

1) Il prezzo. Non comprate un vino che costi meno di 5 euro sullo scaffale. È praticamente impossibile che una bottiglia da 0,75 litri possa essere pagata di meno ed essere anche buona, o comunque realizzata con minimi standard di qualità. Fate un calcolo: sotto l’euro al chilo (che poi è la quantità utile per realizzare una bottiglia) è complicato acquistare delle uve coltivate con criteri minimali di cura agronomica. Metteteci almeno un altro euro per coprire i costi di produzione (cantina, macchinari, luce, manodopera, ecc…); 50 centesimi per vetro, etichetta, tappo. Siamo arrivati a 2,5 €. Un po’ di margine per il commerciante/produttore non vogliamo calcolarlo???? Infine ricarico della gdo, e l’Iva che conta un bel po’… 22%. Insomma, sotto i 5 euro allo scaffale comprerete un vino che in una delle fasi di cui si è parlato sopra è andato decisamente al risparmio. Indovinate quale sarà? Secondo noi sicuramente l’acquisto dell’uva, o molto più probabilmente del vino già fatto. Come è possibile? Semplice si sfrutta il lavoro dei contadini, del vignaiolo o purtroppo la sua disperazione: si passa un mese prima della vendemmia quando deve liberare le vasche per il nuovo mosto e gli si dice: “vogliamo farti un piacere, ti svuotiamo la cantina, il prezzo però lo facciamo noi…”

2) Imbottigliato all’origine da, Prodotto e imbottigliato da, imbottigliato all’origine dalla cantina sociale. Tutte queste espressioni possono essere completate dalla dicitura “integralmente prodotto”, a condizione che il vino sia ottenuto da uve raccolte esclusivamente in vigneti di pertinenza dell’azienda e vinificate nella stessa.. Lo sappiamo, questa è una regolata un po’ noiosa, perché obbliga a guardare solitamente la controetichetta. Però è molto utile perché ci dice se quel vino è frutto di una filiera controllata da una sola azienda. Uve, vino e imbottigliamento sono in mano a un’unica cantina. Non sono state vendute a terzi che poi le hanno trasformate. Di che tipo di garanzia stiamo parlando? Il vino probabilmente sarà un po’ più buono perché chi si è coltivato le uve, se le è vinificate e poi ci mette la faccia con tanto di nome e cognome di solito non vuole fare figuracce troppo grandi. Attenzione alle sigle incomprensibili. Noi non sceglieremo mai un vino che abbia questa dizione: imbottigliato da ICQRF con il codice che segue, che è quello del registro carico e scarico attribuito dall’Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi e deve essere accompagnato (prima o dopo il codice non fa differenza) da un riferimento allo Stato di appartenenza (IT oppure ITALIA). Di solito dietro questa sigla ci sono i grandi commercianti imbottigliatori che realizzano numeri immensi di bottiglie miscelando partite differenti. In questo caso la qualità è molto difficile da scovare…

3) Fare affidamento su Doc e Docg (Dop), in misura minore sulle Igt (Igp), scartare i vini senza una di queste tre categorie. Questo terzo trucco seguitelo solo nella gdo perché fuori potrebbe farvi commettere degli errori… Sullo scaffale di un supermarket è una garanzia ulteriore che ci viene data. Sappiamo almeno da dove arrivano le uve e solitamente per le denominazioni di origine il valore delle stesse è leggermente più alto. In questo caso però fate attenzione che il vino sia stato imbottigliato nella zona della Doc e Docg, perché esistono purtroppo delle eccezioni. Un esempio su tutti: la Doc Sicilia dà la facoltà di imbottigliamento anche fuori regione. Se vedete che la bottiglia di Nero d’Avola davanti a voi, con confezione tanto bellina, porta come provincia di imbottigliamento Verona, Cuneo, Asti, ecc… riponetela delicatamente sullo scaffale e scappate a gambe levate…. Sulle Igt un 15% del contenuto della bottiglia può essere fatto con vino acquistato da fuori regione, non proprio un segnale di grande cura e tracciabilità…

 

Eccole qui le nostre 3 regole principali, che vi consigliamo di utilizzare tutte e tre insieme, perché prese singolarmente non ci danno alcuna garanzia. Se il vino che state puntando ha tutti e tre requisiti indicati c’è qualche possibilità che possa essere anche potabile. Ora, questi sono i nostri trucchi e i vostri?