Il Grande Viaggio nel Vino italiano: Morella, Musto Carmelitano, A’ Vita, De Bartoli e Barraco

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Queste sono le prime righe di queste ultime cinque storie…

 

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MORELLA – autore Fabio Giavedoni

Come fa uno scoglio ad arginare il mare» ce l’ha spiegato al tempo Lucio Battisti. Come ha fatto un contadino pugliese a incontrare un’enologa australiana è cosa più curiosa: ce la spiega Gaetano Morella, assieme a sua moglie Lisa Gilbee, mentre dal terrazzo all’ultimo piano della loro casa di Manduria osserviamo i vigneti che si distendono a perdita d’occhio nei dintorni, giù fino al mare che si intravede sullo sfondo. Lisa si era appena laureata in Enologia in Australia e voleva fare esperienze in giro per il mondo. «Arrivai per la prima volta in Italia nel 1992, con il proposito di fare la vendemmia in Toscana, a Castello di Ama. Volai a Francoforte e poi in treno fino a Firenze, dove arrivai giusto la sera prima dell’inizio della raccolta delle uve. Il giorno dopo rimasi sconvolta, non tanto perché non avevo avuto il tempo di capire in che mondo ero capitata, ma perché facevano tutt’altro rispetto a quello che avevo imparato all’università: sembrava un incubo. Poi, bevendo i loro vini a pranzo, ho capito subito che erano molto buoni e che c’era per me tanto da imparare»…

 

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MUSTO CARMELITANO – autore Fabio Giavedoni

«Ho cominciato a fare il vino con mio padre e con mio zio, all’età di 10, 12 anni: un vino supertradizionale, che si beveva in casa, fatto senza alcun criterio enologico e tecnico». Si presenta così Elisabetta Musto Carmelitano, che oggi ha 35 anni, e i suoi non sono racconti fantastici ma pura verità. «Nessuno aveva studiato o letto come si faceva il vino, ma tutti sapevano esattamente che cosa si doveva fare e soprattutto che cosa non si doveva fare, a partire da mia nonna, che era analfabeta ma aveva più sensibilità di tutti nell’ascoltare il mosto mentre fermentava. Sin da piccolina in famiglia mi presentavano a chiunque come “produttrice di vino”». Un destino insomma, che neanche gli studi per la licenza pedagogica sono riusciti a modificare, «anche perché esattamente quando mi sono diplomata hanno deciso di indire l’ultimo concorso pubblico e così mi si è chiusa anche quella opportunità. Non mi rimaneva veramente altro che fare il vino»…

 

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A’ VITA – autore Giancarlo Rafele 

«Se non sai cos’è, allora è jazz». E giù una risata liberatoria. È così che nel film La leggenda del pianista sull’oceano, il trombettista Max Tooney viene arruolato sul transatlantico dopo un’improvvisazione sulla banchina dov’era ormeggiato il Virginia. Incompreso. Così dev’essersi sentito Tooney appena ha smesso di soffiare nella sua tromba. Incompreso. Così dev’essersi sentito Francesco Maria De Franco quando ha messo sul mercato le sue prime bottiglie. Bottiglie di Cirò. Non un Cirò qualsiasi come eravamo abituati a berlo in questa terra poco abituata ai cambiamenti e alle innovazioni, un Cirò diverso, un gaglioppo in “levare” che creava una sensazione di bevuta incalzante e ondulatoria. Esattamente come uno swing. Uno swing per palati “educati” quello imbottigliato da Francesco con il nome di ’A Vita, la vite. A Cirò Marina. In Calabria. Uno swing incompreso. Ma il solista De Franco, noncurante, continuò a scrivere le sue partiture, così diverse da tutte le altre…

 

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DE BARTOLI – autore Giancarlo Gariglio

Un uomo contro. Sempre. In direzione opposta e contraria. Ma anche un sognatore, capace di desiderare così ardentemente un futuro migliore per la sua terra da pagarne il prezzo sulla sua pelle. Questo è stato Marco De Bartoli. Il vero signore del Marsala. E pensare che, come ci raccontano i suoi figli Gipi (Giuseppina), Sebastiano e Renato, lui poteva benissimo percorrere altre vie, certamente più agevoli. «Era nato il 4 marzo del 1945 da una delle famiglie che contano, di Marsala e del Marsala. Da parte materna era imparentato con i Pellegrino, proprietari di una delle aziende vinicole più in vista della città. Per i primi anni lavorò anche per loro. Ma poi a metà degli anni Settanta, dopo aver provato a imporre senza successo le sue idee, decise di abbandonare l’azienda familiare per crearne una tutta sua». La visione era semplice. I suoi Marsala dovevano nascere dalle vigne. Un concetto rivoluzionario, tanto è vero che qui, a distanza di quarant’anni, non è ancora praticato quasi da nessuno…

 

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BARRACO – autore Giancarlo Gariglio

«Da dove partiamo? Dagli inizi? Il problema è che di inizi ne ho avuti molti. Dal ragazzino che girava a bocca aperta nei piccoli vigneti paterni o dallo studente squattrinato che frequentava l’università e che faceva il vino per i propri amici, per arrivare al 2004 quando finalmente la mia attività parte sul serio, con la prima etichetta ufficiale». Nino Barraco è un giovanotto di 40 anni. Siamo a Marsala, sulle colline più alte della città più occidentale della Sicilia. Dalla sua cantina bianca e nuovissima si gode una vista che ha pochi eguali: lo sperone roccioso di Erice sulla destra, sotto le saline che al tramonto e all’alba si tingono di rosa e sullo sfondo lo spettacolo delle isole Egadi. Niente male per un vignaiolo che ha costruito tutto questo un centimetro alla volta, che aveva ereditato pochissima terra e che si è conquistato sul campo tutto quanto. «Gli inizi furono molto stentati ma anche avventurosi. Non avevo neppure i soldi per le bottiglie…

 

Alcune foto degli interni del volume:

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