Gelate notturne: il Nord in ginocchio, pagano soprattutto Piemonte e Lombardia

È stato uno dei principali oggetti di discussione durante gli incontri con i tanti vignaioli presenti a Vinitaly e fiere parallele: “siamo già in piena primavera – con vari problemi di siccità – o c’è ancora il rischio di qualche gelata notturna?”. Ammissioni a bassa voce, appena sussurrate per ovvie premure scaramantiche, ma il verbo era concorde: ci possiamo ancora aspettare il peggio…

E questo tremendo peggio si è fatto vivo, due notti fa – e forse anche durante quella appena trascorsa: gelate notturne hanno colpito i vigneti della Padania, con particolare accanimento nel Monferrato, nelle pianure venete, in Romagna e in Franciacorta.

È soprattutto in quest’ultimo comprensorio che si sono registrati i danni maggiori, come testimoniano le foto – ma sono solo alcune, ne abbiamo raccolte purtroppo tantissime – che alleghiamo qua sotto; e come mostra il filmato girato a Erbusco da un nostro amico produttore, più che eloquente nel suo gelido silenzio (pensa di aver perso almeno il 90% della produzione).

Queste gelate notturne sono state causate dalla particolare congiunzione di più fattori, in molti casi anche inspiegabili: clima siccitoso nel momento in cui le piante stavano spingendo linfa ed erano vicine allo stress idrico, improvviso vento molto freddo in arrivo dai Balcani, nessun ristagno di (più calda) umidità a fare da ammortizzatore termico. Ma nessuno ha la risposta definitiva, si fanno solo supposizioni.

In ogni caso i vigneti della Franciacorta più colpiti sono stati quelli più esposti al gioco delle correnti d’aria, senza distinzioni tra pianura e collina, tra zone storiche vocate e altre di recente impianto. Sulla stessa pianta sono state colpite le gemme più giovani, più fresche, rispetto a quelle già più strutturate; colpito soprattutto il pinot nero, che in genere germoglia dopo lo chardonnay.

Spesso sono state piccolissime differenze a far si che un vigneto sia completamente gelato e quello di fianco invece sia stato risparmiato; una sottile, imprevedibile e per certi versi incomprensibile concatenazione di piccoli eventi che ha decretato – per molti vignaioli – il de profundis di questa annata.

Per comprendere meglio lo stato d’animo con cui questi vignaioli hanno vissuto queste nottate (crediamo piuttosto insonni, o comunque agitate) vi riportiamo le parole che ci ha spedito un amico produttore:

Cos’è successo stanotte in Franciacorta?

Metterlo nero su bianco è difficile ma proviamo a farlo un passo alla volta.

La vite è in pieno risveglio, i germogli si sono aperti, le foglie sono distese e i grappoli cominciano a vedersi, in questa fase la pianta si sviluppa molto allungando i propri tralci, che sono in questo momento molto delicati, andranno ad indurirsi con il tempo.

Nella scorsa notte correnti d’aria molto fredda hanno colpito la pianura, incanalandosi secondo una trama logica solo a loro; le temperature si sono abbassate di colpo dai 20 e più gradi di qualche giorno fa a qualche grado sotto lo zero. Hanno continuato per tutta la notte trovando un complice nel cielo senza nuvole che ha contribuito alla disastrosa unione di fattori scatenanti.

Le parti verdi della pianta non erano pronte a questo brusco abbassamento e in poche ore sono state colpite in maniera devastante. Poche sono le parole che possono descrivere la devastazione che la mattina ci siamo trovati di fronte ai nostri occhi: lo potete vedere da queste foto…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Enrico Selvi

    E purtroppo continua….almeno nel Chianti!

  • Hélder Pessoa Câmara

    L’importante, spero, non abbia intaccato il tronco con “necrosi” nella zona cambiale, perché le viti potranno essere recuperate soltanto con un taglio alla base. Detto questo, la natura è natura e così si comporta ogni tanto, questo, anche grazie al contributo dell’uomo, che pare gli abbia dato una mano. Comunque dopo tante, ma tante vendemmie felici, se si andrà incontro ad una stagione mediocre o addirittura quasi nulla in alcune zone non sarà una tragedia. L’importante che non succeda più, o almeno (dato che una delle ultime più tragiche aveva colpito gli ulivi nel Chianti nel 1985) avvenga raramente, molto raramente. Non vorrei che il mondo vitivinicolo diventasse come i comprensori tipo, comprensorio sciistico Monginevro, comprensorio sciistico Trentino Alto Adige, comprensorio sciistico Mondolè, comprensorio sciistico dell’Abetone, ecc….. che quando non nevica lamentano perdite stratosferiche (chiaramente in parte giustificabili) per poi richiedere contributi dallo stato per calamità climatiche/economiche, invece nelle stagioni dove la neve arriva già ad ottobre per finire a maggio con ricavi e incassi incredibili, nessuno ma nessuno pensa di riconoscere una parte dell’utile ad associazioni di volontariato, ristrutturazione di opere d’arti, realizzazioni di parchi estivi per famiglie con redditi bassi ecc ….. Nelle discussioni da Bar, si dice che per queste cose ci deve pensare lo stato (con le tasse che paghiamo ???). Ho amici che lavorano sia nel settore vitivinicolo sia nel mondo dello sci, non immaginate quanta evasione fiscale esiste, oltre i contributi e le agevolazioni che ricevono …. ma sempre al bar direbbero, questa è un’altra storia meglio non parlarne che così va bene a tutti.

    • Luca Paolo Virgilio

      Per la grandissima parte le aziende vinicole (e quelle agricole in generale) italiane sono piccole aziende a conduzione famigliare, che in molti casi vivono del vino che vendono, spesso di quello dell’annata corrente. Le società di capitali che imbottigliano precedute da paillottes e superenologi sono solo una parte di questo mondo, quella che di certo non ne risentirà granché e anzi cadrà sempre in piedi.
      Poi ci sono centinaia (?) di famiglie che hanno visto mesi di faticoso lavoro distrutto e che forse avranno difficoltà a far quadrare i conti o anche solo a ripagare il mutuo.

      • Hélder Pessoa Câmara

        … sono d’accordocon te, ma chi scrive su Slow Wine gestisce anche una guida, come le tante altre guide che esistono, quella dell’Espresso, Guida ai Vini d’Italia, Bibenda, Annuario dei migliori vini italiani-Maroni, ecc….. ed io a quelle cantine che sono segnalate su queste guide mi riferivo. Di quelle aziende che fai riferimento tu (piccole aziende a conduzione famigliare, che in molti casi vivono del vino che vendono) tolte alcune segnalate su Slow Wine, non se ne vede traccia nelle guide. Prova a sfogliarle sono tutte aziende da 30-40-100-200 mila e più bottiglie a prezzi molto alti, per cui se per un’annata la natura non è stata favorevole, come ho detto, non sarà una tragedia. E chi scrive l’articolo a quelle sulle guide si riferisce e di questo stiamo parlando. Tutto quì.

        • Gentile Helder a parte che abbiamo almeno 200/250 cantine con meno di 30.000 bottiglie. Non è detto che aziende più grandi, con mutui sulle spalle, patiscano di meno un evento così disastroso come quello accaduto in questi giorni. La rata del mutuo se il vino non c’è non si paga da sola.