Freixenet, ovvero quando ci facciamo fregare anche il Prosecco

La notizia era già trapelata durante l’ultimo Prowein, ma era passata quasi in sordina: Freixenet, il colosso spagnolo delle bollicine conosciuto in tutto il mondo per la produzione di Cava, si lancerà sul mercato mondiale con due proprie etichette di Prosecco (Doc e Docg).

Una cosa non da poco. Ma chi è Freixenet?

La cantina è nata nel 1861 e da allora è sempre rimasta di proprietà della famiglia che l’ha fondata; ora a capo c’è la terza generazione di discendenti che gestiscono una produzione complessiva di oltre 110 milioni di bottiglie, provenienti dalle 16 cantine sparse nel mondo (non solo Spagna, ma anche Usa, Francia, Argentina e Australia) e un fatturato di 530 milioni di euro. Il marchio è molto conosciuto nel mondo anche grazie alla sponsorizzazione ufficiale del Motomondiale.

Perché Freixenet ha voluto il proprio Prosecco? «Perché è un vino perfetto per il palato degli inglesi – ha spiegato alla stampa Liza Madrigal, responsabile marketing di Freixenet in UK – e noi siamo molto forti commercialmente in Gran Bretagna; così abbiamo ideato questa nostra private label, che distribuiremo nella ristorazione e nella grande distribuzione di qualità».

Per portare a buon frutto l’operazione ci voleva evidentemente il vino, che Freixenet ha pensato di procurarsi grazie a un accordo con la cantina La Marca di Oderzo, il colosso della cooperazione che controlla quasi un quarto della produzione totale del Prosecco, grazie a 9 cantine di produzione e oltre 5.000 viticoltori associati, che coltivano glera in circa 9.000 ettari di vigneti. Oggi il progetto si è trasformato in realtà, ed è già stata effettuata una prima spedizione “di prova” di 250.000 bottiglie di Prosecco Doc (e poche migliaia di Docg) verso il mercato inglese.

Tutto ciò è abbastanza normale in tempi di mercato globalizzato – oltre che assolutamente legale e legittimo – ma non possiamo non notare alcune grandi problematiche, o storture, generate da questa operazione:

1 – c’è il rischio che quella di Freixenet, il cui marchio e la cui immagine nel mondo sono molto più forti e imponenti di qualsiasi produttore storico italiano, possa diventare l’etichetta di Prosecco più conosciuta nel mondo;

2 – questo acuirebbe ancora di più il processo di deterritorializzazione del Prosecco, che già ora viene associato nel mondo a zone vinicole vagamente “near Venice”: la percezione, già labile, del legame tra il Prosecco e il suo territorio d’origine subirebbe un ulteriore contraccolpo negativo;

3 – l’immagine che Freixenet sta costruendo attorno alle sue due etichette punta su eleganza, lusso e raffinatezza (anche se taluni, guardando le bottiglie, potrebbero obiettare…), mentre in genere il Prosecco viene percepito nel mondo come vino “friendly”, informale, di immediato e simpatico approccio: questo cambio di orizzonti potrebbe confondere un po’ le idee ai consumatori;

4 – bisogna capire che prezzi imporrà Freixenet e quali ricadute economiche potrà avere sui produttori virtuosi di Prosecco. Ponetevi solo per un attimo la domanda “ma se le vendite di Freixenet dovessero andare benissimo, chi è che potrà garantire grandi forniture del prodotto con continuità? E a che prezzi?”.

Commenti all’operazione in zona? Pochi, e appena sussurrati, probabilmente per la decenza di tutti i produttori (di uve, di vini sfusi, di bottiglie) di non sputare nel ricco piatto dove mangiano con soddisfazione tutti i giorni. Qualcuno però lascia trasparire qualche ragionamento ironico, mormorato a denti stretti: «stiamo aspettando che l’Unesco dichiari patrimonio dell’umanità le colline e le rive del Prosecco, così da tutelarle e preservarle come meritano, e poi facciamo il vino per gli spagnoli che lo portano in giro per il mondo. Non è così che funziona…».

 

 

 

  • Mi pongo una domanda: perché Freixenet ha un marchio e un’immagine nel mondo “molto più forti e imponenti di qualsiasi produttore storico italiano”?, dove stiamo sbagliando noi italiani?