Rompere il Chianti Classico e rifarlo più bello

Senza titolo-1Davide Bonucci è un ragazzo molto alto, con spalle da nuotatore, esperto di numeri e di vino, che da qualche anno anima l’attività dell’Enoclub di Siena. Tra gli obiettivi dall’Associazione vi è quello volto alla difesa dei vini di territorio.

 Proprio per questo tanti bravi produttori hanno aderito con entusiasmo alle iniziative organizzate da Davide e dal suo valido staff.

 Il 5 Dicembre prossimo, il Four Season di Firenze ospiterà un incontro organizzato dall’Enoclub che avrà, come tema, una possibile zonazione del Chianti Classico. Il tema è stato affrontato più volte da Slow Wine (qui per esempio) e ci pare sia il momento di unire la nostra voce a quella di chi ritiene che il Chianti Classico sia una denominazione splendida, meritevole di essere comunicata non solo attraverso l’omogenea qualità della sua produzione ma, anche, promossa specificando la diversità dei suoi territori.

 

Nella stessa direzione vanno i commenti di Antonio Boco, firma del Gambero Rosso, su Tipicamente,  e quelli del giornalista americano Antonio Galloni su Vinous. A questi, si è unito, da tempo, Roberto Stucchi Prinetti, dell’azienda Badia a Coltibuono il quale, sulla rivista Chianti Classico Magazine dello scorso settembre, è intervenuto con un articolo riguardante il fermento che muove molti produttori della denominazione. Roberto ha riportato un’idea che anche io ho raccolto in molte aziende durante le tante visite svolte per Slow Wine: la necessità di frammentare la denominazione.

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Al Four Season interverranno alcuni protagonisti del territorio, uno per ogni comune del Chianti Classico e delle sottozone riconosciute per le loro peculiarità, come, per esempio, Panzano e Lamole. Parleranno delle caratteristiche della loro area, preceduti da un’introduzione tecnica dell’enologo Maurizio Castelli.

 

Spero davvero che sia l’inizio di un dialogo che possa portare a una maggiore ed efficace comunicazione dei vini prodotti nel magnifico percorso che da San Casciano Val di Pesa, a nord, porta a Castelnuovo Berardenga, lembo meridionale dell’areale. Tale comunicazione potrebbe iniziare proprio aggiungendo la menzione del Comune o della sottozona di provenienza sull’etichetta.

 

È il momento di scomporre il Chianti Classico in tutte le sue variabili territoriali non per suggerire gerarchie ma per fa conoscere, in modo più approfondito possibile, la potenzialità e la bellezza di un insieme di luoghi viticoli molto diversi.