Festività finite, si ricomincia! Verticale di Nature di Monsupello

Monsupello è l’azienda vitivinicola creata alla fine degli anni Cinquanta dalle illuminate visioni di Carlo Boatti, che raccolse l’eredità di una famiglia dedita all’agricoltura già dalla fine dell’Ottocento.

Come scrive Giovanni Maggi nella sua biografia, Boatti non è mai stato un vignaiolo – nel senso del termine che intendiamo oggi – ma uno dei primi “veri” imprenditori agricoli italiani, capace di coniugare la sapienza e la tradizione agricola di una terra magnifica come l’Oltrepò Pavese con le leve moderne della comunicazione e del commercio, attraverso una precisa idea di impresa che deve produrre ricchezza e felicità per tutti.

Negli anni Ottanta Monsupello si impose sul mercato italiano con la produzione di un Brut da Metodo Classico; dopo una decina di anni – scanditi dal confronto continuo, serrato e incalzante tra Carlo Boatti e il figlio Pier Angelo, e da numerosi “esperimenti di cantina” – vennero messe in commercio le prime bottiglie del Nature, un Metodo Classico non dosato.

Una proposta che oggi definiremmo “di moda” ma che al tempo fu illuminata e lungimirante, portata avanti nel tempo con grandissima dedizione e innegabile capacità da Marco Bertelegni, da più di 10 anni responsabile della produzione di Monsupello.

Il Nature è l’archetipo del Metodo Classico da pinot nero (anche se nella cuvée concorre una piccola quota di chardonnay); un vino “classicissimo,” di riferimento assoluto, come le creazioni di Chanel nel campo del tailleur.

La base è la stessa del Brut, anzi fino alla sboccatura i due vini sono fondamentalmente la stessa cosa: poi uno (il Brut) viene dosato con qualche grammo di zucchero mentre il Nature viene lasciato così com’è, “nudo e crudo”. La logica direbbe che l’opportunità del dosaggio permetta al Brut di essere “più preciso”, e quindi in un qualche modo più buono, del Nature; all’assaggio invece – anche e soprattutto alla cieca – non è mai così, e la stragrande maggioranza delle persone preferisce il Nature. (Questa cosa resta un mistero per tutti, in particolare per Bertelegni che ancora oggi non si capacita di come ciò possa accadere :-)).

Il Nature dalla sua ha questa grandissima dote: ti affascina e ti cattura in un lampo. È esattamente come un colpo di fulmine, ma non di quelli che dopo qualche giorno non ti ricordi più chi era, bensì di quelli che non ti mollano più, che ci passi tanti anni assieme. O perlomeno per me è stato così.

In occasione della presentazione della guida Slow Wine in Oltrepò Pavese – un appuntamento che negli anni è diventato sempre più ricco e imperdibile, grazie alle capacità del fiduciario Teresio Nardi – abbiamo assaggiato alcune bottiglie provenienti da “dégorgement storici”, cioè non sboccate per l’occasione ma conservate da tempo nelle cantine di Monsupello con il definitivo tappo a fungo. Erano presenti, oltre a una trentina di fortunati appassionati, Marco Bertelegni – che ci ha raccontato la storia di ogni vendemmia (che non viene riportata in etichetta; il vino non è millesimato) e di ogni bottiglia – e i fratelli Laura e Pier Angelo Boatti, assieme alla madre Carla, vera memoria storica dell’azienda.

Nature – vendemmia 2014, sboccatura ottobre 2017

La produzione attualmente in commercio è una conferma dello stile, incisivo e profondo anche in età giovanile, di questa etichetta: il naso, di grande finezza e pulizia, sfoggia delicate note di fiori, di frutta matura e di miele; il sorso è teso, lungo, fresco, con un finale profondamente sapido. Un Metodo Classico da bere subito ma tranquillamente da conservare in cantina.

Nature – vendemmia 2010, sboccatura 2015

Mostra subito i segni di una splendida evoluzione molto contenuta, quando cioè il frutto fresco si arricchisce delle prime note di frutta secca senza decollare verso le note eteree, e senza perdere nemmeno un filo di quella tensione, di quella incisività e di quella profondità che contraddistingue in maniera implacabile, da sempre, il palato del Nature. Un Metodo Classico da bere sempre, in qualsiasi occasione.

Nature – vendemmia 2006, sboccatura 2011

La prima annata interamente seguita, in produzione, da Marco, ha un passo di evoluzione in più rispetto alla precedente, che eleva di un gradino l’eleganza e la complessità del vino. La bocca è sontuosa, forse meno profonda e ficcante delle edizioni più giovani ma molto più distesa e ampia: il volume diventa progressivamente avvolgente, per poi arrestarsi al momento giusto, tornando a far vibrare a lungo la profonda vena acido-sapida. Un Metodo Classico perfetto per un bel pranzo, anche sostanzioso.

Nature – vendemmia 2004, sboccatura 2008

Ancora più evoluzione, che tende verso quello english style che piace a molti ma senza le pesantezze della “famosa” mela cotta che contraddistingue gli Champagne maturi (e che a mio avviso non è quasi mai segnale di buona finezza). Questo Nature invece è elegantissimo, dotato di una bocca ancora più profonda e tesa, capace di sollevare il vino sul palato per poi esplodere con una piacevolissima nota balsamica finale. Un Metodo Classico che fa bene per il raffreddore: no vicks sinex, si Monsupello 2004!

Nature Selezione Carlo Boatti – vendemmia 2002, sboccatura 2012

Questa Selezione è rimasta quasi 10 anni sui lieviti: un Metodo Classico “da meditazione” (avrebbe, forse, detto Veronelli…), che propone il tetto massimo dell’evoluzione positiva del pinot nero. È salmastro, iodato, voluttuoso e pungente come una Fine de Claire. Facilmente, ma banalmente, lo potresti definire un vino “difficile”, ma se ti soffermi un attimo sul calice ti accorgi che non è affatto così: il naso è oltremodo complesso, ma se ti affidi – senza pregiudizi – al palato, concedendoti totalmente al vino, lui ti conquista con una facilità di beva assoluta, immediata. Da far assaggiare a chi non ha mai provato un Metodo Classico maturo.

 

P.S. Tutte le annate sono disponibili, in numeri limitati, per l’acquisto in cantina!