Expo: le Langhe tra strade improponibili e cementificazione. L’Unesco parte zoppa?

091337934-8aaf3f81-0bef-4a04-b392-6d0273d832a5Ieri sulla sezione torinese de La Repubblica è uscito un articolo molto interessante, firmato da Paolo Luciano, dedicato alle strade dissestate delle Langhe. Si diceva che il famoso pullman (Barolo Express) che porta i turisti di Expo nella zona del Barolo e del Barbaresco ha non pochi problemi nel districarsi nel groviglio di strade che lamentano ormai una scarsa cura da parte della provincia, che non ha più i soldi per la manutenzione ordinaria, e di quelle dissestate dalle piogge intense.

Le foto di Bruno Murialdo sono senza dubbio esemplificative di questa situazione di grave disagio. È stato intervistato anche Paola Damilano, produttore di Barolo e presidente della Film Commission piemontese, che ha dichiarato: «Ci facciamo anche brutta figura: è un po’ come quando entri in una casa e vedi il pavimento sporco. L’impressione che ti resta non è delle migliori anche se magari l’arredamento è da favola. Lo stesso accade qui. È inconcepibile: non servono strategie particolari. Piuttosto diano le competenze e i fondi ai Comuni, così supereremo questo disinteresse generale ». Insomma a un anno dalla dichiarazione delle Langhe e del Monferrato patrimonio dell’Unesco la situazione non pare delle più felici. C’è sicuramente da ripensare le strategie di sviluppo economico della zona, perché portare turisti a frotte che poi si trovano a affrontare una situazione di disagio non è il miglior biglietto da visita possibile

astemia-ky6-U10401786929137ryC-700x394@LaStampa.itCome se questo non bastasse Franco Ziliani ha dedicato ultimamente più di un articolo a quello che definisce lo scempio delle colline langarole, con costruzioni poco compatibili con la bellezza oggettiva del luogo. Su questo punto, anche se con toni diversi, concordo pienamente e penso che lo facciano anche gran parte degli amanti delle celebri colline piemontesi. A gennaio abbiamo avuto l’ultimo esempio di scarso amore per il territorio con l’inaugurazione della cantina “L’Astemia Pentita”, due scatole di cemento sovrapposte nel cuore del cru più famoso: il Cannubi. Pensate se la stessa cosa fosse avvenuta nella Romanée Conti cosa sarebbe accaduto… Ma possiamo anche citare, oltre a tutti i capannoni nei fondovalle, anche il Boscareto Resort, non proprio un esempio di hotel che si mimetizzi, e anche il nuovo ospedale che sta segnando, con un’immane colata di cemento, il versante collinare di Verduno. Per tutti quelli che amano queste zone si tratta di una vera coltellata al cuore e non si comprende come queste contestazioni piuttosto elementari non sia divenute un patrimonio comune.

La Langa ha tutto per poter diventare per il turismo non solo zona di eccellenza italiana, ma mondiale: ha due tra le denominazioni con le maggiori potenzialità qualitative del nostro paese (ma anche tanti altri vitigni dalle potenzialità immense), un tessuto produttivo che vede la presenza e coesistenza pacifica di uno stuolo di piccoli vigneron con cantine più grandi e strutturate, una gastronomia e ristorazione che contano un numero di stellati Michelin e di osterie che non ha pari in Italia, infine ha ancora un rapporto tra la qualità e il prezzo dell’ospitalità esemplare.

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Cari langhetti è ora di cambiare verso, di comprendere come le colline siano patrimonio comune, che si deve difendere con le unghie e con i denti. Sono convinto che ci siano così tante persone che la pensano così che finalmente si possa e si debba creare un movimento di opinione che non tollererà più altri sfregi.

 

Immagini di Bruno Murialdo tratti da La Repubblica e da La Stampa, e l’ultima da Salviamo il Paesaggio