“… e se Caparsa sparisse?”. No Paolo, per favore non farlo

226504_1034552503027_40_nNon conosco troppo bene Paolo Cianferoni – l’ho incontrato solo un paio di volte – ma mi sta molto simpatico (e poi mi piacciono parecchio i suoi vini).

Paolo – come scrive di se qui – “è Coltivatore Diretto a Caparsa a Radda in Chianti dal 1982 con la sua compagna Gianna. Paolo ha un carattere impulsivo e ama profondamente la natura, le vigne e il vino”.

Ieri sul suo blog sono comparse queste parole – le potete anche andare a leggere qui – che per comodità vi riportiamo integralmente:

 

e se Caparsa sparisse?

Sarebbe una sconfitta. Ma sicuramente qualcuno gioirebbe, vedrebbe aumentare i propri spazi, meno concorrenza, un piccolo produttore rompicoglioni in meno.

Trentatre anni fa io e la mia compagna Gianna facemmo una scelta verso la Terra, che a parere di molti era sbagliata, poiché l’agricoltura e il vino non permettevano redditì soddisfacenti. Ma eravamo felici poiché i bisogni erano minori, il territorio del Chianti era più sobrio, i contatti umani erano semplici e sempre pieni di nuove esperienze, sopratutto con gli stranieri che cominciavano a venire nel Chianti. L’agriturismo nasceva in quegli anni e ci assicurava un reddito complementare alla produzione di vino, per continuare quella scelta di vita e di passione. Il vino si vendeva, non si vendeva, ma non era fonte di grande stress se non si vendeva.

image.axdOggi occorre comunicare sempre più e meglio, occorre passare un tempo infinito in ufficio, si passano ore davanti al computer e poi di corsa in vigna per fare il più velocemente possibile i lavori, e poi si rincorre la qualità e il mercato, e poi c’è la burocrazia da affrontare sempre più asfissiante, e poi le tasse e le scadenze, e poi gli innumerevoli eventi vinosi che portano via tempo, risorse e salute, e poi le permanenze turistiche ormai ridottissime che fanno forse felici gli albergatori, ma non certo i piccoli agricoltori, e poi le troppe regole sul lavoro… insomma una continua rincorsa per continuare a fare e vivere quel sogno che iniziammo tanto tempo fa. Ecco: il tempo, di tempo, oggi, c’è né sempre meno per la quantità di operazioni che occorre fare nel più breve tempo possibile.

Ma non crediate che ceda, resisterò con Gianna, come resisteranno quelli come me che hanno seminato tanto in questi decenni. Ormai siamo abituati a stringere i denti.

 

Pubblichiamo lo scritto di Paolo perché ultimamente ci capita fin troppo spesso, andando a visitare i produttori di vino italiani per Slow Wine, di ascoltare parole come queste. Di condividere dal vivo sfoghi e perplessità, speranze e “maledizioni” di tanti vignaioli che in questi tempi sono senza dubbio insofferenti, stanchi e amareggiati ma al contempo anche determinati, positivi e lungimiranti …

Sono sicuramente coraggiosi, perché ci vuole un bel coraggio per resistere …

E sono – questo ci piace dirlo – sicuramente belli, molto belli … 🙂

 

 

  • Carlo Nerozzi

    Caro Fabio, riporto anche qui il commento lasciato sul blog di Paolo, grazie al tuo post su Facebook:

    “Caro Paolo, mi permetto di darti del “tu” visto che siamo colleghi da molti anni (ho iniziato a produrre vino nel 1981). Grazie al post su Facebook di Paolo Giavedoni, vengo a conoscenza della tua realtà e di quanto scrivi sul tuo blog. Purtroppo condivido quanto tu scrivi perchè è l’esatta fotografia anche della mia situazione, così come lo è della situazione di molti vignaioli in Italia. Che fare ? Non ho una risposta, ma credo valga la pena stimolare una discussione in merito a questa realtà che rischia di impoverire la ricchezza produttiva del nostro Paese, se persone vere come te sono costrette a rinunciare al proprio sogno. Da soli oggi non si può fare nulla. Credo quindi che il primo passo sia proprio quello di diffondere il messaggio e trovare un momento per condividere una discussione e per trovare assieme possibili soluzioni. L’offerta oggi è enorme, sia come numero di bottiglie sul mercato sia come numero di produttori, spesso piccoli e non sempre di buona qualità. Per contro il “mercato” è cambiato e l’apparente crescita culturale legata alla diffusione di guide, riviste, blog, corsi di degustazione etc. , non ha in realtà portato il consumatore ad una reale valutazione della realtà. Paradossalmente, alla enorme diffusione di comunicazione quotidiana si contrappone una diminuzione delle possibilità di vendita. Le aziende strutturate che fanno marketing aggressivo crescono sempre di più, mentre i piccoli produttori non sono in grado di sostenere ritmi e costi di questo “nuovo mondo”. Non si tratta di affrontare un periodo di crisi, come spesso si dice e si scrive, ma di comprendere che il mondo è cambiato e a questo cambiamento si deve rispondere con nuove modalità. Hai la mia mail e , se credi, scrivimi per poterci meglio confrontare su questi argomenti. Un caro saluto da Sommacampagna, Verona. Carlo”

  • monica raspi

    RESISTIAMO,RESISTIAMO, RESISTIAMO!……( fino a che ce la facciamo!)
    Monica