È in libreria la nuova edizione di Guida ai Vitigni d’Italia: che aspetti a comprarla?

Da qualche giorno è disponibile in libreria la nuova edizione di Guida ai Vitigni d’Italia, un libro che racconta il fantastico e incredibilmente vasto mondo delle varietà di vite italiane, attraverso 700 schede che ne tracciano la storia, l’origine e la diffusione, oltre che soffermarsi sulle caratteristiche della pianta e del vino che si ricava.

guida-ai-vitigni-dItaliaUn testo che ho avuto l’onere e l’onore di curare (con il fondamentale apporto di Maurizio Gily) fino dalla sua prima edizione, data alle stampe nel 2004. Ora, a distanza di più di dieci anni, abbiamo deciso di uscire non con un’altra ristampa – come già avvenuto in passato (copertina della vecchia edizione a lato) – ma con una vera e propria riedizione, diversa non solo nella grafica ma anche nei contenuti.

La novità più eclatante sta nel numero di vitigni recensiti, che ha raggiunto quota 700; un numero doppio rispetto a quello che era l’obiettivo, non dichiarato ma fortemente sperato, che ci eravamo proposti nel 2004, ovvero di arrivare almeno a 365 varietà recensite, una per ogni giorno dell’anno, in modo da eguagliare la grandeur dei francesi che si vantano da sempre di produrre un formaggio diverso per ogni giorno dell’anno…

Sono 700 – suddivisi tra vitigni Principali, quelli con maggiore storia e presenza reale, e vitigni Minori, poco conosciuti (se non localmente) e di scarsa diffusione, spesso presenti solo in qualche piccola vigna – un centinaio in più rispetto alle edizioni precedenti.

Da dove sono usciti tutti questi vitigni? Ce li eravamo dimenticati? No, semplicemente in questi dieci anni è stata fatta molta ricerca in tutte le regioni d’Italia, grazie all’interesse di alcuni enti pubblici e privati e di alcuni singoli ricercatori; una ricerca non puramente accademica e fine a se stessa ma di grande importanza per almeno tre buoni motivi:

  • ha messo in risalto l’incredibile biodiversità viticola presente nelle nostre campagne, in passato spesso combattuta per fare spazio alle esigenze delle produzioni su larga scala ma attualmente ampiamente rivalutata alla luce di alcune considerazioni che andremo a fare qui di seguito.
  • ha portato, nella grande maggioranza dei casi, all’iscrizione di ogni singola varietà studiata al Registro Nazionale delle Varietà di Vite, depositato presso il Ministero delle Politiche Agricole. Questo fatto è di vitale importanza perché, come ripetiamo spesso nella Guida, se una varietà non è iscritta al Registro può essere coltivata ma è assolutamente vietato vinificare le uve e commercializzare il vino riportandone il nome, requisito fondamentale perché la varietà possa essere conosciuta e apprezzata. Insomma è un’uva che c’è realmente nel vigneto ma è come se non esistesse! Agli inizi del 2000 le varietà iscritte erano 360, ora – grazie a questo buon lavoro di ricerca – sono più di 500: tutte disponibili per essere coltivate, vinificate e riconosciute nel rispetto della legge.
  • può dare ai vignaioli italiani la possibilità di contare realmente su tante nuove varietà, finalmente “sdoganate” dal limbo burocratico nel quale versavano, per tentare di sopperire a un problema che sta diventando sempre più avvertito nella viticoltura italiana, ovvero l’oramai insostenibile vecchiaia di quasi tutti i cloni delle varietà maggiormente coltivate nei nostri territori. Da parecchi anni non vengono più “scoperte” nuove e significative selezioni clonali e quelle attualmente sul mercato – in molti casi “messe a punto” qualche decennio fa e replicate fino ad oggi per migliaia di volte – mostrano tutta la loro fragilità genetica, ammalandosi con maggiore frequenza e producendo con minore qualità. La possibilità di ampliare il parco delle varietà coltivate in un singolo territorio, o in una singola azienda, ha un valore fortissimo.

guida-ai-vitigni-d-italiaA mio avviso – ma forse sono troppo “parte in causa” 🙂 – dovrebbero acquistare Guida ai Vitigni d’Italia tutti gli appassionati del vino, che non amano solo il liquido alcolico ma anche la cultura e la storia che lo circonda; tutti coloro che devono sostenere gli esami finali – con relative domande sulle varietà italiane – dei vari corsi per diventare sommelier, assaggiatori di vino o anche solamente consumatori informati; e infine tutti i vignaioli italiani, perché possano avere piena coscienza dell’immenso patrimonio che hanno a disposizione.

 

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