Dove sono i vitigni nel mondo? Te lo dice Le Carte del Vino…

Da qualche settimana è in edicola una delle ultime pubblicazioni “vinose” di Slow Food Editore: si chiama Le Carte del Vino, ed è un atlante geografico e storico che ci racconta la diffusione dei vitigni nel mondo e ne fotografa la situazione attuale.

È stato redatto da due studiosi francesi, Adrien Grant Smith Bianchi e Jules Gaubert-Turpin, che hanno voluto passare in rassegna e raccontare la produzione enologica di 56 paesi del mondo, dalla Georgia alla Nuova Zelanda, passando per l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti, con tutte le denominazioni, i vitigni, i dati sulla produzione e le principali caratteristiche dei vini.

Un’immensa fotografia in 100 cartine d’autore, di grande formato, illustrate magnificamente, arricchite da dati e testi essenziali, che inquadra come le viti – e i vini – si sono diffusi nel mondo fino a raggiungere posti impensati come il Kazakistan o Tahiti.

Ottomila anni di storia condensati in un unico, prestigioso, lussuoso atlante che non può mancare nella biblioteca di ogni appassionato di vino, di geografia e di storia: un’ottima soluzione per “risolvere il problema” del regalo di Natale per gli amanti di questo mondo!

All’interno, tra le tante curiosità, le mappe della diffusione dei principali vitigni nel globo ma soprattutto la classifica mondiale dei vitigni per ettari impiantati, che riserva curiose sorprese: se ai primi due posti primeggiano cabernet sauvignon e merlot – e fin qui tutto abbastanza prevedibile – ci si stupisce subito che il terzo gradino del podio sia occupato dall’airén, una varietà a bacca bianca coltivata principalmente nella Spagna centrale, in particolare nella Mancha e Valdepeñas.

Allo stesso modo incuriosisce parecchio il fatto che il tempranillo occupi la quarta posizione prima di chardonnay, syrah, grenache e sauvignon. Il primo vitigno italico in classifica è il sangiovese, che occupa la quattordicesima posizione, venendo comunque dopo vitigni a noi quasi sconosciuti come il bobal e lo chasselas: è il segno della grande complessità delle vigne d’Italia, legate molto di più alle tradizioni locali che alle politiche di espansione vitivinicola congeniate a tavolino.

Per andare a vedere quale posizione occupano gli altri vitigni italici, ma soprattutto per scoprire quali varietà a noi sconosciute campeggiano in questa classifica, non resta altro che correre in libreria e accaparrarsi una copia di Le Carte del Vino; oppure acquistarlo online cliccando qui.

Credetemi, ne vale la pena!