Dove il mare è più blu…

La seconda giornata di degustazio1044620_10200427604868503_1881827754_nne per la Campania, è la più tosta : si inizia con i Taurasi, pensate un po’…Giusto lo stacco con uno spaghetto al famoso pomodorino di Montecalvo ed una frittatina alla Ramata di Montoro, per amore della quale, Giancarlo Gariglio ha addirittura proposto la modifica del disciplinare della bagna cauda, inserendola al posto dell’aglio ;-)!!! Consumato il pasto frugale, via di nuovo a farci riprendere a calci le gengive dai tannini esuberanti. In questo scenario, come volete che avessimo preso la buona nuova di una corroborante visita in un’azienda biologica di Maiori??? Con grande entusiasmo, of course!!!

Durante il tragitto, appena il tempo di fare qualche valutazione sull’annata rispetto ai Taurasi degustati, (ero in macchina con quella bella faccia di Pasqua di Alessandro Barletta, di cosa potevamo parlare?) che già eravamo ai piedi del monte Avvocata di Maiori dove ci attendeva una persona delegata dal titolare dell’azienda ad accompagnarci con la jeep su in montagna. Essì, solo la jeep e… l’auto di Marina Alaimo possono superare tali dislivelli e per giunta su una strada così stretta ;-)!!! E, con Giancarlo leggermente sbiancato in volto per “lo periglio scampato”, siamo al cospetto di Raffaele Palma che ci accoglie con gran piacere, insieme al winemaker Vincenzo Mercurio, abbigliato per l’occasione, in tipica tenuta da lavoro con relativo cappello di paglia. Raffaele è di origini contadine, proveniente da Giugliano di Napoli, nel suo precedente lavoro non siè discostato di molto dalla terra : si è occupato infatti, del suo prodotto principale, uno dei più antichi, il legno. Importatore di legnami, dall’Africa, dall’America del Nord, dalla Slovenia, egli approvvigionava la sua area nei settori più disparati, a Napoli il legno si chiamava Palma!

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All’improvviso il colpo di fulmine con questo angolo incontaminato della Costiera Amalfitana, complici alcuni soggiorni estivi in quel di Maiori, per il luogo, e la scelta dei suoi due figli di non continuare l’attività del legno ma di svolgere la loro professione di ingegnere e commercialista nella Milano “da bere”…A dispetto della sua pur non giovanissima età, Raffaele, abituato a lavorare a ritmi sostenuti da quando portava i calzoni corti, si butta anima e corpo, com’è suo costume, anche in questa impresa. Incomincia ad acquistare pezzo dopo pezzo, la terra che ormai ammonta ad una superficie maggiore di 20 ettari, di cui 6 vitati ed il restante a limoneti, bosco e…una parte anche a coltivazione sperimentale di zafferano. L’azienda vera e propria prende corpo nel 2005 con il recupero degli oliveti e degli agrumenti ormai abbandonati per l’alto costo di allevamento che la condizione geo-morfologica dei terreni presupponeva : qui la parola “trattore” non esiste, si fa tutto a mano come duecento anni fa.

Consigliato da bravissimi tecnici, nello stesso anno nell’azienda Palma si reimpiantano le antiche varietà autoctone della costiera, recuperando anche alcune vecchie viti sopravvissute all’abbandono. Ed è anche campo sperimentale per il recupero di antichi cloni di sfusato amalfitano. La successiva conduzione aziendale, avviene interamente all’insegna dell’ecocompatibilità, quindi in regime biologico certificato. Infatti, per il contenimento dei trattamenti fitosanitari, nell’azienda sono attive ben due stazioni meteorologiche.

 

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Attualmente Raffaele Palma produce vino, olio e limoni, ma è già proiettato verso la produzione di marmellate e miele biologico. La cantina è stata ricavata dal recupero di un vecchio fabbricato colonico, ed è attrezzata con tutta la tecnologia possibile e al passo con i tempi… Solo Dio lo sa, come sono riusciti a portare lassù i serbatoi d’acciaio, la pressa pneumatica e altro.

 

 

Qui nell’azienda Palma si producono tre vini :

Il Puntacroce che nasce da un assemblaggio tra falanghina, biancolella, ginestra ed altre varietà locali (fenile, ripoli, pepella). Il profumo è caratterizzato da sentori di mandarino, albicocca, fiori di agrumi e lavanda. Al gusto le marcate note minerali sono piacevolmente accompagnate da una discreta sapidità. Il finale persistente è di frutta gialla candita.

Bottiglie Prodotte: 10.000 circa

 

Costa d’Amalfi Rosato Il Salicerchi

Da una soffice pressatura di Piedirosso, Aglianico e Tintore nasce il Salicerchi, vino rosato dal colore cerasuolo intenso. Profumo di cassis, liquirizia, chiodi di garofano, e fragoline sotto spirito, al palato fa sentire tutta la sua freschezza e l’imponente enfasi alcolica che ben si bilancia con le note sapide. La persistenza fa a meno dei tannini ma si fonda su un ottima struttura acida.

Bottiglie prodotte: 6.000 circa.

 

Costa d’Amalfi Rosso Montecorvo

Da un uvaggio di Piedirosso, Aglianico e Tintore nasce il Montecorvo, dal colore rosso rubino intenso ed il profumo di prugne rosse, arance, petalo di rosa e ribes. Al gusto è fresco con piacevole persistenza aromatica e alla struttura tannica non invadente.

Bottiglie prodotte: 3.000 circa.

 

 

1005941_10200427595788276_1379244333_nEd è proprio in un veloce appetizer a base di salumi e formaggi, che proviamo questi fantastici vini, e tentando di seguire la teoria del salame di Fabio Giavedoni, sono rimasto piacevolmente meravigliato da cotanta verità…confermo, è proprio così!!! Epperò, caro Fabio, vorrei lanciare un’altra teoria, “chella ro cascavaddr’ ”, a completa disposizione per spiegazione, nonché relativa dimostrazione pratica ( N.B. non portarti il Gariglio…non capirebbe, lui sa perchè!!! ;-))

 

La felicissima giornata si chiude a Cetara da Pasquale Torrente, il re delle alici…naturalmente a tavola, con Clelia Romano, la regina del Fiano di Avellino, Angelo Pizzi l’esperto enologo studioso del Fiano e…tutto il cucuzzaro di Slow Wine!