Dossier Burocrazia. SoloRoero: “Il problema non sono i registri, ma i numerosi controlli cui siamo sottoposti”

Dal 1 maggio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di adottare il sistema dematerializzato dei registri vitivinicoli. Un cambiamento che nelle intenzioni del normatore dovrebbe agevolare le operazioni amministrative. E quindi ridurre i labirinti burocratici che asfissiano il settore primario.

Non tutti però sono convinti che questa sia la soluzione ottimale: in molti prevedono ulteriori difficoltà soprattutto per chi, tra le strutture aziendali di piccole dimensioni, fa fatica a stare dietro agli adempimenti richiesti. Ecco che abbiamo voluto spiegare che cosa si intenda esattamente per dematerializzazione dei servizi e chiedere un parere ai diretti interessati.

Dopo l’intervista a Andrea Kihlgren, il vignaiolo che per primo ha scritto alla redazione di Slow Wine – leggi qui se vuoi – per manifestare le proprie preoccupazioni riguardo il trasferimento on line dei registri, e quella a Matilde Poggi, presidentessa della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), oltre che titolare dell’azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese – leggi qui – abbiamo continuato dando la parola a Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato (leggi qui).

 

Oggi ci aspettano invece i giovani viticoltori dell’associazione SoloRoero, composta da Luca Faccenda (azienda agricola Valfaccenda a Canale), Alberto Oggero (dell’omonima cantina tra Canale e Santo Stefano Roero) e i fratelli Emanuele ed Enrico Cauda (Cascina Fornace).

 

Facciamo una piccola digressione per presentare questa giovane associazione. Che giovane si può definire sia considerata l’età dei componenti – tutti nel fiore degli anni e tutti viticoltori di prima generazione – sia considerata la gagliarda età delle loro aziende, nate tra il 2009 e il 2011. L’obiettivo è condividere quanto più possibile il lavoro in vigna e cantina e valorizzare al massimo il territorio, vinificando solo Roero Docg e il Roero Arneis Docg per un totale di poco meno di 40 mila bottiglie all’anno. Una dichiarazione di intenti ben scandita dal nome dell’associazione.

Siete pronti ad affrontare questo cambiamento?

Grosse novità per noi non ci sono. Non crediamo la situazione peggiorerà rispetto all’attuale. Per noi la difficoltà maggiore è rappresentata dai numerosi organi di controllo che popolano il mondo del vino. Stiamo parlando di una decina di enti (il Mipaaf, i Nas, l’Istituto controllo qualità, l’Agenzia delle Entrate, la Provincia – che mantiene ancora alcune competenze – la Regione, la Asl ovviamente, Valoritalia se sei dentro le Docg) che spesso controllano gli stessi aspetti della produzione. Un carico burocratico eccessivo, soprattutto per quei viticoltori che non producono milioni di bottiglie e che devono fare fronte a tutti gli adempimenti (burocratici e amministrativi) oltre che al lavoro in vigna e in cantina.

Il problema non è tanto il registro telematico, ma l’alto numero di registri che dobbiamo compilare: tre registri carico e scarico, vinificazione e imbottigliamento solo per la cantina, se anche si fanno solo 500 bottiglie l’anno di spumante bisogna compilare il registro materie prime e spumantizzazione (e siamo a cinque), se poi hai anche un magazzino che non è nell’area si aggiunge un ulteriore registro. E siamo a sei.
È ovvio che chi lavora in vigna e cantina non può star dietro a tutto. La soluzione è demandare questa attività a terzi con conseguente costo mensile.

Inoltre il registro cartaceo consente modifiche, il telematico in teoria non le consente. Un aspetto che dovrebbe essere previsto e normato. Sia per la possibilità di errore (si può scrivere 120 invece di 1200 o viceversa), sia per non lasciare tutto alla discrezionalità e al buon senso del controllore. Perché se hai registrato 1920 e poi fisicamente il giorno del controllo ne hai 1900 perché la sera prima si è tenuto un evento in cantina e, tra degustazioni e regali sono state utilizzate 30 bottiglie di Arneis che significano 20 litri, rischi la multa come chi manca di registrare 2000 litri.

Insomma, 10 litri di differenza hanno lo stesso peso di 10.000… Questo forse è l’aspetto che riteniamo più controverso.

L’ideale sarebbe un controllo a monte ( vigne assegnate, ettari e produzione) e poi a valle, dopo tre mesi che sono in commercio, si possono controllare le bottiglie in cantina e in enoteca e fare le osservazioni dovute. E se si riscontrano irregolarità si blocca la partita. In questo modo è più probabile che tutti rispettino le regole. Siamo comunque convinti che un sistema di controllo debba esserci.

A chi accusa i viticoltori di non avere niente di cui lamentarsi, considerati i regimi fiscali agevolati cui siete soggetti, che cosa rispondete?

È vero e meno male! Ma in realtà dobbiamo dire che preferiremmo avere meno cavilli burocratici da gestire e pagare di più invece di dover seguire tutto questo iter cui siamo sottoposti. Perché per quanto ti impegni non sei mai a posto, qualcosa scappa sempre.