Dossier Burocrazia: intervista a Stefano Vaccari, Capo dipartimento Ispettorato Repressione Frodi

Dal 1 maggio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di adottare il sistema dematerializzato dei registri vitivinicoli. Un cambiamento che nelle intenzioni del normatore dovrebbe agevolare le operazioni amministrative. E quindi ridurre i labirinti burocratici che asfissiano il settore primario.

Non tutti però sono convinti che questa sia la soluzione ottimale: in molti prevedono ulteriori difficoltà soprattutto per chi, tra le strutture aziendali di piccole dimensioni, fa fatica a stare dietro agli adempimenti richiesti. Ecco che abbiamo voluto spiegare che cosa si intenda esattamente per dematerializzazione dei servizi, chiedendo un parere ai diretti interessati per arricchire questo Dossier Burocrazia.

Dopo l’intervista a Andrea Kihlgren, il vignaiolo che per primo ha scritto alla redazione di Slow Wine – leggi qui se vuoi – per manifestare le proprie preoccupazioni riguardo il trasferimento on line dei registri, quella a Matilde Poggi, presidentessa della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), oltre che titolare dell’azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese – leggi qui – e quella ai giovani viticoltori dell’associazione SoloRoero leggi qui – abbiamo continuato dando la parola a Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato (leggi qui).

Oggi invece è il turno della parte responsabile delle verifiche: abbiamo intervistato infatti Stefano Vaccari, Capo dipartimento dell’Ispettorato repressione frodi (Icqrf) del Ministerodelle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Semplificazione reale o apparente? Molti hanno paura delle conseguenze legate al fatto che non si possono più correggere gli errori.

La semplificazione è reale e, direi, strategica. Con i registri telematici l’Italia è l’unico Paese produttore di vino a poter gestire giacenze e movimentazioni on line: ciò consente di identificare e circoscrivere eventuali  partite irregolari di vino o produttori disonesti, aumentando la percezione di qualità e sicurezza dei nostri vini, specie tra i consumatori esteri. Per il produttore l’eliminazione di obblighi di vidimazione e la possibilità di usare le registrazioni del proprio sistema gestionale aziendale sono una significativa semplificazione. 

Non va dimenticato che le imprese  che hanno una produzione annuale di vino inferiore ai 1.000 hl (circa  133mila bottiglie) possono  effettuare tutte le registrazioni (che è bene ricordare discendono da un obbligo europeo) con un ritardo di 30 giorni dalla data dell’operazione stessa, quindi con tempi assolutamente compatibili con i ritmi di cantina. Le imprese, poi, che producono fino a 50 hl di vino (circa 6.666 bottiglie) e che fanno vendita diretta sono state completamente esentate dalla tenuta dei registri.

La semplificazione quindi è reale.

Quanto agli errori, tutte le registrazioni possono essere corrette  in qualsiasi momento, ove previsto rimarrà traccia della modifica, ma questo non determinerà alcuna contestazione automatica. Peraltro anche nei modelli cartacei rimaneva traccia delle correzioni. Ricordo infine che i termini di registrazione non sono cambiati nel passaggio dalla carta al web.

Ma quali pensa saranno le difficoltà che i produttori incontreranno una volta che scatterà per tutti l’obbligo di abbandono dei registri cartacei?

Gli operatori dovranno effettuare le registrazioni tramite internet. Se vogliamo ridurre il peso degli adempimenti burocratici, il passaggio alla dematerializzazione è indispensabile. Per facilitare e guidare gli operatori l’Icqrf ha pubblicato sul portale mipaaf.sian.it i manuali di istruzione e le risposte a centinaia di Faq che in questi mesi sono state fatte all’amministrazione. L’Icqrf ha inoltre avviato insieme alle organizzazioni agricole e agli enti territoriali decine di incontri in tutta Italia con gli operatori proprio per spiegare il funzionamento dei registri e continuerà a farlo nei prossimi mesi: sarebbe molto utile se anche Slow food volesse contribuire ad organizzare incontri per piccoli produttori insieme a noi.

Stando a sentire i produttori, la lamentela più ricorrente riguarda gli eccessivi controlli di organi ispettivi, molti dei quali verificano gli stessi dati e gli stessi numeri. Un produttore in particolare ci ha scritto che in un solo pomeriggio ha avuto tre ispezioni da diversi organi, i quali gli chiedevano tutti le stesse cose. Cosa risponde a queste osservazioni? Secondo Lei come si potrebbe ovviare a questa situazione?

La duplicazione dei controlli è un problema storico italiano, acuito dal fatto che la Costituzione affida compiti alle regioni che sono sovrapposti a quelli statali e che le Forze di polizia hanno livelli di coordinamento molto complessi. Un contributo significativo nel cercare di ridurre le duplicazioni è dato dal Registro unico dei Controlli (Ruci), operativo da un anno e quotidianamente aggiornato con le attività svolte dagli ispettori dell’Icqrf e dalle altre forze di Polizia. Grazie al Ruci dovremmo avere una riduzione degli accessi in imprese già controllate. Inoltre i registri telematici ci consentiranno di effettuare molti controlli da remoto senza la necessità di accedere alla cantina, con vantaggi importanti anche per le imprese. 

Di quali suggerimenti si farebbe promotore nei confronti del legislatore per una burocrazia che tenga conte delle effettive dimensioni delle aziende (molti adempimenti sono uguali per tutte le aziende, vedi il registro)?

Il recentissimo Testo unico del Vino ha dato un segnale importante per la semplificazione. Va ricordato che gli adempimenti burocratici nel vino discendono da norme Ue e sono obbligatorie per tutti i produttori europei. Il sovrapporsi delle competenze è particolarmente fastidioso per i produttori: spesso ampliare una cantina o modificare uno stradello di campagna diventano imprese titaniche, ma senza una modifica costituzionale delle competenze non si vedono molte soluzioni.

A livello statale la legislazione vitivinicola in favore dei piccoli produttori ha fatto passi importanti, prima con il decreto legge Campolibero, con le semplificazioni ed esenzioni nei registri per i produttori sotto i 1.000 hl o i 50 hl attuate con i decreti del Ministro Martina, e della legge 238/16.

Si può fare sempre meglio, certamente, ma non va dimenticato che il sistema dei controlli ha contribuito in modo importante nel portare il vino italiano a primeggiare nel mondo e che l’Italia ha il maggior numero di produttori di vino del mondo, operanti in realtà fisiche e sociali spesso diversissime.

 

  • Maurizio Gily

    In verità una lamentala ricorrente è che il sistema funziona male, il portale è spesso down, è complicato da utilizzare, l’interfaccia è poco “friendly”, quindi si critica non tanto il concetto in sé della digitalizzazione ma il modo in cui viene attuata. Comunque al di là di questo c’è una cosa che a mio avviso va detta, e può dirlo con certezza chi come me ha una certa età: trenta anni fa se chiedevi a un vignaiolo imbottigliatore quale fosse il maggior problema del settore ti rispondeva “la sofisticazione del vino”. Oggi risponde “la burocrazia”. Penso che qualche riflessione su questo andrebbe anche fatta se no si perde di vista il motivo per cui certe cose esistono. La burocrazia italiana e il fisco italiano sono particolarmente complicati non solo per colpa di una classe politica e burocratica bizantina, ma anche perché gli italiani sono particolarmente bravi a trovare soluzioni creative, per così dire. In alcune circostanze è una dote, in altre no.