Dossier Burocrazia: cosa succede in Francia? Intervista al vigneron Thierry Mothe

Dal 1 maggio di quest’anno entrerà in vigore l’obbligo di adottare il sistema dematerializzato dei registri vitivinicoli. Un cambiamento che nelle intenzioni del normatore dovrebbe agevolare le operazioni amministrative. E quindi ridurre i labirinti burocratici che asfissiano il settore primario.

Non tutti però sono convinti che questa sia la soluzione ottimale: in molti prevedono ulteriori difficoltà soprattutto per chi, tra le strutture aziendali di piccole dimensioni, fa fatica a stare dietro agli adempimenti richiesti. Ecco che abbiamo voluto spiegare che cosa si intenda esattamente per dematerializzazione dei servizi, chiedendo un parere ai diretti interessati per arricchire questo Dossier Burocrazia.

Dopo l’intervista a Andrea Kihlgren, il vignaiolo che per primo ha scritto alla redazione di Slow Wine – leggi qui se vuoi – per manifestare le proprie preoccupazioni riguardo il trasferimento on line dei registri, quella a Matilde Poggi, presidentessa della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), oltre che titolare dell’azienda Le Fraghe di Cavaion Veronese – leggi qui – e quella ai giovani viticoltori dell’associazione SoloRoero – leggi qui – abbiamo continuato dando la parola a Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio di Tutela dei vini d’Asti e del Monferrato (leggi qui) e poi a Stefano Vaccari, Capo dipartimento dell’Ispettorato repressione frodi (Icqrf) del Ministero delle Politiche Agricole (leggi qui).

 

Continuiamo la nostra inchiesta sul mondo del vino e la dematerializzazione dei registri vinicoli con un salto oltre confine. Oggi siamo a Fontenay-Près-Chablis, in Borgogna, dove facciamo due chiacchiere con Thierry Mothe, ottimo vigneron di Chablis facente parte dell’Association Vignerons Indépendants francese, l’equivalente dell’italiana FIVI.

 

La proprietà Colombier, di 55 ettari, appartiene alla sua famiglia fin dal 1887 e oggi è gestita dai tre fratelli Jean-Louis, Vincent e Thierry, appunto. Dopo essersi specializzata nella vinificazione dello Chablis dal 1957, è negli anni Ottanta che l’azienda si apre al commercio in bottiglia, producendone attualmente 430.000 l’anno, di cui l’80% destinate all’esportazione. Un lavoro giornaliero portato avanti con rigore, nel pieno rispetto delle regole tradizionali associate alle tecniche più moderne, per dare al vino «quella passione e quell’amore che da sempre contraddistingue il lavoro della mia famiglia», racconta Thierry. Ma veniamo al nostro scottante tema.

In Italia ci sono differenze legali e burocratiche per le aziende di dimensioni ridotte e per quelle più grandi, in Francia è così?

No, in Francia non ci sono differenze sostanziali, tutti dobbiamo compilare almeno 6 registri per ogni singola operazione che facciamo, ogni movimento commerciale.

Ci sarà un’evoluzione con la dematerializzazione dei registri?

Tutti ora ci dicono che ci sarà una notevole semplificazione, ma si sa, quando si parla di informatizzazione poi il requisito fondamentale è che non ci siano virus, bug o altri intoppi. La verità è che ci saranno sempre problemi da risolvere, servirà sempre un’ottima connessione e di parecchio tempo per imparare a usare il nuovo sistema. Probabilmente sarà più immediato per le nuove generazioni, ma per noi che lavoriamo su carta da 25 anni non sarà così semplice.

In Francia esistono organismi di controllo efficaci per lottare contro le frodi?

Direi che in Francia frodare il sistema è davvero molto difficile, tutto è controllato in maniera meticolosa dalla polizia doganale, che può richiedere in ogni istante i volumi presenti in cantina, quelli venduti e il materiale acquistato, e da altri 7-8 organismi di controllo, ognuno con il proprio ambito di azione, dalle vigne, alla qualità dei vini, alle DOC e DOCG, alle frodi. Non so bene quale sia la situazione in Italia – anche se ogni tanto si viene a sapere di frodi e di scandali incredibili – ma direi che in Francia il sistema dei controlli accontenta e salvaguarda tutti: lo Stato, i produttori e i consumatori.

Quali sono le principali difficoltà che dovete affrontare?

In due parole: ridurre la burocrazia. Ci vorrebbero documenti di accompagnamento più semplici per le nostre merci, ci sono info che gli stessi controllori non considerano fondamentali, e allora ci chiediamo “perché ce li fate inserire comunque!”. E la situazione resterà complicata anche con la dematerializzazione, non credete, restiamo al computer tutto il giorno, ed è così sia per i produttori di piccola scala che per quelli più grandi.

E dopo questa chiacchierata, Thierry si lascia andare a un «j’en ai marre de toute cette bureaucratie, tout est trop compliqué!»