Degustazioni sul sito? No grazie, siamo italiani!

bottcopDa quando a metà febbraio abbiamo rinnovato completamente il sito e abbiamo dato continuità alla nostra opera con diversi articoli alla settimana diciamo che i lettori hanno cominciato a premiarci con un numero di visite in continua e rapida crescita.

 

In questo clima positivo, c’è però una nota stonata. I post dedicati alle degustazioni soffrono. Non sono commentati e hanno uno share decisamente più basso rispetto a tutti gli altri argomenti che affrontiamo.

 

Per quanto riguarda i commenti capisco la ritrosia di un lettore normale che non si mette a contestare (ma farebbe bene, se le cose non gli tornano) o ad applaudire il pezzo tecnico scritto da un professionista. Faccio invece fatica a capire il successo di post dedicati al commercio elettronico (tanto per fare un esempio) e invece il buio assoluto sui consigli che la redazione intende dare su quel vino piuttosto che su un altro.

 

Vorrei capire se il problema sta nel nostro modo di commentare i vini o se le degustazioni al “popolo” della rete non interessano. Mi piacerebbe trovare anche un linguaggio differente, che possa coinvolgere di più. Perché se un sito dedicato al vino non pubblica gli assaggi secondo me non ha ragione di esistere. Perché è giusto in una settimana riservare ampio spazio al dibattito serio su tematiche disparate, ma il nostro mestiere è quello di raccontare i vini, la storia dei produttori e dei diversi territori.

 

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Ora, visto che mi sta molto a cuore questo argomento ho interpellato dei colleghi e amici, che da tempo lavorano sul web e che ottengono ottimi risultati. Per capire se il problema è solo di slowine.it o se il fenomeno è più complesso.

 

Il primo che ho sentito è stato Alessandro Morichetti di Intravino, questa la sua risposta: “Le note di assaggio in senso stretto sono mediamente poco interessanti. La lenzuolata gratifica chi la stende ma poco chi deve leggere. Aiutano lo spunto preciso, una dritta, un motivo particolare per immergersi nella lettura dei dati della Vernaccia di Serrapetrona docg. Altrimenti non me ne curo e tiro dritto. Non è un caso che batterie di assaggio, ricognizioni di zona generiche e gran mischioni attirino relativamente. Funzionano assaggi particolari, batterie miste con scelte della redazione, verticali poderose di un vino che abbia senso e raccontato con un taglio significativo. Perché 38 annate anche del grand vin da combattimento fanno un commento, se va bene. Se tu autore stimoli, toccando qualche corda che mi interessa pur non avendo magari assaggiato il vino, io lettore raccolgo l’invito. Altrimenti calma piatta. Sono scelte. È molto importante dare un taglio immediatamente percepibile da parte del lettore. Magari già nel titolo, enucleando uno spunto simpatico, divertente, piccante. Per questo i titoli di Intravino spaccano”.

 

Il secondo è stato Luciano Pignataro: “Le visite alle degustazioni dipendono molto dall’etichetta. O, meglio, dalla popolarità sul web. In genere sul big-luciano-detto-pignamio sito il food sta al vino nel rapporto di quattro a uno. Molto interessante il fatto che alcuni marchi storici hanno una buona web reputation tra gli appassionati e sono quelli che hanno meglio trasmesso la immagine di artigianalità del vino. Se un vino poco conosciuto fa 1, quello più conosciuto fa10. Facilmente diventa un top post e in genere il gradimento maggiore avviene con le classifiche, le top ten e gli elenchi di riconoscimento”.

 

3933171587_0d79c6f67a_oHo chiamato anche Franco Ziliani che mi ha detto: “Devo dire che le degustazioni che compaiono su VinoalVino.org ricevono pochi commenti e un po’ meno di visite, da me forse la gente si attende il sangue e quando parlo bene di una cantina il dibattito si ammoscia. Diverso è il discorso de Lemillebolleblog, dove i visitatori sanno che si tratta di un sito di degustazioni”.

E infine mi ha risposto anche Carlo Macchi di Winesurf.it: “Se faccio base su un anno la situazione è abbastanza costante. I grandi picchi non si fanno mai con le degustazioni ma portano sempre persone, anche e soprattutto dall’estero. infatti quasi 80% delle visite estere, che sono attorno al 35% del totale, arrivano per guardare assaggi, anche non recentissimi“.

Insomma, mi pare di capire che siamo in buona compagnia. Agli italiani le degustazioni interessano poco! A questo punto mi piacerebbe capire se all’estero il fenomeno è il medesimo (ma Carlo Macchi mi pare che avanzi un’altra ipotesi). Perché io ho avuto un’impressione molto chiara dal nostro Tour internazionale. Che noi italiani sfottiamo gli americani e imputiamo loro il cambio di affinamento (più barrique) che molti produttori hanno compiuto negli anni Novanta, dicendo che ci si doveva adattare al loro gusto. Ebbene le persone che ho incontrato e il successo della nostra guida (senza punteggi) mi ha fatto cambiare molti dei pregiudizi che avevo formulato. Al di là dell’Atlantico ho incontrato appassionati che non pensano di sapere tutto e di essere nati imparati, si informano e leggono molto, tanto. Quindi non vorrei che il desiderio di leggere post polemici sia tutto italiano.Ziliani-316x475

 

Una parte della colpa in ogni caso è anche nostra, ovvero di noi scribacchini. Non abbiamo ancora trovato il linguaggio giusto per coinvolgere i nostri lettori, che probabilmente sono stufi di termini astrusi e complicati. Vorrei che ci fosse suggerita a questo punto una strada, una via lessicale e contenutistica che possa piacere di più, perché non sono nato per fare gossip, questo è più che sicuro! E poi mi piacerebbe anche capire se la mancanza di punteggio sia un handicap. Perché come Slow Wine abbiamo deciso di non pubblicare sulla guida numeri e simboli, ma il Web è un’altra cosa e sarei anche pronto a inserire le valutazioni, se capissi che nel Web sono assolutamente indispensabili (nel cartaceo abbiamo capito e dimostrato di no). Ho provato a inserire le faccine in un post e sono stato criticato, ma proprio in quell’occasione avevo visto che le Anteprime toscane avevano raggiunto un grandissimo numero di viste…

 

  • Bel post di riflessione e molto interessanti le risposte degli amici. In finale, le degustazioni sono un fattore molto tecnico, che coinvolgono poco le persone. Però un blog di vino non può non farle, magari inserirle in una cornice di storie e racconti.
    Poi la protesta vibrata: voglio anche io la foto con la Fumelli che mi coccola:-)

  • Potrebbe essere un problema di linguaggio, mi spiego: con un bicchiere di fronte è bello essere guidati da un esperto che individua profumi, note e sentori; lui li nota e tu li ricerchi nel bicchiere. In una degustazione online invece si parla di un vino che chi legge non ha davanti, e quindi una descrizione classica del profilo sensoriale del vino non è così interessante per il lettore (anzi per me è quasi frustrante). Forse quindi la degustazione può essere usata maggiormente per descrivere una zona, un vitigno, una cantina: meno focus sulla degustazione del vino, più sul fil rouge della degustazione e su altri aspetti più teorici/didattici/curiosità/di concetto.
    Questa però è solo la mia opinione 😉

    • Un opinione molto interessante direi. La penso anche io un po’ così. Questa potrebbe essere la strada giusta.

    • Viviana

      Concordo! Spesso quando mi capita di “scorrere” note di degustazione mi rendo conto che non supportata dall’aspetto fondamentale del coinvolgimento sensoriale tendo ad innamorarmi più delle immagini di territori diversi che stimolano la mia curiosità…altra cosa è quando si tratta di vini a me familiari, dove, stampellando l’attenzione con il ricordo, riesco a farmi catturare dalla descrizione.

  • Charlotte

    Leggo spesso i post dedicati alle degustazioni, ma non prendo il tempo di fare commenti e sono francese! Mi sembra che in Francia faciamo molto più caso di questi post. Il punteggio aiutà la gente che non voule leggere il tutto, ma a me non disturba di non avere il punteggio, e l’idea delle faccine è carina! Se sei stato criticato ..significa che funziona!

  • Charlotte

    Un punto..trovo molto interesante di mettre la data di assaggio..il vino è vivante e non è il stesso 1 mese dopo ..

    • hehe, se è vino come intendiamo noi, non è lo stesso 5 minuti dopo… 😉

  • Graziana

    Credo che ci debbano essere comunque. A me capita spesso di leggerle, soprattutto se ho degustato il vino recensito o se ho intenzione di farlo. Tenete presente, però, che in generale, io non faccio statistica 🙂

  • Nelle Nuvole

    Le degustazioni vengono lette come un tempo avveniva per le pagine di critica letteraria o (!) televisiva.
    Chi conosce già il vino in questione è interessato ad una conferma o smentita relativa ai suoi gusti, Chi invece non lo conosce è incuriosito dalla descrizione.
    Tutto sta a saperlo raccontare, anche tenendo presente lo stile che caratterizza un blog, il vostro e quello degli altri. In questo senso è illuminante la risposta di Franco Ziliani, penalizzato a volte dalla sua “reputazione di polemizzatore”.

    La lettura dei blog specializzati da parte degli italiani è molto selettiva, come quella dei giornali. Si cerca quello che corrisponde di più ai nostri gusti e alle nostre tendenze, non il confronto fra opinioni e posizioni diverse. Quindi chi vi segue di solito si limita a leggere ed apprezzare.

    Io, fossi in te, non mi preoccuperei più di tanto dei commenti e delle visite. Soprattutto, ti prego, ti prego, non ti lasciare condizionare dallo stile di altri blog che ti sembrano più di successo. E’ come dire buttarsi su “Chi” o periodici simili. Il linguaggio piccante, che “spacca” lascialo ad altri.
    Secondo me, l’importante è avere bene in testa che chi legge un blog non è in poltrona davanti al caminetto, ma va di fretta e ha poco tempo. Se ne ha poco per leggere, figurati per commentare. Quindi frasi stringate, pochi aggettivi, scarsi avverbi e idee chiare sui punti fondamentali da far entrare nella capoccia di chi vuoi che legga.

    Il fatto che gli americani siano più interessati all’oggetto che non alla polemica è abbastanza vero. Ma c’è anche da parte loro meno conoscenza di base relativamente ai vini italiani e quindi più l’intento di saperne di più, prima di cominciare a criticare. Quando vogliono, a casa loro, polemizzano benissimo.

    • @nellenuvole:disqus grazie per il tuo contributo. Non voglio rincorrere altri siti su questo campo. Ho ben chiaro dove mi piacerebbe andare e anche il percorso da fare. Ma ritengo che ci si debba mettere in gioco per imparare dagli errori e per non farli più. Ritengo che in questo momento le degustazioni come sono proposte in generale (non solo da noi) non incontrino l’interesse che si meriterebbero anche rispetto alla fatica che si fa a farle… e a scriverne…

  • Tenuta Montelaura

    Credo che la giusta individuazione delle cause del problema sia in un mix tra le risposte di Morichetti e Luciano con la tua. Dice bene Morichetti quando sostiene che le verticali, gli “assaggi particolari”, piuttosto che le singole degustazioni, hanno più appeal, proprio perchè accendono l’interesse su specifici elementi, di annate, di territorio, o di vitigno oppure altro. Con Luciano sono d’accordo riguardo all’interesse che generano i vini più conosciuti, anche se, ritornando alla tesi del Morichetti, anche un vino sconosciuto, trattato da un punto di vista particolare (inserito in un contesto di areale, per esempio), può raggiugere share molto alti. Infine condivido la tua idea, Giancarlo, di usare un linguaggio diverso. Ma oltre al linguaggio, suggerirei anche di cambiare la forma del post, evitando quei “beveroni” tecnicisti che spesso ci ritroviamo a propinare ai lettori. Una forma più scorrevole, anche autoironica, divertita e divertente, renderebbe il tutto sicuramente più facile da “ingurgitare” e più piacevole da “digerire”. Ciao Giancarlo

  • Le recensioni io le leggo, ma sono un produttore e quindi per me oltre che interesse e’ studio…
    Idea semplice, magari pero’ di difficile realizzazione: perché non provate ad integrare la parte scritta utilizzando video in cui oltre al degustatore ci siano almeno uno o due persone che commentano sia il vino che il territorio che le tendenze in atto? Niente di troppo serio, ne lungo: magari divertente! Un video di un paio di minuti si vede senza troppo impegno e forse creerebbe un interesse maggiore.

  • parliamo di marketing spicciolo…
    E’ DANNATAMENTE ovvio che le degustazioni non abbiano un numero di commenti e di visite alto come gli altri post perchè per loro natura non incoraggiano la discussione a meno che non siano etichette che le persone hanno assaggiato. Ma sono post dove la gente atterra volentieri per confrontarsi su un vino dopo che lo ha assaggiato o cercando informazioni su una particolare etichetta. Di conseguenza dal punto di vista commerciale e pratico hanno un valore altissimo e allo stesso tempo una soglia di traffico molto bassa. Ma quelli che li leggono spesso li leggono perchè cercano quella etichetta specifica e quindi il loro valore è molto più alto di quello che sembra a coloro i quali misurano la vita in termini di accessi e di numero di commenti.

  • Credo che ci siano due aspetti: il primo è che la maggior parte dei lettori non hanno assaggiato quel vino, quindi non hanno esperienza da condividere. Il secondo è che commentare un report di degustazione di un critico “patentato” non è la stessa cosa che disquisire su un argomento di ordine generale, c’è più soggezione. Si ricostituisce in un certo senso quel meccanismo di comunicazione verticale e unidirezionale tipico della carta stampata e non del web, almeno non del web 2.0. Il che non vuol dire però che le recensioni non vengano lette. A proposito di web, usando chrome come browser qui non si trova dove mettere il post, ho dovuto passare a firefox.

  • Ciao Giancarlo Gariglio, io credo che scrivere recensioni sui vini sia ancora importante anche in Italia, certo che dipende da come sono scritte. Se sono piene di termini tecnici e autoreferenziali, se si predilige l’esaltazione di chi scrive rispetto al racconto, la gente non le legge. La degustazione “classica” interessa poco, le persone vogliono leggere un racconto, una storia e vogliono sentirne l’emozione. La stessa emozione che, se percepita, andranno a ricercare nel vino recensito. (questo è il mio parere) Barbara Brandoli.

  • Vorrei specificare meglio il mio pensiero: le degustazioni in un sito sono molto importanti perché aiutano nella memoria della evoluzione del vino. E’ molto bello quando si ricostruisce uno storico, meglio se a più voci, sulla evoluzione di un vino nel corso degli anni.
    Ci possono essere molti modi per raccontare il vino, si può affabulare, descrivere la vita del produttore, il territorio, legare il vino a sensazioni personali o a richiami mnemonici di tipo proustiano. Nel mio piccolo, il modello ispiratore è sempre stato il linguaggio onorifico e filosofico-politico di Veronelli.
    Io credo che scrivere di vino sia soprattutto una esigenza interiore che in seconda battuta condivido con chi l’ho fatta o con chi è interessato.
    Il lavoro vero e proprio, diciamo più tecnico, lo si fa per la guida, oppure per gli assaggi alle anteprime, oppure nelle presentazioni.
    Sarò un po’ d’antan, ma io credo che più che al linguaggio sia importante dedicarsi al contenuto. Questo non vuol dire essere esoterici o pippaioli, ma precisi sì. La qualità paga sempre, se lo diciamo ai produttori dobbiamo essere i primi a farlo nella nostra sfera professionale.

  • Molte cose che penso le hanno già scritte i precedenti commentatori. La questione cruciale credo sia quello dello stile complessivo della scrittura ( dico complessivo perchè ormai i blog vinicoli interessanti sono a più firme). Credo sia molto importante tenere ben presente quale sia l’obiettivo che Slow Wine vuole raggiungere con questo mezzo. A me, da collaboratore, ma soprattutto in veste di utente finale della comunicazione di Slow Wine interessa proprio trovare nei post la concretizzazione di un preciso taglio di scrittura e di narrazione. Se la guida ha fatto della narrazione della “storia di vigne e vignaioli” il fulcro del discorso, è evidente che narrare il vino in modo efficace passi dalla valorizzazione dei diversi stili di scrittura e del raccontare. Credo che siano molto meno attraenti i post su degustazioni che bene o male sono di taglio tecnico Le lenzuolate che descrivono dettagliatamente degustazioni di decine di vini difficilmente interessano. Altrettanto, penso, la cosa vale per i punteggi. Se Slow Wine ha fatto la scelta di narrare i vini come parte di una storia, narrando il vino/ i vini come conseguenza, evitando graduatorie numeriche, anche sul blog i punteggi non hanno molto senso.

    Permettimi, Giancarlo, di accennare anche ad un altro fatto. E’ molto evidente che – almeno in Italia – il fenomeno blog abbia subito negli ultimi 3 – 4 anni un deciso mutamento, ne nascono moltissimi per esempio riguardanti il food, qualcuno meno nel vino, ma il fenomeno di cambiamento è lo spostamento dell’attenzione dei lettori ( e quindi degli eventuali commenti) dal blog ai social network. Sto vivendo anche in prima persona questo mutamento, come tu sai. E sempre più viene comodo narrare e seguire le degustazioni della “cerchia di amici nei social” i tempo reale attraverso strumenti come Twitter e Instagram. Il Blog, insomma è soltanto uno degli strumenti a disposizione. E il dibattito si è appunto spostato sui social, dove, ahimè, proprio per la loro natura, tutto scorre e dove hanno successo soprattutto gli argomenti che dividono la platea degli utenti, più che unire in un discorso. Insomma, vanno d moda gli argomenti di enogossip, le diatribe tra opposte visioni ( vedi la vexata qaestio del “naturale” versus “convenzionale”). Penso non ci si debba preoccupare troppo dei numeri relativi agli accessi, ai commenti. Più importante è comunicare con la narrazione la nostra attenzione alle vite, alle vigne e ai vini che hanno valori da trasmettere, come il buono, pulito e giusto, la difesa della storia e dell’identità di territori, la passione dei vignaioli.

  • Nella maggior parte leggo i post delle degustazione partendo da una ricerca sui motori di ricerca. Li trovo molto utili, ma difficilmente li commento. Le variabili delle degustazioni sono troppo ampie per far partire un commento esaustivo

  • Maria Cristina Pugnetti

    La recensione lascia traccia dell’esibizione sensoriale del vino e già questo mi sembra un buon motivo per non rinunciarvi. Per coinvolgere e stimolare gli utenti del web a commentare, cosa ardua, forse bastano poche righe che sappiano cogliere l’essenza del vino, ma inserita in un racconto, ché il lettore vuole poterlo “gustare” quel vino attraverso le parole. Un po’ come facevono Paolo Monelli, Soldati o Chino Ermacora…

  • Paolo

    io penso che troppo spesso vi parliate addosso, quasi una manifestazione eccessiva della vs tecnica e del vs talento. dopo due righe uno abbandona.a volte ci fate sentire degli imbecilli.ritornare al buono e cattivo sarebbe forse eccessivo, ma semplificare linguaggio e toni a mio giudizio non sarebbe male.infine, credo che il condizionamento del produttore, della cantina, del gruppo che spende soldi in pubblicità sulle riviste o sui siti ove si pubblicano le degustazioni, emerga troppo spesso palesemente.non voglio dire che siete ruffiani perché offenderei il vs talento, ma un po’ condizionati lo siete, dai.

    • Gentile Paolo, io non parlerei di condizionamento, perché sinceramente su internet il condizionamento secondo me è più basso che sul cartaceo (non parlo di Slow Wine ma in generale). Piuttosto Slow Food ha maturato in 20 anni l’idea di recensire solo esperienze positive e questo ritengo possa essere un problema per la rete che magari è affamata anche di stroncature. Questo potrebbe essere anche essere un elemento in discussione: è utile al lettore una stroncatura? Sul linguaggio un po’ autorefenziale le posso dar anche ragione. Però ogni tipo di critica ha sviluppato un suo modo di descrivere le cose: ha mai letto un libro di storia dell’arte? o di critica musicale? Anche qui bisogna farsi delle domande e cercare di trovare le risposte giuste…

      • Paolo

        Giusta osservazione, anche se la critica enologica dovrebbe essere un po’ più leggera della critica d’arte o musicale, con tutto il rispetto.
        Quanto alla politica di SF, forse non ha capito che non tutti i suoi lettori sono mostri assetati di polifenoli e captatori di terziari.mi ricordo un bell’intervento di Carlin a una presentazione di un Salone di Torino in cui criticava le guide che parlavano di aromi di “sudore di cavallo lanciato al galoppo su un spiaggia magrebina”.non siamo tutti così, noi appassionati: ci sono anche quelli che vogliono solo sapere perché un vino non va bene o perchè un altro giustifica la sua fama.E poi, non sempre SF ha utilizzato come degustatori, persone competenti che si facevano belli citando le frasi imparate ai corsi, magari solo perché appartenenti alle Condotte dalla prima ora e quindi meritevoli solo per questo di una citazione.E’ capitato anche a me,ho preferito lasciar perdere.
        Certo, non tutti sono come Gariglio o lo svizzero

  • Secondo me c’è da fare una distinzione netta tra chi legge per diletto e chi legge per lavoro. Se è vero che il commento latita su entrambi i fronti e che chi legge per diletto cerca spesso un’informazione, un orientamento (è da comprare oppure no?), è sorprendente la quantità di operatori che si basano quasi esclusivamente sulle recensioni online per le proprie decisioni (professionali) di acquisto ma il discorso vale anche per molte altre tipologie di professionisti che sfruttano a man bassa questo prezioso lavoro di catalogazione di umori, amori, emozioni, pensieri, considerazioni tecniche, consigli.

    Fil.

  • La degustazione non è facile da leggere, è un po’ come la pornografia, se non hai il bicchiere accanto per partecipare anche tu…… ok never mind, you know what I mean 😉

    Per di più sono espressioni specifiche ad un momento preciso. Il vino, se è quello buono, cambia continuamente, non è lo stesso quando lo stappo o 10 minuti dopo o 1 ora dopo o il giorno seguente. Scriverne la descrizione all’istante t (praticamente aleatorio) non ha senso.

    La probabilità di avere a disposizione lo stesso vino è già infima, quella di degustarlo nelle stesse condizioni è ancora minore, quella di avere le stesse percezioni olfattive poi non ne parliamo (fisiologicamente impossibile), alla fine è una lettura piuttosto strana di sensazioni che non potrò mai riprodurre.

    Forse reagisco così perche trovo la degustazione di decine di vini alla cieca totalmente noiosa e priva di senso; serviva quando ero agli inizi (eppure ho i miei dubbi), ma a questo punto dalla degustazione non imparo proprio niente, ancora meno dal suo racconto. E’ come prepararsi a una competizione sportiva alla quale non parteciperò mai, leggendo la descrizione degli allenamenti di un mio con-corrente 😉 Scrivere su decine di degustazioni alla cieca è un atto che manca di generosità.

    Imparo qualcosa invece frequentando gente che fa vino con passione, perchè il loro racconto fa parte dell’esperienza di assaggiare il risultato di quella passione.

    Meglio bere live con un gruppo di amici, magari a cena. Si impara frequentando gente che ama come sperimentare abbinando il vino con i piatti più improbabili, perchè così si “sbaglia” spesso ma ogni tanto capita una sorpresa che vale gli ultimi 10 “fallimenti” e quindi voglio parlarne e scriverne qualche riga che spero qualcuno leggerà perchè è una situazione altamente riproducibile e che “mérite le détour”. Scrivere vuol dire fare il “curator”, quindi non parlo di ogni vino assaggiato alla cieca (mica sono TripAdvisor!), ma di vini particolari che in certe condizioni possono dare sensazioni memorabili e quindi sarebbe peccato se le tenessi segrete.

    Il vino è generosità.

  • Carlo Rol

    Ritengo che la presentazione di degustazioni su un sito dedicato al vino sia comunque indispensabile, al di là delle difficoltà evidenziate da parecchi commentatori (il vino cambia per sua evoluzione, per il contesto in cui lo si assaggia ecc,, spesso chi legge non ha avuto modo di assaggiare il vino di cui si parla e così via). A mio parere offre comunque stimoli, suggerimenti, indicazioni, tutti elementi che possono arricchire chi legge ed essere di supporto quando si sceglie il vino al ristorante o un acquisto in enoteca o la visita a una cantina. Personalmente penso che potrebbe essere utile esprimere anche una valutazione numerica, certamente non come unico o prevalente elemento, ma come sintesi del punto di vista di chi scrive. Sarò una deformazione professionale di quasi quarant’anni di insegnamento, ma ho sempre ritenuto che il voto fosse un dato utile, anche se certamente non il solo e se esso acquista un significato soltanto se è affiancato da altri elementi più complessi